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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Un giovane cantautore emergente in concerto tra le mura dell'antico convento di San Salvatore. Incontriamo Giovanni Caccamo, vincitore del Festival di Sanremo Giovani.

Gerusalemme in musica e canto

Ada Serra
17 giugno 2015
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Gerusalemme in musica e canto
Giovanni Caccamo durante il suo recente concerto tra le mura del convento di San Salvatore, a Gerusalemme.

La storia che vi raccontiamo è accaduta in una serata di metà maggio decisamente fresca. Un pianoforte a coda. Una bella voce. Un pubblico raccolto e internazionale. Siamo in un cortile suggestivo della Città Vecchia di Gerusalemme, all’interno del convento di San Salvatore, sede della Custodia di Terra Santa. Qui si è svolta una tappa del tour Live at home 3.0 del cantante italiano Giovanni Caccamo. Siciliano di Modica, 25 anni, il vincitore dell’ultima edizione di Sanremo Giovani da tre anni gira Italia e Europa con una serie di concerti in acustico, «nel salotto di casa» di chi ne fa richiesta. La data di Gerusalemme, giovedì 14 maggio, è stata resa possibile dall’invito del Commissario di Terra Santa della Provincia Toscana dei frati minori fra Matteo Brena.

«Questa è una terra piena di contraddizioni. Però, nonostante tutto ti trasmette serenità e armonia», ci dice a fine concerto Giovanni Caccamo.

Se un pellegrino ti chiedesse di accompagnarlo, qual è il primo posto dove lo porteresti?
Sicuramente al Santo Sepolcro. È il primo luogo che ho visto anche io. Gli racconterei delle tante fedi, equilibri (e a volte squilibri), tradizioni che coesistono in un solo luogo sacro. In un secondo momento, lo accompagnerei a Betlemme. Lì, la vista del muro, e l’incontro con i bambini del campo profughi di Aida è di grande impatto.

Sei arrivato a Gerusalemme per sostenere l’impegno dei francescani in Terra Santa. Che idea ti sei fatto del loro lavoro?
Il primo contatto è stato con fra Matteo. Però ho diversi amici francescani e ho partecipato a molti campi scuola. Ciò che più mi colpisce è il loro rispetto dei tempi e dei silenzi dell’altro. Qui hanno un ruolo istituzionale, di responsabilità. Nonostante questo, mantengono il loro sorriso, la loro semplicità.

I luoghi e gli incontri ti hanno già ispirato un pezzo nuovo?
Ho sempre bisogno di qualche giorno per far maturare l’ispirazione. Ma sento che qualcosa arriverà…

Se dovessi dedicare una tua canzone a questa terra?
Distante dal tempo, per cui proprio qui sto girando il video, in uscita a breve.

«Viviamo sospesi», canti in un tuo brano. Quali sono le certezze, i valori nella tua vita?
Ringraziare è la cosa che mi fa stare meglio. Credo sia un valore che prescinde da ogni credo o religione.

Prima di fare un disco e arrivare a Sanremo hai bussato a molte porte senza avere risposta. Però, a 25 anni hai già raggiunto traguardi importanti. Cosa ti senti di dire a chi fatica oggi a realizzarsi?
È una questione di prospettive: dobbiamo liberarci da input e cliché che l’esterno ci impone. L’attesa mette alla prova la passione: se si molla, forse il fuoco non era sufficientemente ardente. Il mio consiglio è di resistere e vedere la metà piena del bicchiere.

C’è un’immagine, o magari un suono, che ti porti da Gerusalemme?
La preghiera islamica del muezzin. Mi ha colpito molto. Ho registrato diversi file audio.

Tornerai in Terra Santa?
Certamente! Forse a settembre, per un concerto a Tel Aviv. Ma il legame con la Terra Santa resta vivo. Ho in programma alcuni concerti il cui ricavato andrà ai progetti della Custodia a Betlemme.

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