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Vandalismi e anticorpi di bene

Giuseppe Caffulli
4 ottobre 2012
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A fine giugno, per la prima volta dalla sua fondazione, è toccato a Nevé Shalom-Wahat al Salam, il villaggio tra Gerusalemme e Tel Aviv fondato da padre Bruno Hussar, dove vivono ebrei, cristiani e musulmani: gomme d’auto bucate e scritte razziste anti-arabe. Poi, a fine agosto, è stata la volta dei cristiani di Betfage, nei sobborghi di Gerusalemme, dove sorge un complesso abitativo della Custodia di Terra Santa; qui ripetuti lanci di pietre hanno sfondato finestre e danneggiato auto in sosta. All’inizio di settembre, ancora scritte blasfeme e atti vandalici presso il monastero benedettino di Latrun, sulla strada verso Tel Aviv. Nel primo caso, secondo le prime indagini, la responsabilità sarebbe di estremisti della destra israeliana. Nel secondo gli indizi portano ad una banda di fanatici musulmani. Nel terzo caso i presunti responsabili sarebbero esponenti del movimento dei coloni israeliani.

C’è un malessere che, non da oggi, alberga e mette radici sempre più profonde in ampi strati della popolazione della Terra Santa. Un  germe di intolleranza pronto a manifestarsi ad ogni occasione. Ne fanno spesso le spese i cristiani, «colpevoli» di offrire in quel contesto una testimonianza di dialogo e accoglienza quotidiana.

Nevé Shalom-Wahat al Salam, Betfage e Latrun, anche per l’eco internazionale che gli episodi citati hanno avuto, sono però divenuti un monito, richiamando tutti (politici, personalità religiose e cittadini di religione ebraica, cristiana e musulmana) alla necessità che insieme si lotti contro la banalità del male. Molti uomini e donne di Terra Santa si sono sentiti toccati nel profondo da ciò che è accaduto; c’è chi ha reagito manifestando solidarietà, altri si sono impegnati in iniziative concrete d’incontro e dialogo. Una folta schiera di rabbini da ogni parte d’Israele ha scritto al priore dell’abbazia di Latrun, condannando fermamente le violenze e assicurando le preghiere degli ebrei a Dio perché doni pace e serenità alle comunità religiose. Parole di conforto e incoraggiamento che sono scese come balsamo sulle ferite. Anticorpi di bene che meritano di essere fatti conoscere e sostenuti, contro ogni cieca violenza e stupido vandalismo.

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