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Santuari cristiani e «status quo»

padre David M. Jaeger ofm
17 luglio 2008
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Ogni tanto qualche pellegrino ci esprime la sua perplessità di fronte a ciò che gli sembra difetto di decoro e persino conflittualità all’interno della basilica del Santo Sepolcro in Gerusalemme. Talvolta notizie a tal proposito vengono pubblicate dalla stampa (in qualche caso non senza malcelata soddisfazione). Non sempre chi guida un pellegrinaggio è in grado di spiegare opportunamente i fenomeni in causa. Vorrei cercare di supplire in qualche modo.

Innanzitutto va detto con semplicità che non è nel potere della Chiesa cattolica – e dei frati francescani che la rappresentano – governare la basilica e disciplinare quanto in essa ha luogo. Purtroppo da secoli la Chiesa cattolica non ne è padrona, ma si trova costretta a condividerla con altri, e a dipendere per l’ordine dalla forza pubblica. Pur con tutti i sacrifici, la passione e la cura, non siamo nelle condizioni di assicurarvi in ogni momento il necessario clima di ordinata tranquillità e indisturbata devozione. E neppure tutto il decoro e la pulizia che troveremmo invece nei santuari di proprietà della Custodia di Terra Santa o comunque della Chiesa cattolica.

È sempre difficile cercare di riassumere in poche parole eventi storici molto complessi…  Ma qualche accenno è indispensabile per capire. Dopo la caduta (nel 1187) della Gerusalemme cristiana, i re di Napoli riscattano nel 1342 il Santo Sepolcro, e la Sede Apostolica ne affida la cura e l’ufficiatura alla Custodia di Terra Santa. Poi però, nel 1516,  l’Impero Ottomano conquista Gerusalemme e subito comincia ad inviarvi una categoria di monaci separati dalla Chiesa cattolica e piuttosto ostili nei riguardi di essa, con l’idea che essi prendano possesso dei santuari estromettendo i francescani. È chiara la ragion di Stato degli Ottomani: quei monaci sono loro sudditi, mentre i francescani fanno parte della Chiesa soprannazionale guidata dal Pontefice Romano e sfuggono al controllo dello Stato. Ne seguono secoli di continui tentativi da parte degli Ottomani di soppiantare i cattolici (tentativi regolarmente contrastati dalle potenze cattoliche europee). Finalmente nel 1852 l’Impero ottomano fissa per decreto lo statu quo vigente in quel momento, dando origine così al peculiare «regime giuridico» oramai internazionalmente riconosciuto, che interessa anche la Natività a Betlemme e la Tomba della Vergine accanto a Getsemani. È questa la «legge» che regge la basilica del Santo Sepolcro, e che riconosce alla Chiesa cattolica, rappresentata dai frati francescani, un ruolo certamente rilevante, ma circoscritto.

Nonostante si tratti di una situazione di diritto e di fatto esistente da più di un secolo e mezzo, i tentativi da parte degli eredi di quei monaci cinquecenteschi di restringere ancora, con la forza o con la furbizia, la presenza cattolica nel Santuario non sono cessati del tutto. Ciò richiede da parte dei francescani una costante attenzione.

A questa problematica si aggiungono conflitti tra altri gruppi non-cattolici presenti anch’essi, in forza dello statu quo, nel santuario. Non mancano iniziative per comporre tali divergenze e per rendere meno pesante la convivenza coatta: non di rado sono gli stessi frati francescani a promuovere intese anche tra diversi gruppi di non-cattolici.

I fedeli in visita al Sepolcro sono chiamati a non lasciarsi distrarre dal messaggio salvifico che nonostante tutto esce da questo sommo santuario. E a vivere, all’occorrenza, i disagi e le perplessità quale partecipazione  meritoria alle sofferenze che affliggono tuttora il Corpo di Cristo nella storia fino al ritorno del Salvatore in gloria.

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