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L’ultimo treno di Bush

Giuseppe Caffulli
28 gennaio 2008
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Meglio tardi che mai, recita un proverbio. Mentre i giornali di tutto il mondo erano occupati a raccontare la corsa dei nuovi candidati alla Casa bianca, George W. Bush ha compiuto dal 9 all’11 gennaio il suo primo viaggio in Terra Santa dopo sette anni di mandato presidenziale.

Il viaggio di Bush è il primo frutto (speriamo non l’unico) del Vertice di Annapolis voluto dalla stessa amministrazione americana a fine novembre, per cercare di disegnare i contorni di una pace possibile ma che a tutti (e per colpa di molti) sembra irraggiungibile. Le questioni in gioco sono tante e complesse. E non basterà certo un viaggio dell’Air Force One a sbloccarle. «Occorre avere lungimiranza – ha sottolineato il presidente Usa – in modo da arrivare alla creazione di uno Stato palestinese una volta rispettati gli obblighi della road map».

Già, ma quali sono questi obblighi? Da una parte l’impegno palestinese per lo sradicamento del terrorismo, dall’altra la fine degli insediamenti israeliani in Cisgiordania (121 quelli esistenti oggi, un centinaio invece gli avamposti cosiddetti «illegali»), per esempio. Oltre a garantire il diritto di ritorno dei profughi palestinesi, la fine dell’occupazione israeliana, lo stop alla costruzione del muro di separazione (che taglia interi villaggi arabi), la scarcerazione dei prigionieri palestinesi detenuti in Israele, la continuità territoriale del futuro Stato palestinese (oggi «a macchia di leopardo») e la soluzione della questione di Gerusalemme.

Il problema vero è che, sia in campo israeliano che in campo palestinese, non c’è un vero consenso sul prezzo – inevitabile – da pagare per raggiungere la pace. La destra nazionalista israeliana spinge perché si continuino a costruire insediamenti . Hamas, d’altra parte, ha sbeffeggiato la visita del presidente Usa definandola una «pagliacciata».
Bush si è detto convinto di poter favorire una pace duratura entro il 2008. Tutti coloro che hanno a cuore la Terra Santa lo sperano fortemente. Il compito – dato il poco tempo a disposizione – sembra arduo, ma dopo tante disillusioni non costa nulla crederci ancora una volta.

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