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Spirito di Assisi, nostra via per la pace

padre Gwenolé Jeusset ofm
4 ottobre 2011
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Venticinque anni fa avveniva l’inimmaginabile! Ancora oggi, rimango affascinato dall’immagine del Papa davanti alla Porziuncola, circondato dai leader religiosi di tutto il mondo. Di fronte al lavoro ancora da fare perché lo spirito di Assisi che scaturì quel giorno si realizzi nel mondo, potrebbe sembrarci che non si sia fatto alcun passo in avanti. Per l’artigiano di pace tra le religioni che cerco di essere, è invece l’ottimismo a dominare quando guardo alla strada fatta, confrontandola con i secoli di scontri che l’hanno preceduta.

Nel 1986, c’erano reticenze anche nella stessa Chiesa; oggi ci rendiamo ben conto che un passo indietro sarebbe impossibile. Beatificando l’ideatore e l’animatore di questa iniziativa di fratellanza, è anche l’«avventura francescana» di Giovanni Paolo II ad essere canonizzata. Legata allo spirito del Vaticano II, la via della pace attraverso le religioni non sarà respinta più dell’apertura conciliare, di cui è una delle conseguenze più evidenti.

Il mio pensiero, che non pretende affatto di essere infallibile, è che la famiglia francescana nel suo insieme, nell’immediato non fu all’altezza di ciò che stava nascendo, e che invece movimenti più recenti come Sant’Egidio e i Focolarini si sono impegnati maggiormente nell’incarnare lo spirito di Assisi. L’assenza di fretta, tuttavia, ha spesso un che di positivo nei processi evolutivi che hanno bisogno di radicarsi. È interessante notare che dell’incontro voluto da Benedetto XVI nel 2011 si è fatta ufficialmente carico, con slancio, l’intera famiglia francescana. Nel solco dell’impegno dei frati del Sacro Convento, i ministri generali hanno invitato confratelli e consorelle a celebrare l’anniversario con nuove iniziative.

La nostra fraternità di Istanbul, fondata per far crescere lo spirito di Assisi all’interno dell’Ordine, troverà occasione per rigenerarsi. Con un messicano, un francese, un congolese e un coreano, quattro continenti vivono, come in una parabola, il sogno dell’unità nella diversità delle culture. Una parabola non è un miracolo, ma è almeno un’immagine e un desiderio.

Organizziamo ogni anno un breve corso di formazione allo spirito di dialogo, in ottobre, per i confratelli dell’Ordine ma anche per le persone interessate alla dimensione francescana di questo spirito di Assisi. Istanbul-Costantinopoli permette molti incontri, come anche l’ascolto di partecipanti cristiani, ebrei e musulmani. Il 27 ottobre, con l’aiuto dei nostri fratelli domenicani, celebriamo l’anniversario dell’incontro di Assisi con un appuntamento ricco di colori ma soprattutto di spiritualità. Si articola in due parti distinte: i canti e le letture dei frati minori, e le danze dei dervisci, sempre più nostri fratelli.

Quest’anno, sebbene non ci sia ancora nulla di sicuro, speriamo anche di contribuire alla realizzazione di un incontro interreligioso con l’islam ufficiale, il gran rabbinato e altri credenti.

Finora, inoltre, abbiamo risposto all’invito di gruppi musulmani per il pranzo che segna la fine del digiuno quotidiano durante il Ramadan. Quest’anno il nostro superiore ha proposto che fossimo noi stessi a organizzare un iftar (la cena che celebra la fine del digiuno diurno durante il Ramadan – ndr). I nostri amici hanno risposto con gioia in un clima familiare. Alla fine, i nostri invitati musulmani hanno intonato una preghiera e i cristiani hanno continuato con il Salve Regina. Un amico turco mi ha confessato: «Siete capaci di cantare e di pregare insieme, sono molto colpito». Anche noi, dopo la partenza dei nostri amici, uomini e donne credenti, diversi ma uniti, ci siamo ritirati in fratellanza, ricolmi di gioia.

(traduzione di Roberto Orlandi)

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