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Oltre mille delegati riuniti da tutto il mondo per la Gafcon.

Anglicani a Gerusalemme per discutere sul futuro

Giampiero Sandionigi
17 luglio 2008
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Anglicani a Gerusalemme per discutere sul futuro
16 luglio 2008. Alcuni vescovi anglicani africani al loro arrivo in Inghilterra per partecipare alla Conferenza di Lambeth. (foto: Lambeth Conference)

Hanno scelto Gerusalemme e la Terra Santa. Hanno scelto un pellegrinaggio alle radici della propria fede per invocare il ritorno a un anglicanesimo più fedele al Vangelo e scevro dalle influenze di alcuni filoni culturali che dominano nelle mai sazie società occidentali.

Parliamo degli oltre mille delegati – laici e membri del clero, tra cui 291 vescovi accompagnati dalle consorti – che dal 22 al 29 giugno scorso hanno dato vita, a Gerusalemme, alla Conferenza per il futuro dell’anglicanesimo globale (Gafcon). Affermano di rappresentare milioni di anglicani in tutto il mondo, ma i promotori dell’iniziativa sono soprattutto vescovi africani.

La Gafcon, spiegano, è ben più di un evento circoscritto nei pochi giorni trascorsi in Terra Santa: è un «movimento spirituale», una fratellanza di anglicani confessanti. La scintilla che ha fatto scoccare questo movimento è stata la scelta della Chiesa anglicana statunitense di ordinare vescovo, nel 2003, il reverendo Gene Robinson, apertamente  coin volto in una stabile relazione affettiva omosessuale. Quella decisione ha rappresentato un trauma per molti anglicani ben più di quanto, a suo tempo, fosse stata traumatizzante la deliberazione di ammettere le donne al sacerdozio e all’episcopato.

Dopo vivaci proteste, molti vescovi anglicani d’Africa hanno deciso di rompere la comunione con i loro fratelli che hanno avallato l’ordinazione episcopale di Robinson, giungendo al punto di accogliere sotto la propria giurisdizione (scavalcando ogni criterio d’appartenenza geografica) anche i fedeli nordamericani che non condividono le scelte delle loro Chiese.

La recente assemblea di Gerusalemme attribuisce maggiore ufficialità alla crisi in atto. Una crisi, dicono gli stessi promotori di Gafcon, che nasce da tre «fatti innegabili»: «l’accettazione e la promozione, in alcune province della Comunione anglicana, di un "vangelo" che è contrario al vangelo trasmesso dagli apostoli»; la rottura, da parte di alcune province ecclesiastiche del Sud, della «comunione con i vescovi e le Chiese che promuovono questo falso vangelo»; l’incapacità dell’anglicanesimo di sanzionare le posizioni eterodosse.

Dalla Gafcon di Gerusalemme esce una dichiarazione in 14 punti che costituisce la carta fondamentale di questo «movimento spirituale» e richiama i contenuti irrinunciabili della fede cristiana, ancorata alla Bibbia e alla Tradizione. Il compito di coordinare il cammino futuro è affidato a un consiglio di vescovi primati. Polemica la presa di posizione rispetto all’arcivescovo di Canterbury, che tutti gli anglicani fin qui hanno visto come segno di unità: «Riconosciamo la natura di Canterbury come sede storica, ma non accettiamo che l’identità anglicana sia determinata necessariamente tramite il riconoscimento dell’arcivescovo di Canterbury».

Rowan Williams, l’arcivescovo, ha reagito  contestando la legittimità del neo costituito Consiglio dei primati e la pretesa di agire liberamente oltre i confini delle proprie giurisdizioni canoniche.

Dal 16 luglio al 3 agosto a Canterbury è in calendario la Conferenza di Lambeth, un’assemblea generale dei vescovi anglicani di tutto il mondo che si riunisce ogni dieci anni. Di certo la sfida di Gerusalemme farà discutere.

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