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A conclusione del viaggio. Il dovere di dire grazie

Giuseppe Caffulli
18 giugno 2009
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Ora che il viaggio del Santo Padre Benedetto XVI è terminato, inizia per la Chiesa di Terra Santa (nelle sue molteplici e svariate componenti) il compito più difficile: quello di tradurre nella pratica le tante sollecitazioni e le indicazioni pastorali che il Papa ha affidato alle comunità cristiane locali. Nei suoi dieci giorni in Giordania, Israele e Palestina, Benedetto XVI ha aperto orizzonti, indicato strade, gettato semi. Ha parlato con estrema chiarezza a israeliani e palestinesi, ha incoraggiato la comunità locale, ha rinsaldato i legami con l’ebraismo e ribadito il dovere di cristiani e musulmani di lavorare insieme per il bene comune. In un viaggio che è stato un vero e proprio «pellegrinaggio di fede e di pace», il Santo Padre si è voluto porre sui passi del Cristo risorto, annunciando una speranza che – malgrado i conflitti e le violenze – la Chiesa non ha mai cessato di annunciare.

Il viaggio di Benedetto XVI è stato una immersione nelle gioie e nelle ferite di una terra che chiede di poter rinascere. È stato l’abbraccio intenso di un padre che rincuora i figli, provati da sofferenze e privazioni. È stato l’incontro con i fratelli delle altre religioni, con i quali condividere il richiamo di Dio: «Formare di tutti una sola famiglia», come scrive san Paolo nella Lettera agli Efesini 2, 13-16.

Per queste ragioni, al termine di un viaggio ormai consegnato alla storia, sentiamo il dovere di dire grazie al Signore per il dono che ha fatto alla Chiesa di Terra Santa attraverso questa visita apostolica. Un grazie che diventa impegno a non dimenticare, a fare tesoro, a non lasciarci abbattere.

Presso il Calvario e al Sepolcro il Papa ha voluto chiedere per tutti gli uomini la forza dell’amore che scaturisce dal Mistero pasquale.

Val la pena soffermarci una volta di più sulle parole del Papa al Sepolcro, che riassumono il «lascito spirituale» di questo viaggio: «La tomba vuota ci parla di speranza, quella stessa che non ci delude, poiché è dono dello Spirito della vita (cfr Rm 5,5). Questo è il messaggio che oggi desidero lasciarvi, a conclusione del mio pellegrinaggio nella Terra Santa. Possa la speranza levarsi sempre di nuovo, per la grazia di Dio, nel cuore di ogni persona che vive in queste terre! Possa radicarsi nei vostri cuori, rimanere nelle vostre famiglie e comunità ed ispirare in ciascuno di voi una testimonianza sempre più fedele al Principe della Pace».

E alla Chiesa e ai fedeli di Terra Santa: «Il Vangelo ci dice che Dio può far nuove tutte le cose, che la storia non necessariamente si ripete, che le memorie possono essere purificate, che gli amari frutti della recriminazione e dell’ostilità possono essere superati, e che un futuro di giustizia, di pace, di prosperità e di collaborazione può sorgere per ogni uomo e donna, per l’intera famiglia umana, ed in maniera speciale per il popolo che vive in questa terra, così cara al cuore del Salvatore».

Fare memoria di questo viaggio, per tutti noi, non può significare altro se non meditare e serbare nel nostro cuore gli insegnamenti di Gesù Risorto che il Papa ha richiamato. E rinnovare il nostro impegno (nella preghiera e nell’azione) affinché la grazia trasformi il cuore degli uomini e orienti sempre più la storia a Cristo.

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