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I Luoghi Santi contro ogni fanatismo

mons. David M. Jaeger ofm
24 settembre 2015
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Il fanatismo non è frutto della religione, ma del male che sta nel cuore dell’uomo, il quale si impadronisce dei simboli e del linguaggio della religione per attirare adesioni e opprimere il prossimo.


Boualem Sansal, il noto scrittore algerino, ha appena pubblicato, in francese, il romanzo 2084, titolo inteso ad evocare quello del 1984 dell’inglese George Orwell, che risale al 1948. Come il celebre romanzo dell’Orwell, clamorosa condanna dello stalinismo, anche Sansal dipinge un futuro dominato dal totalitarismo, solo che questa volta si tratterebbe del totalitarismo di un certo fanatismo religioso, con origine in un immaginario Paese del Medio Oriente. Come nel caso di Orwell, Sansal non intende farci rassegnare all’inevitabile, ma piuttosto motivarci a prevenire. Per troppa gente nel Medio Oriente, per intere regioni, la distopia del Sansal è oramai realtà, micidiale, che il resto del mondo segue, con orrore, quasi «in diretta».

Tutto sommato, la Terra Santa, attorno ai Luoghi Santi, ne è sostanzialmente salva, e sempre meta tanto sicura quanto ambita, dei pellegrinaggi. Il che però non vuol dire poterci esimere dal seguire attentamente quanto avviene nelle terre vicine, dove specialmente i cristiani, ma certamente non solo essi, sono vittime del fanatismo che uccide e distrugge, impietoso. Noi cristiani, la Chiesa, non abbiamo quasi nessuna possibilità di intervenire nella crudele gara per potere e dominio, che interessa le potenze mondane, che con soldi e armi alimentano i diversi roghi – e alle quali spetta ravvedersi e arrivare ai patti. Ma ne possiamo, sì, imparare una lezione; una lezione circa le conseguenze ultime del fanatismo religioso, e quindi curare di tenerne salva la nostra religione. Il fanatismo infatti non è frutto della religione, ma del male che sta nel cuore dell’uomo, il quale si impadronisce dei simboli e del linguaggio della religione per attirare adesioni e opprimere il prossimo; e tali individui e gruppi si sono trovati, nella storia, anche tra cristiani. Ce ne dobbiamo rendere conto e guardarcene anche noi, dappertutto.

Non basta infatti che condanniamo compiaciuti il fanatismo altrui. Piuttosto dobbiamo dare l’esempio di una religione intrinsecamente incapace di fanatismo, antitetica ad esso per sua stessa natura. Ce lo insegna Gesù nei Vangeli, con il suo metodico contrapporsi ai fanatici religiosi del suo tempo, i quali, sicuri della propria giustizia, condannavano tutti quanti ritenevano non all’altezza. Ce lo ricorda instancabilmente Papa Francesco, che ha voluto il Giubileo della Misericordia, la quale del fanatismo è l’esatto contrario. È dall’inizio del Pontificato che il Papa ci spiega che la fede cristiana non è da pensare come «un cumulo di dottrine disgiunte», ma come adesione alla Persona di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il Figlio di Maria di Nazaret, di cui il messaggio è precisamente Egli stesso, la Parola vivente di Dio, quindi l’Amore infinito.

Certo non mancano, qua e là, le persone rimaste perplesse di fronte a questo o a quell’altro aspetto del richiamo alla divina Misericordia, che non conosce limiti e nessuno esclude, che tutti ama e mai odia, che avvicina e non perseguita. Il Papa ci chiama ad una grande conversione, faticosa, ma è sempre Gesù che ci chiama attraverso il Suo Vicario in terra. Ascoltiamolo!

In modo del tutto singolare ci possiamo mettere in ascolto nel pellegrinaggio in Terra Santa. È la Terra Santa, specie i Luoghi Santi della Redenzione, che ci salva dal perderci in un «cumulo di dottrine disgiunte», e ci mette a confronto con la divina Persona che, facendo propria anche la natura umana, ha voluto far ingresso nel nostro mondo e nella nostra storia, condividere gioie e dolori dell’umana esistenza e, dall’interno della nostra storia, chiamarci, portarci in braccio, alla trascendenza.

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