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Anno della fede, sulle orme dei primi credenti

padre Frédéric Manns ofm
4 ottobre 2012
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L’anno della fede che comincia in ottobre darà l’occasione a molti esegeti di commentare il Credo: «Credo in Dio Padre, nel suo Figlio, nello Spirito Santo». Altri autori commenteranno Romani 10 o il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei che presenta la galleria degli eroi della fede. Dopo l’esilio Israele amava fermarsi sulle lezioni della storia. Isaia 63,8-14, Zaccharia 7,9-14, Daniele 3,26-45, i Salmi 105, 106,135 e Siracide 44-50 lo confermano.

Per l’autore della Lettera agli Ebrei 11,1 «la fede è il fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono». La fede apre le porte alla speranza ed è la certezza delle cose invisibili. Essa dà occhi spirituali. Per fede il mondo è stato creato, per fede Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino, Enoch fu trasportato via; Noè avvertito da Dio costruì un’arca a salvezza della sua famiglia; Abramo obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità; Sara ricevette la possibilità di divenire madre; Abramo offrì Isacco perché pensava che Dio potesse farlo risuscitare dai morti; Isacco benedisse Giacobbe ed Esau, Giacobbe benedisse i figli di Giuseppe; Giuseppe parlò dell’esodo dei figli d’Israele; Mosè rifiutò di essere chiamato figlio di Faraone e celebrò la Pasqua e fece l’aspersione del sangue.Per fede caddero le mura di Gerico e Rahab la prostituta non perì. A questa lista l’autore della Lettera agli Ebrei aggiunge Gedeone, Barak, Sansone, Iefte, Davide, Samuele e i profeti. Infine alcune donne riebbero per risurrezione i loro morti.

La conclusione del capitolo insiste sulla speranza: «Tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa, avendo Dio predisposto qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi».

Credere significa inserirsi nella storia della salvezza di cui il punto focale fu l’uscita dall’Egitto con la celebrazione della Pasqua. Non c’è fede senza immissione nella storia biblica. Il cristiano fa parte di un popolo di salvati per la fede.

Meriterebbero uno studio tutte le figure bibliche alla luce della tradizione orale giudaica, la quale aveva presentato la notte della Creazione come vittoria sul caos e come prima notte di salvezza. La seconda notte della salvezza fu quella del sacrificio d’Isacco e la terza la notte dell’uscita dall’Egitto. La quarta sarà quella della vittoria definitiva del Messia.

Abramo rimane il prototipo del credente: «Per fede Abramo soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende… Egli infatti aspettava la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso». Niente nell’Antico Testamento suggeriva questa lettura che propone un’allegoria della terra promessa e una tipologia della Gerusalemme celeste.

Il sacrificio di Isacco viene commentato in modo originale: «Egli pensava che Dio è capace di far risorgere dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo». In Romani 4,17 san Paolo richiama la fede di Abramo in Dio che fa vivere i morti. La scena del sacrificio di Isacco e della sua «risurrezione» diventa un simbolo della morte-risurrezione di Gesù ridato al Padre così come Isacco fu restituito a suo padre.

L’anno delle fede dovrebbe permettere a tutti cristiani di visitare la galleria dei credenti e di meditare la storia della salvezza in chiave sapienziale.

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