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Nel sottosuolo della basilica della Natività un dedalo di grotte che rinviano agli eventi collegati con la nascita di Gesù.

Le grotte di Betlemme

Chiara Tamagno
4 dicembre 2006
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Le grotte di Betlemme
Betlemme, basilica della Natività. La stella posta sotto l'altare che segna, secondo la tradizione, il luogo in cui nacque Gesù. (foto G. Caffulli)

Il mistero del Natale è racchiuso tra le pareti delle grotte di Betlemme, che la tradizione ci ha consegnato quali uniche testimoni di quella Santa Notte.

Ma quali e quante sono le grotte consacrate fin dai primi secoli al culto dei fedeli?

Si possono raggiungere scendendo al piano sottostante della basilica della Natività, che in qualche modo le racchiude e le custodisce. Due piccole scale, dai gradini consumati nei secoli, porta al sotterraneo, dove un dedalo di corridoi stretti immette in più di una grotta.

La più importante è senza dubbio la grotta della Natività, venerata fin dal primo secolo quale luogo della nascita di Gesù. Qui una stella sotto l’altare indica il punto in cui presumibilmente giacque il Bambino e vi si legge: «Hic de Virgine Maria Jesus Christus natus est». Una grotta semibuia, rischiarata da 53 lampade a olio, dalle pareti annerite a causa del fumo delle candele e protette da una tappezzeria di amianto. A fianco si apre una seconda piccola grotta, dove un altarino ricorda l’adorazione dei Magi intorno alla mangiatoia: è detta appunto grotta dei Magi, dove è concesso celebrare la Messa. In queste due prime grotte la gente passa di continuo e sosta anche a lungo per cogliere il messaggio del Dio che ha saputo farsi bambino tra quelle pareti umide e nascoste.

Al fondo della grotta della Natività una porticina immette in un corridoio che porta ad altre grotte, alle quali si può accedere anche scendendo dalla chiesa di Santa Caterina. Si incontra dapprima la grotta di San Giuseppe, che ricorda il sogno del santo riportato nel vangelo di Matteo: «Alzati, prendi con te il bambino e sua Madre, e fuggi in Egitto…». Subito dopo si apre una seconda grotta, detta «degli Innocenti» in cui si ricordano i bambini nati nel tempo di Gesù e fatti uccidere da Erode.

Proseguendo si notano i cenotafi scavati nella roccia, in cui furono sepolti alcuni santi vissuti qui a Betlemme nei primi secoli: Paola ed Eustochio, due nobildonne romane al seguito di san Gerolamo che si dedicarono alla vita ascetica e cenobitica, sant’Eusebio e san Gerolamo.

Proprio a san Gerolamo è dedicata l’ultima grotta di questo labirinto: un ambiente austero a ricordo del Santo che qui visse in povertà e tradusse la Bibbia in latino a partire dal testo ebraico, dandoci quella Vulgata su cui si confrontano le traduzioni moderne. Secondo alcune fonti, pare che qui un rabbino portasse segretamente i rotoli della Bibbia sottratti in sinagoga affinché Gerolamo potesse tradurli.

Infine, sulla strada dietro la basilica si può raggiungere ancora una grotta, scavata nel tufo bianco, detta «del latte» perché secondo la tradizione qui si sarebbe fermata Maria ad allattare Gesù e, facendo cadere una goccia di latte sulla pietra, l’avrebbe resa bianca: a questo piccolo santuario vengono numerose madri, anche musulmane, a chiedere abbondanza di latte per nutrire i propri bambini.

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