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La tentazione delle Stimmate

fra Gianluigi Ameglio ofm
2 settembre 2026
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La tentazione delle Stimmate
Domenico Ghirlandaio, Miracolo delle stimmate (1485), Firenze, Santa Trinita, cappella Sassetti

Francesco le riceve alla Verna dopo prove e tormenti interiori, vivendo il dono con umiltà e nascondendolo agli occhi altrui. Solo dopo la morte, frate Elia ne rivela il mistero, annunciando le cinque piaghe come segno dell’amore per Cristo.


Quest’anno abbiamo il dono di incontrare Francesco in modo speciale, di ripercorrere il cammino che lo ha portato a incontrare il sogno di Dio su questa nostra terra. Il passaggio che qui ripercorriamo è, forse, la sua più grande prova e tentazione: Lui che aveva cercato la piccolezza, una vita apparentemente sobria e dimessa, ma, come scrivevo, «piena, colma di umanità e fratellanza come Dio vorrebbe; non una vita sbiadita, ridotta, senza sogni» sul monte della Verna riceve il Sigillo del Dio vivente.

Tutti gli autori del suo tempo hanno provato a dare una spiegazione dei segni apparsi sul suo corpo, provato da malattie, alcune delle quali contratte nel fecondo e profetico viaggio in Terra Santa, e da laceranti incomprensioni così ben delineate dal racconto della Perfetta Letizia che si conclude: «E però odi la conclusione: sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere sé medesimo e volentieri per amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e disagi.

Imperocché in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, perché non sono nostri, ma di Dio; onde dice l’Apostolo: “Che hai tu, che tu non abbi da Dio?”… Ma nella croce della tribolazione ben ci possiamo gloriare, perocché questo è nostro; e perciò dice l’Apostolo: “Io non mi voglio gloriare, se non nella croce del Nostro Signor Gesù Cristo”» (Fonti francescane 278).

Grandi prove, quindi, sono il preludio di questo evento. Lo Specchio di perfezione, una delle biografie antiche, in un brano collocato anch’esso alla Verna, scrive: «Similmente sul sacro monte della Verna, allorché ricevette nel suo corpo le stimmate del Signore, ebbe a soffrire tentazioni e tribolazioni dai demoni, in modo che non poteva mostrare la sua abituale letizia. E confidava al suo compagno: “Se sapessero i frati quante e che gravi tribolazioni e afflizioni mi danno demoni, non ci sarebbe alcuno di loro che non si muoverebbe a compassione e pietà di me”» (99, FF1798).

Dopo aver ascoltato il Vangelo, Francesco si ritira in preghiera e vive un’esperienza straordinaria che Tommaso da Celano, un altro dei biografi, così descrive: «Mentre era in questo stato di preoccupazione e di totale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quel misterioso uomo crocifisso.

Le sue mani e i piedi apparvero trafitti nel centro da chiodi, le cui teste erano visibili nel palmo delle mani e sul dorso dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Quei segni poi erano rotondi dalla parte interna delle mani, e allungati nell’esterna, e formavano quasi una escrescenza carnosa, come fosse punta di chiodi ripiegata e ribattuta. Così pure nei piedi erano impressi i segni dei chiodi sporgenti sul resto della carne. Anche il lato destro era trafitto come da un colpo di lancia, con ampia cicatrice, e spesso sanguinava» (1 Cel 94-95 FF485).

Quest’uomo che aveva cercato la piccolezza; che era tormentato dal timore che Dio lo avesse abbandonato nel suo sogno evangelico; impotente davanti ai cambiamenti; che aveva dialogato con il sultano ma ora non riusciva a parlare con i fratelli; che nella preghiera si definiva verme e povero servitore; si trova sul corpo l’effetto della compassione e dell’amore straordinario che lo legava all’uomo crocifisso! Non è un caso che abbia cercato sempre di nascondere questo dono con grande umiltà e riservatezza, custodendolo come un mistero sacro e strettamente personale tra sé e Dio. Cominciò da quel giorno a indossare maniche lunghe per coprire i polsi facendo passare le mani nelle maniche del saio per non far scorgere le piaghe. Ritornò a mettere calzari ai piedi per nascondere le ferite.

Solo alla sua morte, in una storica lettera enciclica, frate Elia da Cortona, all’epoca vicario generale dell’Ordine, a tutti i ministri provinciali e alle comunità dei Minori sparse ormai nel mondo, scrisse: «Vi annuncio una grande gioia, un miracolo del tutto nuovo. Non si è mai udito al mondo un portento simile, fuorché nel Figlio di Dio, che è il Cristo Signore. Non molto tempo prima della sua morte, il fratello e padre nostro apparve crocifisso, portando nel suo corpo le cinque piaghe, che sono veramente le stimmate di Cristo. … ma dopo la sua morte il suo aspetto divenne bellissimo, splendente di mirabile candore e consolante a vedersi. (…) Perciò, fratelli, benedite il Dio del cielo ed esaltatelo davanti a tutti, perché ha fatto scendere su di noi la sua misericordia» (FF309-311).

L’autore è Commissario di Terra Santa per il Nord Italia

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