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I tesori di Ezra’a

Chiara Tamagno
30 luglio 2007
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I tesori di Ezra’a
L'interno della chiesa di San Giorgio, nella cittadina di Ezra'a, in Siria. (foto G. Caffulli)

Due chiese antichissime, dedicate a sant'Elia e a san Giorgio, testimonianza di una gloriosa tradizione cristiana...


Nel cuore della Siria si nascondono località poco visitate, apparentemente prive di richiamo, ma estremamente interessanti all’occhio attento di chi sa godere di piccoli frammenti di una storia millenaria.

Nel cuore della regione dell’Hauran a sud di Damasco, dove diradano i campi coltivati e ci si inoltra in una zona piuttosto arida, si incontra la cittadina di Ezra’a, raggiungibile dalla strada che porta alla più celebre città di Bosra, ricca di reperti romani. Ezra’a è certo meno famosa, ma attira lo sguardo del visitatore per le tracce misteriose del suo passato, come le croci antiche incise sulle pareti delle case e soprattutto per le due chiese risalenti ai primi secoli dell’era cristiana. La chiesa greco-cattolica di Sant’Elia e la vicina basilica greco-ortodossa di San Giorgio furono costruite intorno al VI secolo e ancora oggi vi si svolgono i riti delle rispettive comunità. Tra le due, ben più suggestiva e ben conservata è la basilica di San Giorgio, costruita sulle rovine di un precedente tempio pagano. Il fatto che sia dedicata a San Giorgio non è originale in Medio Oriente, dove si narra che Mar Jirjis (in arabo san Giorgio) fosse un palestinese arruolato nell’esercito romano e giustiziato nel III secolo d.C. per aver stracciato una copia del decreto dell’imperatore Diocleziano che vietava di professare le religione cristiana. Questo spiega il sorgere di numerose chiese dedicate a questo santo già a partire dai primi secoli.

All’ingresso della basilica di San Giorgio di Ezra’a il visitatore resta affascinato dall’iscrizione greca risalente al 515 d.C.che spiega la storia dell’edificio sacro: «Quella che era dimora di demoni ora è diventata casa di Dio; dove si compivano sacrifici agli idoli, ora vi sono cori di angeli; dove si sfidava l’ira di Dio, ora Egli viene adorato». L’architettura severa è segno di una religiosità austera e gelosa della tradizione, che queste pietre racchiudono e quasi difendono dallo sguardo del visitatore. Pur con la dovuta discrezione di chi si inoltra in punta di piedi nei misteri della tradizione siriana, è consigliabile una sosta in questa località di sapore genuino e ancora poco frequentata.

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