Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Vecchi muri e una nuova cultura dell’incontro

Giuseppe Caffulli
28 novembre 2014
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Non passa giorno, da diversi mesi, senza che Gerusalemme sia toccata da episodi di violenza. Da una parte le provocazioni degli estremisti ultra ortodossi sulla Spianata delle moschee (che per gli ebrei è il Monte del Tempio), con la pretesa di poterci pregare; dall’altra la frustrazione palestinese che si manifesta con sommosse, disordini e, purtroppo, con attentati a cose e a persone (alcune delle quali accoltellate a sangue freddo). In questo clima, che sembra farsi di ora in ora più pesante, cresce tra i palestinesi e gli arabi israeliani la simpatia verso Hamas (che plaude ad ogni episodio di violenza) e lo Stato islamico, che preme non lontano, appena al di là delle alture del Golan.

Se da una parte lo Stato di Palestina incassa il riconoscimento della Svezia (con conseguente crisi diplomatica tra governo israeliano e Stoccolma), dall’altra i negoziati tra Israele e Autorità palestinese sono bloccati. La politica degli insediamenti israeliani in territorio palestinese prosegue il suo perverso iter, strizzando sempre più l’occhio all’ala ultranazionalista e fondamentalista dell’ebraismo. L’occupazione militare e il muro di separazione aggiungono altro sale sulle ferite di un popolo, quello palestinese, che sembra per molti versi giunto al limite della sopportazione.

In questo contesto di fortissima polarizzazione, il timore è che possa esplodere una nuova, cruenta intifada. Difficile dire quale prezzo sia Israele che Palestina pagherebbero di fronte a questa nuova esplosione di violenza.

Anche in Terra Santa, sia sul versante palestinese che israeliano, c’è chi ha voluto ricordare la caduta del muro di Berlino, 25 anni fa, augurandosi che presto una simile «sorpresa della storia» possa accadere anche in quelle terre. Lo ha ricordato anche Papa Francesco, invitando a lavorare per una vera «cultura dell’incontro».

«Dove c’è un muro c’è chiusura dei cuori. Servono ponti e non muri!». Richiamando la celebre frase di Giovanni Paolo II, c’è da scommettere che il pensiero di Bergoglio sia corso anche al muro davanti al quale ha voluto sostare e pregare nel corso del suo recente viaggio in Terra Santa.

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