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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Con i suoi monumenti appartenenti a varie epoche, è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi del mondo.

Petra la città rosa

Giuseppe Caffulli
14 novembre 2007
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Petra, la «città rosa», con i suoi monumenti appartenenti a varie epoche, è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi del mondo. Lo spettacolare as-Siq, il canyon che ne costituisce l’accesso, le tombe decorate in stile assiro o egizio, i teatri, la via colonnata (rifatta da Traiano dopo l’annessione della città all’impero), le vestigia romane con i templi e i mercati, le rovine dell’epoca bizantina: tutto concorre a farne un luogo unico, oltre che un sito archeologico di primaria importanza. Per questa ragione Petra è stata tra le bellezze più votate in un recente sondaggio, insieme al Colosseo di Roma, le rovine maya di Chichen Itzá (Messico), quelle inca di Machu Picchu, il Taj Mahal in India, la Grande muraglia cinese e il Cristo Redentore di Rio de Janeiro (Brasile).

Meraviglia del mondo
Nella luce del mattino, l’elegante facciata in stile ellenistico di al-Khaznah, il «tesoro del faraone», appare in tutto il suo splendore. La lunga, tortuosa gola che conduce all’antica città nabatea è ormai alle spalle, ma negli occhi permane lo stupore per i colori e per le bizzarre forme che l’erosione ha scavato nella roccia. Petra è un miracolo nel deserto, uno dei siti più noti del Vicino Oriente, la meta giordana più turisticamente importante. Anticamente abitata dagli edomiti, popolo di origine semita (l’Antico Testamento li chiama i «figli di Esaù»), la città conobbe il suo periodo d’oro con il regno dei nabatei, che si stabilirono nella regione a partire dal III secolo a.C.

Scavata nella roccia
Fino al 75 d.C. Petra («roccia», secondo l’etimo greco) fu la capitale di uno Stato florido e snodo importantissimo sulle vie carovaniere del tempo. Lo spostamento del baricentro politico da Petra a Bosra, in Siria, determinò il declino della città e l’annessione, nel 106 d.C. all’Impero romano. Nel 130 d. C. venne visitata dall’imperatore Adriano, che le concesse il titolo di metropoli e volle che fosse chiamata «Hadriana Petra». Il 6 dicembre 1985 Petra è stata iscritta nella lista dei siti considerati dall’Unesco «Patrimonio dell’umanità».

Civiltà delle acque
I nabatei erano maestri nella salvaguardia dell’ambiente e (in particolare) delle risorse idriche. Per questa ragione Petra è sopravvissuta ed è giunta fino a noi. Canalizzazioni, vasche di captazione, bacini, acquedotti: nell’arido deserto giordano riuscirono a creare perfino un giardino pubblico (paradeisos). Chiunque si trovava a passare da Petra non poteva non rimanere colpito dall’abbondanza di acqua, sinonimo di ricchezza. Il Paradiso di Petra (risalente al I secolo d.C) sembra sia stato realizzato per imitare la magnificenza dei palazzi e dei giardini erodiani della Terra Santa.

Bellezza fragile
Tra i più importanti monumenti di Petra, la Tomba dell’urna, quella delle Seta, con le sue rocce policrome, la Tomba corinzia e la Tomba del Palazzo, l’imponente al-Dayr, il «monastero» con i suoi bei capitelli nabatei, la via colonnata. La stessa bellezza di Petra è fragile, fondata com’è su un equilibrio ambientale che è messo oggi a dura prova da un turismo di massa non sempre rispettoso.

Sottratta all’oblio
Dal IV secolo la città entrò nella sfera politica di Bisanzio e appartenne all’Impero d’Oriente, divenendo anche sede vescovile. Solamente durante il breve periodo della presenza crociata in Palestina Petra venne per qualche tempo occupata, come testimoniano alcune fortezze nei dintorni. Con la conquista musulmana non si hanno più notizie di Petra fino al 1812, quando venne «riscoperta» dal viaggiatore svizzero Johann Ludwig Burckhardt.

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