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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Per iniziativa del Commissariato dell'Umbria, rivive il Santo Sepolcro di Foligno, copia dell'originale costruita nel 1676 da un frate pellegrino di ritorno dalla Terra Santa.

A San Bartolomeo torna a splendere il Sepolcro

Carlo Giorgi
25 gennaio 2012
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Il pullmino della Caritas si ferma di fronte al monastero di San Bartolomeo, a Foligno. L’occasione è di quelle speciali: infatti, oggi, alcuni ospiti delle case di accoglienza della diocesi sono in visita al Santo Sepolcro; ovvero, alla copia del Santo Sepolcro di Gerusalemme, un’edicola che nel lontano 1676, tal fra Lorenzo da Foligno fece costruire nel suo convento, tornando da un pellegrinaggio in Terra Santa. Erano tempi cupi: i turchi erano sul punto di assediare Vienna; per un pellegrino recarsi a Gerusalemme non era facile. Una copia del Santo Sepolcro a Foligno, pensava fra Lorenzo, avrebbe aiutato i suoi concittadini a pregare Cristo risorto, evitando un viaggio troppo difficile. Dopo oltre tre secoli, il proposito di fra Lorenzo è ancora attuale: nel silenzio della chiesa di San Bartolomeo, il piccolo gruppo di immigrati ospiti della Caritas ascolta raccolto fra Giuseppe Battistelli, Commissario di Terra Santa, parlare del Santo Sepolcro di Foligno e delle sue reliquie.

Fra Giuseppe è Commissario di Terra Santa per l’Umbria da quattro anni. E da due risiede nel convento di San Bartolomeo. «Quando sono arrivato – racconta – ho pensato che fosse una buona idea restaurare il Santo Sepolcro di fra Lorenzo. Purtroppo negli ultimi tempi nessuno aveva potuto averne cura e il sito versava in pessime condizioni. In due anni, però, l’abbiamo rimesso in ordine; e oggi il numero di pellegrini che la domenica vengono apposta per visitare il Santo Sepolcro sta crescendo». Il Commissariato dell’Umbria organizza pellegrinaggi in Terra Santa guidati dallo stesso fra Giuseppe. Ma ospita anche la sede locale dei Cavalieri dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. E il gruppo «Amici del Santo Sepolcro», una cinquantina di ex-pellegrini che, ogni mese, si incontrano per una lectio divina, una Messa e un momento conviviale, e promuove iniziative concrete a favore della Terra Santa.

Visitare il Santo Sepolcro di Foligno, oltre a una devozione, è anche un viaggio nel tempo: ci si rende conto di come fosse il Sepolcro di Gerusalemme nel ‘600 e tocca con mano la devozione che nel corso dei secoli questo luogo ha suscitato tra i fedeli di Foligno. Sulle sue pareti esterne, infatti, sono incise preghiere: ad esempio, firmano le pareti «Padre Raimondo Saene, (…) 15 marzo 1794», «Alderano Mazucci, 16 maggio 1822» e «Gaetano Sordini Bixo, 1846». Un anonimo pellegrino del secolo scorso scrive: «In questo pio sepolcro, detestando le mie colpe, indegnamente venero, 1.11.38». Un altro: «Signore, concedimi la grazia che tanto desidero!».

Il Sepolcro, poi, oggi è impreziosito da un’opera tutta speciale: un Cristo deposto in legno, probabilmente scolpito nel ‘400 da un artista tedesco, opera che giaceva abbandonata e rovinata dal tempo a San Bartolomeo. Il Cristo, restaurato, ha fatto il suo ingresso nella chiesa di San Bartolomeo lo scorso 23 ottobre, in occasione di un vespro solenne presieduto dal vescovo di Foligno, monsignor Gualtiero Sigismondi, alla presenza delle autorità religiose e civili. Assieme al Cristo (e più importante della statua), in quell’occasione è stata portata nella chiesa anche una reliquia proveniente direttamente dal Sepolcro di Gerusalemme. Erano presenti esponenti dell’Associazione «Tutti per San Bartolomeo», dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro, degli «Amici del Santo Sepolcro», e i frati minori dell’Umbria.

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