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Ritrovata la «pietra d’Adriano»

fra Eugenio Alliata ofm
28 novembre 2014
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Recentemente a nord della porta di Damasco è tornata alla luce una grande pietra con una iscrizione di genere monumentale in caratteri latini. È in realtà solo una parte dell’iscrizione originale, la cui prima metà appartiene da più di un secolo al patrimonio museale della Custodia di Terra Santa e si trova attualmente esposta nel cortile antistante il convento della Flagellazione. Ambedue le pietre mostrano di aver subito dei tagli e rimaneggiamenti ma l’iscrizione, disposta in sei linee, si può dire in gran parte ricostituibile.

La scoperta è di un certo rilievo per la storia di Gerusalemme. La parte nuova dell’iscrizione aggiunge infatti diversi importanti elementi a quelli già noti. Alla normale formula dedicatoria con i diversi titoli dell’imperatore, che si identifica esplicitamente ora con Adriano, si aggiunge la datazione esatta nell’anno della sua quattordicesima tribunicia potestas corrispondente al 130 d.C. In quell’anno l’imperatore passò da Gerusalemme nel corso di uno dei viaggi fatti nelle province orientali dell’impero. L’ultima linea ci fornisce l’identità del dedicante che è la Legione X Fretense, di stanza a Gerusalemme. Il nome della medesima legione si legge anche in una terza pietra, conservata anch’essa nel nostro museo e ritrovata a suo tempo insieme con la prima. Non si fa invece menzione della città di Aelia Capitolina che secondo il vescovo Epifanio di Salamina (morto nel 403 d.C.) fu progettata da Adriano in occasione della sua visita a Gerusalemme: «Durante il viaggio (Adriano) volle esplorare quelle città che incontrava; era infatti un individuo cupido di vedere. Attraversò dunque la città di Antiochia, superò la Celesiria e la Fenicia, e arrivò nella Palestina, detta anche Giudea, quarantasette anni dopo la distruzione di Gerusalemme. Salì allora a Gerusalemme, città famosa e nominata, che Tito, figlio di Vespasiano, nel secondo anno dell’impero di costui, aveva abbattuto; e trovò la città rasa al suolo, il Tempio di Dio calpestato, esclusi pochi edifici ed esclusa la Chiesa di Dio, che era piccola… Adriano progettò allora di ricostruire la città, escluso però il Tempio». Eusebio di Cesarea (morto intorno al 340 d.C.), suggerisce che la nuova città non fu realizzata se non dopo la proibizione istituita per gli ebrei di abitare in Gerusalemme, ciò che sarebbe avvenuto solamente in seguito alla soppressione della seconda rivolta ebraica contro Roma (132-135 d.C.): «Per questo tutta quanta la nazione (ebraica) fu assolutamente impedita, con decreto legale imposto da Adriano, di entrare nella regione circostante Gerusalemme; cosicché fu loro vietato di contemplare anche da lontano il patrio suolo. Lo racconta Aristone di Pella. Così, essendo stata la città privata della razza ebraica, sterminata la vecchia popolazione e ripopolata da razze straniere, la città romana che vi si formò cambiò il suo nome in onore dell’imperatore Elio Adriano, e si chiamò Aelia» (Historia Ecclesiastica IV,6,4). I testi citati sono certamente espressione del grande interesse suscitato nel mondo cristiano da questi avvenimenti.

Per tutto questo si può capire anche come non corra automaticamente buon sangue tra la nazione ebraica e l’impero di Roma (e questo imperatore forse in particolare). Tuttavia bisogna riconoscere che questa scoperta epigrafica ha suscitato notevole interesse a Gerusalemme, e non solo da parte degli archeologi. D’altra parte, osservando la sorte riservata a regni, persone e monumenti, sembra che non si possa fare a meno di concludere anche in questo caso con la nota espressione latina sulla caducità delle cose umane: «Sic transit gloria mundi».

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