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I diritti negati e il baratro della violenza

Giuseppe Caffulli
15 gennaio 2007
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Leggo nel sito web di B’Tselem, una delle più note organizzazioni israeliane impegnate nella difesa dei diritti umani, le statistiche del conflitto che non smette di seminare morte in Terra Santa. Secondo il Rapporto 2006, che ci aiuta a toccare con mano la brutalità della guerra, l’anno passato sono state 683 le vittime sui vari fronti. Ma quel che preoccupa i ricercatori è «il deteriorarsi della situazione dei diritti umani nei Territori occupati, l’aumento delle vittime civili e la distruzione di case e infrastrutture nella Striscia di Gaza. Nello stesso tempo, assistiamo a un aumento delle violazioni alle libertà fondamentali anche per i civili israeliani».

Sul fronte delle vittime, sono 660 i palestinesi uccisi dall’esercito israeliano nei Territori occupati e in Israele (4.005 dall’inizio dell’Intifada). Di questi 141 minori e 322 civili. Dal rapimento del caporale Gilad Shalit, nel giugno scorso, l’esercito israeliano ha ucciso nella sola Striscia di Gaza 405 palestinesi. Tra questi 88 minori e 205 civili.

I palestinesi, da parte loro, nel 2006 hanno ucciso in azioni di guerra o in atti di terrorismo 17 civili israeliani (701 le vittime civili dall’inizio dell’Intifada), sia nei Territori che in Israele. Sei le vittime tra i militari (316 dall’inizio dell’Intifada). Nelle operazioni militari nella Striscia di Gaza, l’esercito israeliano ha distrutto 279 case; 1.769 i senzatetto.

Tra gli aspetti che toccano maggiormente la vita delle persone e delle famiglie, i check-point permanenti: 54. Ad essi si aggiungono 160 posti di blocco «volanti» e centinaia di barriere, che impediscono spesso di raggiungere campi, scuole e ospedali.

Rimettiamo la persona e i suoi diritti fondamentali al centro, esorta il Papa nel Messaggio per la Giornata della pace 2007: solo così cessarà la guerra. Un appello che in Terra Santa appare l’unica strada per non sprofondare nel baratro.

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