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L’apocrifo di Giacomo. Tra fede e tradizione

Edoardo Arborio Mella
15 Luglio 2009
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Le tradizioni di diverse Chiese devono molto a un testo apocrifo scritto in greco forse alla fine del II secolo, che narra la vita della Vergine Maria e la nascita di Gesù. Attribuito a Giacomo fratello del Signore, esso è noto come il Protoevangelo di Giacomo ed è stato tradotto, spesso con rimaneggiamenti, in siriaco, copto, etiopico, armeno, arabo e latino. Sul suo vero autore non si sa nulla.

In esso si racconta che i genitori di Maria si chiamavano Gioacchino e Anna. Essi non avevano figli. Mentre Gioacchino presentava un’offerta al Signore qualcuno gli rinfacciò la sua sterilità. Confuso, egli fuggì nel deserto, digiunò e pianse. Anche Anna pianse e pregò. A entrambi apparve un angelo che li consolò e annunciò la nascita di una gloriosa discendenza.

Gioacchino tornò a casa e a suo tempo nacque Maria, che in tenera età venne presentata al Tempio perché vi passasse la vita nel servizio del Signore. Maria crebbe dunque nel Tempio. Quando  compì i dodici anni, l’età del matrimonio, i sacerdoti, a capo dei quali si trovava Zaccaria futuro padre di Giovanni Battista, pensarono di affidarla a un uomo che sapesse rispettare il voto di verginità fatto dai genitori su di lei. Un miracolo designò Giuseppe: una colomba uscì dal bastone da lui impugnato; in un rimaneggiamento latino il suo bastone fiorì. Inizialmente Giuseppe si schermì adducendo la sua tarda età e la sua condizione di padre di famiglia, ma venne costretto ad accettare. Avvenne poi che occorresse una tenda per il Tempio, e Maria fu tra le fanciulle chiamate a tesserla. Mentre si trovava alla fontana per attingere acqua e poi mentre filava con filo di porpora, un angelo le annunciò la prossima maternità. Un nuovo miracolo scagionò lei e Giuseppe dallo scandalo. Segue la nascita di Gesù in una grotta della campagna con due levatrici che confermano il prodigio, la visita dei magi e la strage degli innocenti, ove l’accento si sposta sul salvataggio miracoloso di Giovanni Battista che viene accolto da una montagna mentre suo padre Zaccaria viene ucciso da Erode.

Riassumiamo gli elementi di tradizione che derivano da tale racconto. Innanzitutto i nomi dei genitori di Maria. Poi il voto di verginità fatto su Maria e il suo soggiorno nel Tempio che fa di lei un modello di vita monastica femminile. Il calendario liturgico orientale, e con minore enfasi anche quello latino, celebrano la festa della presentazione di Maria al Tempio. L’arte occidentale conosce bene Giuseppe vecchio reggente un bastone fiorito, che prima di essere simbolo di castità è illustrazione della versione latina della nostra storia. Ricordiamo anche gli affreschi di Giotto nella cappella Scrovegni di Padova. Quanto alla tradizione bizantina, un’icona tradizionale mostra il ritorno a casa di Gioacchino e l’incontro con Anna. Vi è poi l’icona della presentazione di Maria al Tempio. L’icona dell’Annunciazione mostra Maria con in mano un gomitolo rosso, e quella della Natività mostra una grotta isolata fra le montagne in presenza di due levatrici. La Chiesa siriaca conosce Zaccaria come sommo sacerdote.

Il Protoevangelo di Giacomo non dice dove nacque e dove abitò Maria. Una tradizione di origine greca ne collocò la nascita a Gerusalemme. Una tradizione di epoca bizantina pone il soggiorno di Gioacchino nel deserto presso l’attuale monastero di San Giorgio di Choziba. Tradizioni recenti mostrano a Nazaret la fontana della prima annunciazione e ad Ain Karem la roccia che salvò Giovanni.

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