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Le strade antiche di Gerusalemme

padre Eugenio Alliata ofm
22 novembre 2010
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Per qualunque porta tu entri oggi nella città vecchia di Gerusalemme, ti trovi a calpestare coi tuoi piedi lastricati antichi. Gli archeologi li hanno a volte rivelati attraverso i loro scavi e gli architetti non trovano di meglio che renderli in tutto o in parte fruibili ai turisti. Alcuni di questi tracciati ricalcano gli originali risalenti all’epoca biblica, ma sarebbe ingenuo adottarne ciascuno come autentico.

Nell’Antico Testamento si menziona una strada o porta «della valle» (Ne 2,13.16), una strada «del giardino del re» (2 Re 25,4; Ger 39,4)  e una strada «del lavandaio» (2 Re 18,17; Is 7,3).  In esse si sono compiuti importanti eventi e profezie, anche se non possono essere individuate oggi se non in modo alquanto approssimativo. La topografia locale ha conservato il nome della prima (Tariq el-Wad) come quella che percorre per tutta la sua lunghezza la lieve depressione tra le due colline, orientale e occidentale, sulle quali è costruita la città moderna come l’antica. Lungo il suo percorso si trovano la Porta di Damasco, parte della Via Dolorosa, il Muro del Pianto, la Porta dell’Immondezzaio (Dung Gate) e la piscina di Siloe con numerosi resti archeologici, quasi tutti però appartenenti alle epoche post-bibliche, cioè romana o bizantina (I-VII sec. dC). Molto importanti i nuovi ritrovamenti compiuti negli scavi di fronte al Muro del Pianto.

Per la storia del Nuovo Testamento è di importanza particolare la Via Dolorosa che, nella sua forma più sviluppata, comprende anche i movimenti del gruppo di Gesù e degli apostoli a partire dalla loro uscita dal luogo della Cena, la discesa al Getsemani, la cattura, il penoso passaggio attraverso le abitazioni dei sommi sacerdoti e di fronte al sinedrio, il giudizio di Pilato e finalmente la via della croce e il luogo del Golgota (Mc 14,26 ecc.; testi sinottici).

La prima parte di questo percorso (via captivitatis) vede Gesù e gli apostoli lasciare il Cenacolo per recarsi al Monte degli Ulivi. Due percorsi alternativi sono stati proposti. Il primo vede il nostro gruppo discendere verso Siloe attraverso una ripida gradinata, rinvenuta al principio del secolo XIX presso la chiesa di San Pietro in Gallicantu. Il secondo propone una sortita dalla porta degli Esseni, sul lato sud, in direzione della valle Geenna e finalmente di Siloe, prima di arrivare al Getsemani, che si trova ad est nella valle del Cedron. Della porta degli Esseni si può vedere, nel cimitero protestante, il livello di calpestio originario del primo secolo di circa un metro più basso rispetto a quello bizantino del sesto secolo. Queste due ipotesi di percorso sono possibili, anche se non abbiamo particolari elementi per scegliere la più probabile. La via del Gallicantu è stata ugualmente proposta per la conduzione di Gesù prigioniero nella casa di Caifa sommo sacerdote, che le guide propongono di collocare in un luogo, o in un altro, del monte Sion.

Una grande incertezza regna anche sulla genuina localizzazione del Pretorio di Pilato. Situare  differentemente il punto di partenza della Via Dolorosa comporta come conseguenza disegnare un percorso diverso anche verso il punto finale, il Calvario, per quanto questo venga lasciato immutato. La tradizione che si è imposta negli ultimi secoli prende come punto di partenza la Fortezza Antonia. L’arco dell’Ecce Homo ed il lastricato che vi sta accanto, detto litòstrotos e visibile anche nella vicina Cappella della Condanna, accompagnano ogni giorno la partenza di innumerevoli Via Crucis.

Di fatto quasi tutte le strade all’interno della città vecchia sono antiche, anche se eredi soprattutto della ricostruzione romana dell’imperatore Adriano (Aelia Capitolina) intrapresa all’epoca della seconda rivolta giudaica (132-135 dC), e solo occasionalmente offrono una testimonianza diretta della città del tempo di Gesù.

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