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Europa al bivio. Assisi o Lepanto?

padre Gwenolé Jeusset ofm
20 gennaio 2010
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Nessuno è un’isola: né la Gran Bretagna con la sua chiusura del tunnel sotto la Manica, che ha causato problemi un tempo impensabili, né la Svizzera, nonostante il referendum contro i minareti. È stata una sorpresa, ma meno per i problemi di convivenza sollevati che per il fatto di volerli risolvere arroccandosi su posizioni difensive. Un «in bocca al lupo» alla minoranza (degli svizzeri) che si è mostrata più tollerante con l’augurio, in questo inizio d’anno, che i cantoni della Confederazione abbandonino questo provvedimento più in fretta di quanto abbiano fatto con quello che, fino ancora a non molto tempo fa, vietava la presenza dei gesuiti in territorio elvetico.

Ancora più grave, forse, è l’eco suscitata dall’intera vicenda, quasi una colata lavica. La reazione dei movimenti di estrema destra non sorprende: non è forse per loro una vera e propria manna dal cielo? Se la Chiesa avesse mantenuto la bella mentalità di un tempo, potremmo cantare un maestoso Te Deum che ricorderebbe la battaglia di Lepanto! Alcuni adottano questo soprannome, principalmente per perdersi nell’anonimato della Rete. Ma questi nostalgici d’altri tempi non sarebbero pericolosi, se cristiani sovente impegnati nelle attività ecclesiali non si fossero messi anche loro a ululare insieme ai lupi.

Perché dobbiamo sempre mettere benzina sul fuoco nei rapporti tra Occidente e islam? Non sarebbe meglio batterci per i diritti di ogni uomo e smetterla con queste dispute su campanili e minareti? Senza negare i fatti contrari, bisogna porre in essere gesti e parole positivi, capaci di far davvero riflettere gli altri, anziché metterci a fare quello che per primi rimproveriamo loro, soprattutto quando generalizziamo. Dobbiamo forse reagire alla mancanza di libertà religiosa con le stesse armi? «Tu mi hai fatto quello e allora io ti faccio questo»: quando un bambino si comporta così parliamo di vendetta, ma nell’ambito interreligioso la chiamano reciprocità. Bisogna reclamare la reciprocità della libertà religiosa, non la reciprocità della mancanza di libertà.

Seguire il branco ci fa dimenticare quanto questo ci porti più lontano di quanto si creda nella giungla degli uomini. Dopo i minareti, chiederemo la soppressione delle moschee. E sarà la caccia ai luoghi del dialogo. Tutto questo rischia di sfuggire alla brava gente che non pensava di spingersi fin qui. Dovrebbe capire che gli estremisti hanno sempre bisogno di capri espiatori.

Da trent’anni, con discrezione, personalità del mondo accademico cristiano e musulmano hanno avviato un confronto su temi teologici. Attraverso l’amicizia e l’ascolto reciproco, gruppi di persone a Parigi, Tunisi, Rabat, Beirut, in Spagna preparano, a un livello spirituale e intellettuale, un futuro di accettazione delle diversità. Questo sforzo verso la pace non è sfuggito ai seminatori di odio. Il segretario generale del Groupe de recherche islamo-chrétien (Gric) comunica: «I nostri amici svizzeri hanno fatto sapere che non vogliono i minareti a casa loro… I francesi stanno pensando a una legge sul burqa. Intorno a noi scorgiamo molte persone con un atteggiamento reazionario nei confronti dell’islam… In un contesto simile, perché stupirsi che il sito Internet del Gric (www.gric.asso.fr) sia stato oggetto di un attacco da parte degli hacker, che ha completamente distrutto il portale mettendo al suo posto articoli sulla guerra d’Algeria? Ci vorranno diverse settimane per ricostruirlo».

Dialogo o crociata, Assisi o Lepanto, dobbiamo scegliere. Possa il 2010 condurci sulla strada di san Francesco!

(traduzione di Roberto Orlandi)

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