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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia.

Cristiani e musulmani, chiamati ad essere fratelli

Paolo Branca
27 settembre 2006
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Il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, non ha cambiato parere a proposito del «meticciato». Ammette che il termine possa risultare sgradevole, ma resta quello che descrive meglio la realtà. Non si tratta di qualcosa di desiderabile, quanto la semplice constatazione di un processo in atto, del quale dobbiamo renderci conto e col quale dovremo a lungo fare i conti. Lo ha ribadito al Cairo, dove si è recato a fine giugno per presentare l’uscita del terzo numero della rivista Oasis e per programmare i futuri impegni del Centro che la pubblica e di cui è il promotore. Hanno partecipato all’incontro vescovi e religiosi europei, del Medio Oriente e del Nordafrica, ma anche accademici, editori, giornalisti in rappresentanza di una ventina di Paesi. Cattolici di svariati riti, ma anche musulmani, convenuti a discutere del tema «Diritti fondamentali e democrazie», argomento che nessuno si sogna di esaurire nel corso delle pur dense sedute, rese ancor più accalorate dalla temperatura dell’incipiente estate egiziana.

L’incontro mirava soprattutto a stabilire contatti, creare legami, tessere una rete di rapporti che possano valorizzare ed amplificare le iniziative di chi opera in questo delicato ma fondamentale terreno, partendo soprattutto da quanti già si danno da fare qui, a diretto contatto con la realtà locale e regionale.

Era presente un personaggio straordinario, un uomo per il quale questa esperienza di contatto e incontro interreligioso è divenuta la missione della sua stessa vita. Si tratta del gesuita olandese Christian van Nispen, che ha da poco pubblicato il volume: Cristiani e Musulmani: fratelli davanti a Dio? (Marcianum Press, Venezia 2006, p. 199, 20,00 euro ), non solo testimonianza del suo singolare percorso, ma anche e forse soprattutto riflessione teologica, allo stesso tempo equilibrata e coraggiosa, sui temi del dialogo islamocristiano. In Egitto dal ‘64, egli è conosciuto ed apprezzato anche dai musulmani, che lo hanno chiamato a far parte di importanti istituzioni culturali nazionali. Da studente, dati i legami tra la sua patria d’origine e l’Estremo Oriente, pensava di farsi missionario in Indonesia, terra che solo di recente ha avuto occasione di visitare. Destinato alla terra dei faraoni, vi giunse nel periodo entusiasmante ma per certi aspetti travagliato delle grandi ambizioni nasseriane. Un’epoca di svolta, che egli condivise coi suoi nuovi compagni di vita, condividendone speranze e delusioni. Senza lasciarsi tuttavia travolgere dal caotico susseguirsi delle crisi che hanno a lungo caratterizzato il Medio Oriente, fedele alla sua vocazione originaria, padre van Nispen ha costantemente coltivato un profondo interesse per le radici religiose del popolo egiziano, soprattutto nelle sue componenti cristiana copta e musulmana, tenendo sempre d’occhio le possibilità non solo di una pacifica convivenza, ma persino di una feconda interazione tra i loro seguaci.

Facendosi fratello degli uni e degli altri, è stato in grado di maturare i propositi e i convincimenti che ha infine raccolto in queste pagine, originariamente scritte in francese, ma ora disponibili pure in italiano e presto anche in arabo. Riflessioni semplici e concrete, ma proprio per questo di portata universale. Non certo incline a prospettare un dialogo superficiale e facilone, fatto di pacche sulle spalle ed espressioni cameratesche, l’autore non nasconde le complesse problematiche e le lacerazioni che spesso si celano dietro rapporti di semplice coesistenza. Con questo non rinuncia però alla prospettiva di un’emulazione spirituale tra i figli di differenti tradizioni religiose, chiamati dalle nuove sfide del nostro tempo ad essere più trasparenti e credibili testimoni dei valori in cui credono.

(L’autore è arabista e islamologo, docente presso l’Università cattolica del Sacro Cuore)

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