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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Il sito di Cafarnao, dove Gesù visse, predicò e operò miracoli, è al centro di approfondite ricerche archeologiche dal 1838. Col professor Bruno Callegher parliamo dei reperti numismatici.

Il tesoro della sinagoga

Giuseppe Caffulli
16 novembre 2007
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Il tesoro della sinagoga
Scorcio della sinagoga di Cafarnao.

«Le faccio una confidenza: a Cafarnao di persona ci sono stato per la prima volta pochi mesi fa. Prima non avevo mai visto neppure il lago di Kinneret (Tiberiade) pur frequentando Israele da molti anni. Padre Stanislao Loffreda qualche volta m’ha affettuosamente rimproverato per questa mia ritrosia, ma ho preferito evitare ogni tipo di condizionamento, anche emotivo o religioso, perché la religione in questo caso non c’entra per niente. La moneta è un documento di storia economica abbastanza straordinario, con un’ampia possibilità di informazioni, che non possono però essere confuse con questioni religiose. Vedevo per me il rischio che la città dell’ebreo Gesù mi offrisse  deduzioni, fantasie, collegamenti del tutto impropri, da evitare al massimo. A noi storici della moneta interessa capire come s’usava questo strumento, con quali finalità, quali erano i rapporti con le regioni vicine, quali erano i prezzi, se possibile… Ho lavorato in questo modo, senza che nessun professore del Biblicum mi ponesse domande, richieste particolari, in una libertà scientifica esemplare».

Bruno Callegher è un tipo franco e diretto. Professore associato di Numismatica presso l’Università di Trieste, ha appena pubblicato Cafarnao. Vol IX. Monete dall’area urbana di Cafarnao 1968-2003, Collectio Maior 47, Fpp-Edizioni Terra Santa Milano 2007), uno studio circostanziato sulle monete ritrovate nel villaggio di Pietro e nella imponente sinagoga che si affaccia sul lago. Un testo che offre nuove chiavi di lettura del sito e della storia di quel luogo.

Professore, il sito di Cafarnao ha sempre destato grande interesse negli archeologi. Lei, da numismatico, come si è accostato a questo luogo?
Cafarnao ha un’importanza straordinaria nella geografia evangelica: è la città dove è vissuto per un periodo l’ebreo Gesù, che ha dato i natali al primo degli apostoli e ad altri quattro tra i primi seguaci. A Cafarnao sono arrivato per una motivazione di studio, non religiosa. Ermanno Arslan, già direttore dei Musei di Milano, mi chiese un aiuto per affrontare l’enorme deposito del cortile della Sinagoga (si trattava di circa 25 mila monete in bronzo, tutti spiccioli, di estremo interesse). Così nel 1996 e nel 1997 trascorsi ben due estati al lavoro, con l’amico Ermanno, presso la Flagellazione a Gerusalemme. Fu l’occasione per conoscere padre Stanislao Loffreda, l’archeologo di Cafarnao, e i professori dello Studium. Per me fu un’esperienza direi quasi mistica: studio, silenzio… Una condizione impossibile oggi nelle nostre università. Così, andando a ritroso nel tempo, ho incontrato anche le figure dei francescani e gli studiosi di fine Ottocento e del Novecento. Insomma: non solo le monete, ma l’eredità segreta e sconosciuta di alcuni colleghi, li definirei così, che nello studio della storia monetale israeliana, quindi non solo di Cafarnao, hanno lasciato un segno indelebile. Ne ricordo solo due, e spero che i loro nomi dicano qualcosa a quanti s’interessano alle vicende dei siti archeologici della Palestina:  Giacinto Tonizza, frate minore e grande archeologo, una figura praticamente sconosciuta. Sapeva molto bene l’arabo, sistemò la collezione islamica del museo dello Studium, compilò perfino un manuale di numismatica  islamica… all’inizio del Novecento! Un vero pioniere. Ancor più rilevante l’olandese Augusto Spijkerman, morto nel 1973. Questo francescano ebbe un ruolo importantissimo nello studio della moneta in Israele. Nel neonato Stato d’Israele, negli anni Cinquanta… c’era molta buona volontà, ma forse nessuno ne sapeva quanto lui sulla monetazione dell’area, e molti da lui appresero moltissimo. Basterebbe leggere tra le righe di numerose prefazioni di volumi e cataloghi editi in quegli anni. Il suo apporto più interessante, anche questo sconosciuto, riguarda le monete di Qumran. A lui si devono, poi, alcuni fondamentali lavori sulla monetazione a Cafarnao e nella Decapoli.

Il libro che lei ha appena pubblicato è centrato soprattutto sulle monete degli scavi urbani…
Per studiare il grande deposito della sinagoga ci siamo resi conto che era necessario riconsiderare, quasi in parallelo, anche tutte le monete provenienti dagli scavi della città. Perché la prova della circolazione e dell’uso commerciale della moneta non sono i tesori, bensì le monete che cadono nel terreno nel corso delle transazioni e che non sono più recuperate: dalle mani alla terra, e dalla terra ai numismatici.  Così si decise, in accordo con Arslan e con padre Loffreda, che mi sarei occupato in particolare di questa ricerca: le monete dagli scavi urbani dal 1968 al 2003.

E cosa ha trovato?
Intanto va detto che la bontà del metodo di indagine archeologica dei francescani del Biblicum fa di Cafarnao uno dei siti più ricchi di testimonianze monetali nell’intera regione siro-palestinese. I singoli rinvenimenti, le monete isolate, quelle perdute nei secoli, sono circa 1.700. I tesori, invece, ossia le monete nascoste in caso di eventi bellici o di crisi economiche sono altrettanto importanti: due risalgono all’epoca della riforma di Aureliano (274 ca.). Uno di questi, noto come «tesoro della macina» conta 1.570 monete d’argento; si conoscono poi altri tesori: uno di monete d’oro di epoca bizantina (616-668 ca.), uno di 228 dinar, la moneta d’oro introdotta dalla riforma di Adb el-Malik (696-743), uno di 6 dirham, monete d’argento dello stesso periodo. Di grande rilievo anche il gruzzolo di 7 denari di epoca crociata, battuti forse ad Acri alla fine del XII secolo. Sono di enorme rarità e il gruppo di Cafarnao rappresenta ad oggi poco meno della metà degli esemplari noti. Come si può intuire da questo elenco, a Cafarnao sono documentati almeno quattordici secoli di storia monetale e si capisce, di conseguenza, quale sia l’importanza di una tale massa di documenti economici.
Il grande deposito della sinagoga merita, invece, un approfondimento a parte. Il risultato degli studi ha «scosso» molte convinzioni, fondate su basi ideologiche e non documentali.

Il tesoro della sinagoga, appunto. Cosa dicono le monete rinvenute in quell’edificio?
La domanda dovrebbe essere posta ad Arslan, ma mi sento autorizzato a risponderle per aver lavorato con lui sul grande deposito.
Che cos’è questa enorme massa di monete? Nel 1972 gli archeologici, nel sistemare il lastricato del cortile della sinagoga sollevarono una gigantesca pietra. Poi ne tolsero altre vicine. Con grande sorpresa osservarono che nella malta del sottofondo erano state inserite o gettate molte migliaia di monete in lega di rame, tutti spiccioli, che al più tardi si datano a circa il 480. La massa monetaria (circa 25 mila pezzi), ma soprattutto una datazione così tarda, posero un problema «terribile» per la cronologia della sinagoga. Le monete dicevano, e nessuno può seriamente contestare questo dato cronologico, che la sinagoga era officiata e che in essa s’erano fatti giganteschi lavori di ristrutturazione (forse anche di ricostruzione) alla fine del V secolo. Ora fino alla pubblicazione dei dati di questo deposito, ossia al 1997, un gran numero di archeologi israeliani contestava tale cronologia perché le sinagoghe dell’Alta Galilea erano quasi concordemente datate al massimo alla fine del III secolo. Quella di Cafarnao era considerata una sorta di prototipo architettonico. Gli archeologi più coraggiosi si spingevano ad accettare una datazione al massimo dell’inizio del IV secolo. Una cronologia diversa non era accettabile per motivi… diciamo ideologici.

Cioè?
Molti ritengono che, con l’arrivo dei bizantini, per gli ebrei fosse iniziata una pesante di scriminazione, se non una vera e propria persecuzione. Il fatto che la sinagoga fosse officiata nel V secolo mina alla base questa convinzione.

Immagino che ci sia stata una levata di scudi…
Gli studiosi «critici» si spinsero a scrivere che quelle «poche» monetine (ma sono poche  25 mila monete?) erano finite sotto i lastricati attraverso le fessure di interconnessione del lastricato. Una tesi davvero insostenibile. E padre Loffreda, anche su base numismatica, scrisse su questa controversia un memorabile articolo in Liber Annuus, in inglese perché tutti potessero leggerlo. In questo contributo ribadiva la cronologia molto tarda della sinagoga. Le conseguenze erano abbastanza rilevanti: alla fine del V secolo le comunità ebraiche dell’Alta Galilea erano in grado di finanziare la costruzione di edifici monumentali come la sinagoga di Cafarnao. E, inoltre, non possiamo dire assolutamente, su basi numismatiche, che fosse questa la sinagoga frequentata dall’ebreo Gesù. Lei capisce che il documento monetale, con la sua cronologia molto precisa, mette in crisi tradizioni e convincimenti consolidati.
Mi permetto di segnalare che se i colleghi israeliani d’allora avessero letto l’italiano di Spijkerman, si sarebbero accorti che già lui, nel 1970, diceva che le monete di IV-V secolo, provenienti dalla famosa «Trincea di scavo n. 12» della sinagoga, erano mescolate alla malta del sottofondo. Ma la cosa sfuggì… Oggi i colleghi numismatici israeliani concordano con le conclusioni cronologiche derivanti dallo studio della documentazione monetale della sinagoga di Cafarnao. Ma per gli archeologi le cose non sono ancora del tutto pacifiche.

Quali sono le principali novità del suo recente studio?
La prima è di metodo: le monete di un’intera città sono state studiate secondo la metodologia del Fundmuenzen der Antike. Per i numerosi siti archeologici israeliani questo non era ancora stato fatto. Poi il valore di una così vasta documentazione, proposto in modo unitario. Si tratta di un caso raro, che ha confronti solo con Meiron, sempre in Alta Galilea, e con il recentissimo volume dedicato alle monete dagli scavi di Cesarea Marittima. Vorrei sottolineare alcune conclusioni: la moneta sembra diffondersi in modo significativo a Cafarnao durante la seconda parte del I secolo d.C. L’area, però, non dipende dalle zecche ebraiche, bensì da Tiro, quindi doveva trovarsi inserita nell’area monetaraia della città fenicia. Nel corso del II secolo si diffondono, in quantità apprezzabili, monete in rame di numerose polis della Siria, della costa libanese, della Decapoli, della Palestina. Il numero delle zecche attestate, molto più vario rispetto ad altri siti (Merion, Samaria, Gerasa, Sepphoris) potrebbe indicare un movimento di uomini verso questa località, che non sembra rivestire però una particolare funzione economica. Tra la fine del III secolo e nel corso del IV secolo, il sito divenne probabilmente il retroterra logistico degli insediamenti militari sul confine arabico. Tra il IV e il V secolo l’apporto di moneta fu garantito dalla zecca di Antiochia, e in misura minore da Costantinopoli, anche se non mancano testimonianze di emissioni occidentali, soprattutto di Roma, a riprova della circolazione della moneta su vasta scala, in tutto il Mediterraneo, a partire dalle città costiere. Il sito ebbe una notevole vivacità monetale anche in epoca bizantina e islamica, almeno fino alla metà dell’VIII secolo, quando un terremoto rese inospitale il luogo. Solo nel XII secolo tornano timide attestazioni monetarie, ma per un periodo molto breve.

Quale conclusione storica se ne può trarre?
Le testimonianze monetali a Cafarnao iniziano a farsi cospicue solo a partire dal secolo II, per diventare molto consistenti nei secoli successivi, almeno fino al secolo VIII. La conclusione che forse può interessare un lettore del Nuovo Testamento è questa: Cafarnao, tra la fine del secolo I a.C. e l’inizio del I secolo, era un villaggio marginale, con un’economia fondata sullo scambio e un modesto ricorso all’uso della moneta. Se consideriamo la vicina Magdala, la diversità è abissale. A Magdala i ritrovamenti monetali che si datano al periodo coincidente con la vita dell’«ebreo Gesù» sono numerosissimi.
Insomma, se volessimo parafrasare il titolo di un bellissimo libro: Gesù visse da ebreo marginale in un villaggio marginale.

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