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Nelle mani di un presidente provvisorio

fra Mamdouh Chéhab Bassilios ofm
18 novembre 2013
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Il deposto presidente Morsi,  nel primo anno del suo mandato quadriennale, non ha dimostrato ai suoi concittadini di essere  l’uomo di tutti, contribuendo con il suo spirito «settario» a spaccare il Paese in due blocchi. Quanto la sua figura continui a dividere, lo si è visto il 4 novembre scorso, quando si è dato avvio al processo a suo carico presso l’Accademia di Polizia del Cairo. Processo che, sospeso per un’ora circa a causa delle forti intemperanze dei Fratelli Musulmani, è stato alla fine rimandato all’8 gennaio prossimo. Morsi e altri 14 imputati sono accusati di incitamento all’omicidio in relazione alla protesta del 5 dicembre 2012 davanti al palazzo presidenziale al Cairo, dove morirono 10 persone. In caso di condanna, gli imputati rischiano tutti la pena di morte.

Con la caduta di Morsi è salito alla ribalta nuovo leader nazionale, il generale Abd el-Fattah al-Sissi. Egli ha proposto una road map per la vita politica in Egitto che ha portato alla nomina di un presidente «provvisorio».

Secondo quanto previsto da un articolo della Costituzione, il capo della Corte costituzionale viene proposto come presidente ad interim nel caso della «vacanza» di tale carica e del parlamento. Il presidente rimane in carica fino a che non verranno effettuate altre elezioni che porteranno al palazzo presidenziale il suo nuovo inquilino. Fino a quel momento, quindi, toccherà al giudice Adly Mahmoud Mansour ricoprire la carica di presidente «provvisorio».

Attorno alla figura del giudice Adly si è innescato un curioso quid pro quo.

Come avvenne per Muhammad-Anwar el-Sadat e per  Muhammad-Hosni Mubarak, indicati sbrigativamente con i nomi di Anwar el-Sadat e Hosni Mubarak, lo stesso è avvenuto con l’attuale presidente porovvisorio, che i media locali hanno presentato sinteticamente come Adly Mansour.

Nella lingua araba, come nelle altre lingue semitiche, i nomi hanno un significato ben preciso. «Adly» significa «giustizia mia» mentre «Mansûr» è «reso vittorioso». Questi due nomi sono molto diffusi sia tra i cristiani sia tra i musulmani. L’assenza di un nome spiccatamente musulmano ha da subito attirato verso il presidente ad interim la simpatia da parte di alcuni e l’avversione da parte di altri… Viviamo in una nazione che tiene ancora a indicare nella carta d’identità la religione del cittadino!

La presentazione del presidente provvisorio nel modo che abbiamo raccontato ha scatenato il popolo della rete, che si è sbizzarrito. Qualcuno ha sostenuto sui vari social network che il presidente Mansour sarebbe cristiano. Altri sono arrivati a  intrevvedere una matrice ebraica, tramite qualche nonna. Circola anche questa voce: Adly avrebbe incontrato il papa Shenouda prima della sua morte, per chiedergli il battesimo.

A parte queste bizzarie, il presidente «provvisorio» sta comunque offrendo una buona impressione, forse proprio per il suo modo riservato e asciutto d’interpretare il ruolo. I primi commenti al suo discorso d’insediamento hanno messo in evidenza frasi ben ponderate, capacità di sintesi, linguaggio semplice ma assolutamente corretto e non banale.

Negli articoli che i giornalisti hanno dedicato alla sua attività presidenziale, è descritto come una persona molto intelligente, umile e austera. Nonostante sia un uomo di legge, sa trasmettere anche di una simpatia notevole. Tutte queste qualità hanno persino incoraggiato alcuni a indicarlo come il naturale prossimo presidente del Paese. Ce la farà?

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