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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Dal 1876 a Betlemme suona una banda musicale che ha aiutato generazioni di palestinesi cristiani a crescere. Storia di un'istituzione che dona speranza ai giovani in una terra priva di armonia.

Un’educazione senza stecche

Carlo Giorgi
5 marzo 2009
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Un’educazione senza stecche
Il salesiano don Nicola Masedu con il suo basso-tuba.

Una conversione degna di «nota», quella di don Nicola in Terra Santa: esattamente, da fa  a mi bemolle.  «Nel 1970,  giunto a Be­ tlemme il direttore, della banda mi domandò se suonassi qualche strumento – racconta divertito -. «Il basso in fa», risposi. Mi portò in banda e mi mostrò tre bassi-tuba, tutti e tre però in mi bemolle. Rimasi spiazzato! Ma con un po’ di pratica risolsi il problema e ancora oggi, nelle grandi occasioni, suono nella banda».

Don Nicola Masedu, della Scuola tecnica salesiana di Betlemme, è tra i membri «anziani» della Banda musicale salesiana. Ensemble storico che da oltre un secolo accompagna i grandi eventi locali civili e, soprattutto, religiosi. Offrendo ai più giovani un ambito culturale unico in cui crescere. Fondatore della banda fu 136 anni fa don Antonio Belloni, sacerdote italiano che si recò  in Terra Santa nel 1859, mettendosi a disposizione del patriarcato latino. Pochi anni dopo, don Belloni fonda a Betlemme un orfanotrofio. «Un giorno, trovato un maestro di musica in cerca di lavoro, lo accolse e gli procurò alcuni strumenti musicali – racconta don Giorgio Shalhoub, salesiano e biografo di don Belloni -. Gli assegnò una mezz’ora di scuola al giorno da fare ai suoi orfanelli. Così nacque la banda Abu al iatama, che in arabo significa "Padre degli orfani"». Da quel momento la musica diventa un’attività importante dell’orfanotrofio tanto che se ne sparge la fama. In occasione della Pasqua del 1900, ad esempio, giunge in Palestina il principe di Napoli, che diventerà poi Vittorio Emanuele III re d’Italia. La banda è a Gerusalemme per l’occasione e suona la marcia reale al passaggio del sovrano che, sorpreso, il giorno dopo visita l’orfanotrofio. «Il pascià turco, prefetto della provincia, aveva sentito parlare delle belle commedie che si rappresentavano nel teatro dell’orfanotrofio cattolico – racconta ancora don Shalhoub – e manifestò il desiderio di volervi assistere. (…) In quel giorno l’orfanotrofio era tutto pavesato di bandierine turche. Sua eccellenza, col suo seguito, scortato da cavalieri armati, ricevuto col suono della marcia del sultano Abdel Hamid, fu condotto nella sala del teatro». Più di recente, nel 1953, in occasione dell’incoronazione di re Hussein di Giordania, la banda fu invitata a suonare alle celebrazioni d’investitura.

Oggi l’ensemble salesiana riveste un ruolo importante per la crescita dei ragazzi palestinesi cristiani della città. «Qui a Betlemme spesso noi giovani non sappiamo dove andare, mancano attività e ci sembra di stare in una prigione a cielo aperto – racconta Michel Rock, 30 anni, insegnante di teologia e suonatore di tromba -. Suonare mi aiuta a trovare tranquillità, suono quando sono stanco o arrabbiato».

«Suonare assieme è meraviglioso, siamo un vero gruppo ed è speciale poter condividere qualcosa di bello con gli altri», conferma Fadi Salman, 19 anni, sassofono tenore e studente in contabilità. La banda, rifondata nel 1996, attualmente conta una ventina di elementi (tra cui una ragazza) ed è guidata da don Erando Vacca, preside della Scuola tecnica salesiana, e dal maestro Louis Hazboun.  La banda è invitata a partecipare a processioni o a ricorrenze particolari anche in altre città. Ma le tournée non sono prive di difficoltà: «Lo scorso 6 aprile siamo stati invitati ad Haifa, a partecipare alla festa della Madonna al santuario del Monte Carmelo – racconta don Nicola -. Si parte da casa alle 12.05, ritardo dovuto al rintracciare i permessi concessi dalle autorità israeliane ad alcuni dei ragazzi. Al check-point alla tomba di Rachele si perde ancora più di un’ora perché i soldati vorrebbero far  scendere tutti dall’autobus (…); si cerca di far capire che sarebbe imbarazzante fare spogliare a uno a uno i ragazzi e le ragazze… Alla fine si ottiene che tutti passino. Si arriva ad Haifa con un quarto d’ora di ritardo, si fanno a piedi circa 500 metri per raggiungere la processione già avviata. Il nostro gruppo vien fatto risalire fino a metà tra gli altri gruppi scout, passando tra le due file di questi che fanno il saluto. Riscuotono molta simpatia quando la gente viene a sapere che vengono fin fa Be­ tlemme e il loro ritardo è dovuto alle difficoltà causate al check-point. (…). Si arriva in processione, alcuni chilometri, fino al santuario Stella Maris sul Monte Carmelo, dove alla fine il patriarca latino, mons. Michel Sabbah, attorniato da altri vescovi e clero, conclude le preghiere impartendo la benedizione».

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