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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Il linguaggio dell’amore

Giuseppe Caffulli
17 luglio 2012
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Di lei avevamo parlato qualche mese fa, nel contesto di un reportage dall’Egitto (cfr Terrasanta n. 1, gennaio-febbraio 2012, p. 17), che denunciava il traffico di essere umani nel deserto del Sinai e la triste sorte di molti immigrati eritrei in Israele. Ora suor Azezet Kidane, religiosa comboniana eritrea che risiede tra Gerusalemme e Tel Aviv (dove lavora in strutture di accoglienza per i profughi) ha ricevuto un riconoscimento dal governo statunitense per il suo impegno nel sensibilizzare l’opinione pubblica, insieme all’organizzazione israeliana Medici per i diritti umani, sulle terribili condizioni di vita, le sevizie e le torture che i profughi del Sinai in viaggio verso Israele subiscono.

Il riconoscimento a suor Azezet arriva nel contesto della pubblicazione dell’annuale rapporto sul Traffico di esseri umani redatto dal Dipartimento di Stato americano, dal quale risulta che oggi nel mondo ci sono almeno 27 milioni di persone ridotte in schiavitù, nelle maniere le più disparate e ributtanti.

La vicenda di suor Azezet ci aiuta a illuminare un aspetto non marginale nell’opera della Chiesa di Terra Santa oggi: la presenza e l’impegno delle congregazioni e degli ordini femminili. Sia che operino nelle parrocchie, nelle carceri, nelle strutture d’accoglienza, nelle scuole, o vivano la dimensione della preghiera e dell’ascolto (come le sorelle clarisse), le religiose (ma il discorso vale anche per le molte laiche, sia missionarie che volontarie) sono una presenza discreta e quanto mai efficiente, capace spesso di arrivare laddove altri non osano (o non riescono).

Il loro segreto (se di segreto si può parlare) sta tutto nel carisma femminile: quella straordinaria miscela d’intuito ed affettività propria di chi ha più dimestichezza con il mistero della vita. E che assume l’apertura all’altro, la relazione e la logica del dono (liberandosi da ogni senso di proprietà e di chiusura, come sosteneva il filosofo Emmanuel Lévinas) come via dell’amore e della comunione.

Sarà un caso che le prime testimoni della risurrezione di Cristo furono le donne?

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