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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia.
Da poco più di un anno padre Romano Almagno è Commissario di Terra Santa a Washington, dove dopo l'11 settembre si guarda con diffidenza a tutto ciò che viene dal Medio Oriente...

«Il nostro compito? Far conoscere la Chiesa madre»

Giampiero Sandionigi
5 aprile 2006
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Romano Stephen Almagno vive in una specie di Sacro Monte, a pochi chilometri dalla Casa Bianca. Washington è la sua città da poco più di un anno, da quando cioè ha ceduto all’assedio del Custode di Terra Santa accettando il compito di Commissario nella capitale statunitense.

Frate minore di 67 anni, padre Romano è stato a lungo docente universitario. Nell’autunno 2001, dopo tre decenni di attività accademica ha lasciato l’università di Pittsburgh in Pennsylvania, dove ha insegnato discipline classiche, manoscritti greci e latini, critica testuale e, negli ultimi 11 anni, etica della tecnologia informatica.

«Ero tornato alla provincia religiosa di New York a cui appartengo e mi occupavo di predicazione e case di esercizi. Un giorno del 2004 mi chiama padre Pierbattista Pizzaballa, da poco nominato Custode di Terra Santa. Mi dice: "Abbiamo bisogno di un commissario a Washington. Te la senti?" Rispondo: "No. Tra le altre cose pensano che abbia un cancro e che sia necessario intervenire chirurgicamente". "Quando è l’operazione?" "Il 5 agosto". Il 6 agosto Pizzaballa richiama e mi chiede: "Beh, hai il cancro?". "No". "Allora accetta l’incarico!"». Così il religioso italo-americano approda a Washington, come responsabile di una comunità di 25 frati, per la maggior parte anziani e reduci dalla Terra Santa.

«L’idea di fondo del mio mandato – spiega fra Almagno – è di rinvigorire l’azione del Commissariato. I cattolici degli Stati Uniti sono molto sensibili alla Terra Santa. Lo dimostrano, ad esempio, con la raccolta di offerte del Venerdì Santo (13 milioni di dollari raccolti nel 2005 negli Usa e in Canada). Fanno fatica, però, a comprendere tutte le sfumature della situazione mediorientale. Anche perché nella nostra stampa non c’è ancora una sufficiente pluralità di informazioni. Mi spiego con un esempio. Tempo fa una lettrice scriveva alla rivista dei gesuiti America per chiedere: "Si celebra ancora la messa a Betlemme?". Era convinta che tutti i cristiani fossero ormai andati via da quella città… Ecco! Il nostro compito, come Commissariato di Terra Santa, è di fornire agli americani altri elementi del quadro, di modo che possano farsi un’idea più precisa della vita di quella che considerano la Chiesa madre e sentirsi vicini ad essa, senza limitarsi ad essere soltanto generosi erogatori di offerte». Le vecchie generazioni dei cattolici vibravano all’idea di contribuire alla salvaguardia dei santuari e dei Luoghi Santi, osserva Almagno. I giovani invece sono più sensibili alla solidarietà con le persone vive e concrete che abitano in quei luoghi.

D’altronde lo choc dell’11 settembre 2001 in America si fa ancora sentire e pochi se la sentono di imbarcarsi in un pellegrinaggio in Israele e Palestina – «Se lo propongo, mi chiedono se sono matto» annota padre Romano -, quindi si tratta di portare quelle realtà nelle case della gente.

Per farlo il Commissario di Washington ha ingaggiato alcuni professionisti laici: qualche giornalista e una ditta di marketing. Il gruppo di lavoro cura il nuovo sito Internet del convento e pubblica un fascicolo semestrale con una tiratura di 15 mila copie. I giornalisti, inoltre, redigono articoli sulla Terra Santa che gli addetti al marketing propongono a vari organi di informazione, anche laici, che li pubblicano proprio perché interessati essi stessi ad avere più informazioni su quelle aree.

«I frati della Custodia – dice Almagno -, oggi, sono chiamati ad essere "ministri di speranza e profeti di riconciliazione", come dice sovente il Custode. È a questa causa – un sacro dovere e un vero privilegio – che io stesso ho accettato di dedicare questi anni della mia vita».

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