Nell’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, il Festival Francescano – appuntamento culturale gratuito che ogni anno richiama decine di migliaia di persone a Bologna – ha scelto come tema: «Sorella morte: il passaggio che riscrive la vita».
L’edizione 2026 è in programma dal 24 al 27 settembre. Quattro giorni di incontri, spettacoli, dialoghi, laboratori e momenti di spiritualità, pensati per tutte le generazioni, che vedono la partecipazione di alcune delle voci più autorevoli della cultura e del pensiero contemporaneo che si confrontano intorno al tema.
Francesco nel Cantico delle Creature chiamò la morte «sorella», non come rassegnata accettazione della fine, ma come possibilità di trasformazione. Per affrontare un tema che la contemporaneità tende a rimuovere o a spettacolarizzare, il Movimento francescano dell’Emilia-Romagna, organizzatore dell’evento, si è avvalso di un comitato scientifico di teologi, medici e filosofi; fa un tentativo di misurarsi con la parola «morte» senza rimuoverla, ma provando ad abitarla con consapevolezza, dentro il nostro tempo.
«C’è un vuoto culturale nel prepararsi al compimento della vita – ha osservato fra Giampaolo Cavalli, presidente del Festival –, un’assenza di linguaggio per parlare del limite. Chiamare la morte “sorella” significa riconoscere che non è l’opposto della vita, ma l’accoglienza della propria finitudine: la fragilità non è uno scarto, ma parte essenziale dell’esistenza. Il Festival non offre risposte facili, ma uno spazio di sosta e ascolto reciproco, in cui dialogano medicina e spiritualità, cura e comunità, scienza e fede, dolore e speranza».
Il Manifesto scientifico dell’edizione 2026 sottolinea come l’attualizzazione del messaggio cristiano e francescano non sia una mera accettazione della fine della vita terrena, bensì l’occasione per sperimentare percorsi di trasformazione, ricerca di significato.
Alcuni filoni tematici che sono affrontati nel Festival comprendono gli ambiti della psicologia (dare un significato al fine vita riempie di senso la vita stessa); della sociologia (il superamento dei limiti, anche in relazione alle giovani generazioni); della teologia (i concetti di risurrezione e di anima); della medicina (le cure palliative); e della spiritualità francescana (la morte come sorella che apre alla vita eterna).
L’edizione 2026 è animata da protagonisti quali i cardinali Matteo Maria Zuppi e Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme; il vescovo dei cattolici latini di Beirut, monsignor César Essayan; i padri Guidalberto Bormolini, tanatologo, e Adrien Candiard, frate domenicano al Cairo. Con loro anche il teologo Vito Mancuso, lo scrittore Javier Cercas, lo psicologo Matteo Lancini e Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino.
Nel primo giorno, 24 settembre, dedicato al tema della pace, in piazza Maggiore alle ore 17 si tiene l’incontro del cardinale Pizzaballa con l’artista Michelangelo Pistoletto e il filosofo Francesco Monico, moderato da Giovanna Botteri. A seguire, la cerimonia del Premio internazionale «Francesco costruttore di Pace», che selezionerà tra decine di candidature quella che meglio incarna i valori del dialogo e del sostegno agli ultimi. L’evento sarà alla presenza di mons. Essayan, che a Beirut in questi mesi è impegnato negli aiuti ai tanti sfollati del Libano meridionale fuggiti dalla guerra.
Fondazione Terra Santa è presente anche quest’anno al Festival con lo stand di TS Edizioni e cura l’incontro con il benedettino fratel MichaelDavide Semeraro, priore dell’abbazia di Novalesa, teologo e scrittore apprezzato per le sue riflessioni sul senso della vita. Il dialogo, con Elena Bolognesi, verterà sui temi del libro Il Grido dell’anima. I salmi del dolore: venerdì 25 settembre alle ore 15, nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio.
Eco di Terrasanta 5/2026
La tentazione delle Stimmate
Francesco le riceve alla Verna dopo prove e tormenti interiori, vivendo il dono con umiltà e nascondendolo agli occhi altrui. Solo dopo la morte, frate Elia ne rivela il mistero, annunciando le cinque piaghe come segno dell’amore per Cristo.


















