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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Gaza cristiana, antica e sconosciuta

padre Eugenio Alliata ofm
19 marzo 2008
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Collocata in una favorevole posizione dal punto di vista geografico, sulla riva del mare e ai margini del deserto, punto obbligato di passaggio della strada che unisce due continenti – Asia e Africa – Gaza è città antichissima e famosa. E così si è presentata in una grande mostra tenutasi a Ginevra, in Svizzera, lo scorso anno con una storia risalente a più di cinquemila anni fa. La Gaza faraonica, la Gaza biblica (ricordiamo la storia di Sansone prigioniero dei Filistei narrata in Giudici 16), la città persiana, ellenistica, romana, bizantina e araba tutte erano rappresentate in quella mostra da oggetti a volte umili a volte preziosi ma sempre carichi di umanità. Il piano dell’Unesco di ripresentare la medesima mostra in loco, con strutture permanenti, è stato per il momento messo da parte a motivo della situazione politica.

Non molto conosciuta, però, è la singolare vicenda di Gaza come città cristiana. Mi limito naturalmente a parlare dei tempi antichi, anche se la piccola comunità attuale che si raduna nella storica chiesa greca di San Porfirio, nella moderna parrocchia latina dedicata alla Sacra Famiglia o nella chiesa dei protestanti battisti è, in parte almeno, erede dell’antica passando attraverso i celebri «cristiani della cintura» ricordati dai pellegrini medioevali. Certo, tra loro molti sono rifugiati palestinesi come la stragrande maggioranza degli abitanti musulmani.

Dal punto di vista storico è necessario considerare due luoghi distinti: Gaza e il suo porto, che in lingua aramaica era chiamato «Maiuma» di Gaza. A Maiuma il culto cristiano fiorì assai presto, invece a Gaza continuava il culto pagano di Marnas, dio delle piogge, la cui effige si trovava rappresentata sulle monete. Fu solo al tempo di san Porfirio (vescovo prima di Maiuma e poi di Gaza tra il 395 e il 420) che il tempio di Marnas fu demolito, in seguito a una sommossa popolare, e i marmi preziosi utilizzati per la pavimentazione di piazze e strade in segno di disprezzo. Questa lotta tra religione cristiana e pagana trova la sua espressione anche nella Vita di Ilarione scritta da San Gerolamo, per lo più raccontata in forma di una continua e vigorosa battaglia del santo contro il demonio. Ilarione, nato a Tabatha da genitori pagani, mentre si trova per studi in Egitto si converte e diventa compagno di vita ascetica del grande Antonio (l’abate). Ritorna finalmente al suo paese natale ma, costretto a fuggire, si rifugia a Cipro. È considerato il primo monaco e fondatore di monasteri in Palestina.

Uno dei primi compiti del dottor Muhammed Moain Sadeq, il nuovo direttore del dipartimento delle Antichità dell’Autorità Palestinese in Gaza (costituita in seguito agli accordi di Oslo del 1993), fu proprio quello di occuparsi delle rovine del monastero di San Ilarione di Tabatha (Tell Umm Amir, 13 chilometri a sud di Gaza) da poco riportate alla luce per conto dell’ufficio israeliano delle Antichità in Gaza. Le rovine comprendono una basilica dotata di cripta a doppio ingresso, dove si conservavano le reliquie del santo fondatore, con atrio, battistero, cappella e celle monastiche tutto intorno. Un’altra basilica simile, di più grande rilievo sotto l’aspetto artistico per i suoi mosaici, è stata scavata dallo stesso dipartimento a Jabaliyah, nella parte nord della striscia, nel 1995.

Queste scoperte, si aggiungono a quanto già si conosceva riguardante soprattutto la moschea principale della città (al-Omari), la quale in fondo non è altro che la chiesa cattedrale di San Giovanni Battista di epoca crociata.

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