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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Un continuo flusso di pellegrini lascia da decenni Napoli per raggiungere la Terra Santa. Il merito va anche all'Opera napoletana pellegrinaggi.

Dal Vesuvio al Monte Sion

Carlo Giorgi
4 maggio 2009
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Dal Vesuvio al Monte Sion
L'area metropolitana di Napoli dominata, sullo sfondo, dalla mole del Vesuvio.

Tra Napoli e Gerusalemme è teso un filo diretto. Ed è un legame non solo spirituale. Ma fatto di persone: pellegrini che, a centinaia ogni anno, scelgono di visitare i luoghi dove ha vissuto Gesù. «Anche quest’anno, no­ nostante la crisi economica, abbiamo in programma tra luglio e agosto un volo charter settimanale da circa 150 posti; aerei che partono da Napoli direttamente per Tel Aviv – racconta il dottor Mario Russo Cirillo, direttore tecnico dell’Opera napoletana pellegrinaggi – per un viaggio classico di una settimana tra Gerusalemme e la Galilea.  I segnali di questi mesi sono positivi e le prenotazioni iniziano ad arrivare. Lo scorso anno è andata bene: i pellegrini sono stati 1.500 mentre il record, ovviamente, l’abbiamo avuto nell’Anno Santo del 2000, con circa 5 mila viaggiatori».

L’Opera napoletana pellegrinaggi in Campania è un’istituzione. Presidente è l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe; mentre la direzione tecnica è affidata al dottor Russo Cirillo, «figlio d’arte»: infatti suo padre, Luigi, nel 1918 viene inviato a Napoli da Milano per fondare nel capoluogo partenopeo un’opera religiosa. Quando, nel 1948, finita la guerra i napoletani iniziano i primi pellegrinaggi verso i santuari di Pompei, Assisi o Padova, proprio Luigi viene incaricato dall’arcivescovo di occuparsi di gestire l’ufficio pellegrinaggi della diocesi. E nel 1973, l’ufficio diocesano pellegrinaggi diventa Opera napoletana pellegrinaggi, con la missione di essere utile anche alle diocesi vicine.

«Il primo viaggio in Terra Santa lo abbiamo fatto nel ’62, prima della Guerra dei sei giorni – racconta il dottor Russo Cirillo -. Me lo ricordo bene perché c’ero anche io: la comitiva era composta da 28 pellegrini e Gerusalemme Est era ancora amministrata dal re di Giordania. Nel tempo i pellegrinaggi verso Gerusalemme sono cresciuti, tanto che dall’87 è partito il primo volo diretto Napoli-Tel Aviv. Mi è sempre rimasta una grande passione per la Terra Santa, tanto che ho continuato ad andare anche durante la seconda intifada, dal 2000 al 2004, quando il flusso di pellegrini era praticamente azzerato».

L’Opera napoletana pellegrinaggi non limita le sue attività nell’organizzazione tecnica dei viaggi. Sono oltre cento, infatti, gli «animatori tecnici» dell’Opera, ovvero laici con una buona conoscenza delle lingue, formati per occuparsi di ogni aspetto tecnico del viaggio: dalla sistemazione nelle camere, agli spostamenti, ai pasti. Per consentire ai pellegrini di realizzare in Terra Santa dei veri e propri esercizi spirituali in itinere, con il minimo delle preoccupazioni. «Inoltre organizziamo qui a Napoli incontri di approfondimento sulla Terra Santa – racconta Russo Cirillo – e proponiamo ai pellegrini adozioni a distanza degli alunni della scuola francescana di Betlemme».

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