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Christ Church e conversione degli ebrei

Edoardo Arborio Mella
19 settembre 2008
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Nella città vecchia di Gerusalemme, subito dentro la porta di Giaffa, si trova una singolare costruzione: singolare non tanto per l’aspetto esteriore, quanto piuttosto per la sua storia. Si tratta della Christ Church (Chiesa di Cristo). All’inizio del secolo XIX la rivoluzione francese e gli sconvolgimenti delle guerre napoleoniche portarono alcuni ambienti protestanti a ritenere prossima la fine del mondo e la venuta di Cristo. Per favorire tali eventi si ritenne, in base ad alcuni versetti del Nuovo Testamento, che si dovesse operare per il ritorno degli ebrei in Terra Santa e la loro conversione al cristianesimo. In Inghilterra sorsero a questo scopo varie società: una di esse è all’origine della Christ Church. Alcuni suoi membri arrivarono infatti a Gerusalemme nel 1833, sostenuti dal governo britannico desideroso di contrastare le presenze francese e russa nella regione. A quel tempo non esisteva a Gerusalemme alcuna presenza protestante organizzata. Dopo alcuni anni si ottenne di aprire un consolato incaricato fra l’altro di servire da ombrello protettivo per gli ebrei.

Non sappiamo quanto sollievo provassero gli ebrei nel sapersi protetti, né se ne avessero davvero bisogno. Ma la vicenda doveva conoscere nuovi sviluppi: nel 1841 la Prussia, anch’essa desiderosa di contrastare Francia e  Russia, si unì all’Inghilterra per creare a Gerusalemme una missione congiunta anglicano-luterana con un vescovo dipendente dal primate d’Inghilterra e alcuni pastori di lingua tedesca. Un’impresa anglicana dunque (se il vescovo era di origine luterana andava riconsacrato nella Chiesa anglicana), ma sostenuta dai due governi suddetti e dalle rispettive Chiese, e avente come giustificazione la protezione e la conversione degli ebrei.

Il primo vescovo fu un ebreo convertito. Egli morì pochi anni dopo. Aveva convertito una trentina di ebrei. Di quel passo la fine del mondo aveva ancor molto da attendere.

Il secondo vescovo, di origine luterana, resse la diocesi dal 1846 al 1879, e l’attività della missione si espanse grandemente. All’ecumenismo interno anglo-luterano fece riscontro un’aggressiva opera di proselitismo verso i fedeli delle altre Chiese (in concorrenza con l’appena istituito patriarcato latino che faceva lo stesso). Furono aperte scuole, fu potenziato un ospedale e una scuola professionale per ebrei convertiti. Nel 1849 fu inaugurata la chiesa. Ma la grande impresa della conversione degli ebrei continuò a dare miseri frutti. Nel 1887, mutate le condizioni politiche, la Chiesa luterana pose termine alla collaborazione.

Da allora le due Chiese cercarono ciascuna il proprio spazio nell’ambiente arabo-cristiano. Oggi c’è una grandiosa cattedrale luterana poco distante e una cattedrale anglicana fuori dalle mura. Ma rimane a testimonianza di quella curiosa avventura la Christ Church e gli edifici consolari, ora trasformati in albergo. Il complesso è tuttora di proprietà anglicana.

Entriamo in chiesa. La costruzione è in stile neogotico inglese, ma alcune strutture di legno recano scritte in ebraico: i dieci comandamenti, il Padre nostro, il Credo. Sull’altare è scritto, sempre in ebraico: «Fate questo in memoria di me». Anche l’uso della chiesa reca una traccia degli inizi. L’ambiente è a di sposizione di varie comunità; una di esse è una comunità di ebrei messianici, cioè di ebrei che non si sentono cristiani, celebrano le feste ebraiche ma credono in Gesù come messia e ne fanno memoria mediante l’Eucaristia.

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