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Pellegrini alla scoperta delle tradizioni cristiane

Daniel Attinger
19 marzo 2010
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L’ottava di preghiera per l’unità dei cristiani si celebra a Gerusalemme dagli anni Settanta. Non tra il 18 e il 25 gennaio come altrove, ma nell’ultima ottava piena di gennaio (quest’anno tra il 23 e il 31 gennaio), per non intralciare il Natale armeno che cade il 19 gennaio. Il programma è fissato ormai da anni. Ogni giorno, ci si ritrova in una Chiesa diversa, iniziando il sabato sera, con l’assistenza all’apodipnon (o compieta) celebrato sul Golgota dai greci ortodossi: è sempre un momento un po’ critico, perché provano difficoltà a pregare con cristiani che non sono in comunione con loro. Quest’anno, però, la presenza dell’arcivescovo Aristarchos, segretario del Santo Sinodo, ha vinto le reticenze dei monaci greci e l’accoglienza è stata più cordiale degli altri anni; purtroppo la gente non sapeva di essere invitata ad un piccolo ricevimento dopo la preghiera, dove l’arcivescovo ha parlato brevemente dell’ufficio appena celebrato, della prossima festa di san Teodosio, uno dei grandi padri del monachesimo palestinese, ecc. Le stazioni seguenti sono state presso gli anglicani, presso il patriarcato latino, i luterani, gli armeni, il cenacolo, i copti (in collaborazione con i siri ortodossi), gli etiopi e infine i melchiti. Ogni Chiesa organizza la preghiera ispirandosi alla sua tradizione e al materiale offerto congiuntamente dal Consiglio ecumenico delle Chiese (di cui fanno parte tutte le Chiese ortodosse e protestanti) e dal Pontificio Consiglio per l’unità; quest’anno il materiale veniva dalle Chiese di Scozia per commemorare il centesimo anniversario della Conferenza missionaria di Edinburgo (1910), una delle tappe decisive dell’inizio del movimento ecumenico.

Formato da molti stranieri, ma anche da cristiani locali, soprattutto quando ci si riunisce nelle loro chiese, il folto gruppo dei partecipanti peregrina da una chiesa all’altra, scoprendo la varietà delle tradizioni presenti a Gerusalemme. Verso la fine degli anni Ottanta, la Chiesa luterana decise di far seguire la preghiera da un momento conviviale in cui vengono distribuiti pane e vino in attesa di poter partecipare insieme all’Eucaristia. Stimolate dall’esempio, le altre Chiese hanno aggiunto anch’esse alla preghiera un momento di ritrovo, con dolci, bevande fresche o calde: il tempo di scambiare qualche parola e di fraternizzare. I momenti più significativi sono certamente le celebrazioni nelle Chiese orientali (armeni, copti, siri e etiopi), Chiese minoritarie che vedono in questo un’occasione di presentarsi ai cristiani e ai pellegrini occidentali, che solitamente conoscono ben poco delle ricchissime tradizioni di queste Chiese; sono anche le uniche a chiamare cristiani di altre confessioni per fare qualche lettura o dire una preghiera, segno del loro desiderio dell’unità. Gli etiopi hanno anche coinvolto i bambini, offrendo così il volto di una Chiesa gioiosa.

Se pensate ad un pellegrinaggio l’anno prossimo, farlo coincidere con questo periodo potrebbe essere un’occasione di apertura ecumenica significativa. L’ottava di preghiera si svolgerà dal 22 al 30 gennaio 2011 e i sussidi distribuiti dal Consiglio ecumenico e dal Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani a tutte le Chiese del mondo saranno preparati da un comitato ecumenico di Terra Santa. Momenti come questi permettono di capire che l’unità voluta da Dio non è la riduzione a una sola Chiesa, bensì il riconoscimento della fraternità reale esistente in una diversità di tradizioni che rivela le molteplici sfaccettature dei doni e dell’amore di Dio.

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