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Strage del porto di Beirut, un documentario

Terrasanta.net
4 agosto 2026
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Strage del porto di Beirut, un documentario
Fotogramma del documentario libanese Explosion au port de Beyrouth : anatomie d'une catastrophe annoncée dedicato alla strage del 4 agosto 2020. (© L'Orient-Le Jour)

Il 4 agosto 2020 rimane una data traumatica per tutti i libanesi, e a sei anni di distanza poco si è fatto per accertare le responsabilità della più potente e devastante esplosione non nucleare. Un documentario ne ricostruisce la storia, per non smettere di cercare la verità.


235 morti; oltre 7.000 feriti; interi quartieri distrutti; migliaia di vite sconvolte. Sei anni dopo, a Beirut il dolore è ancora vivo e le famiglie delle vittime attendono ancora giustizia. «Raccontare la storia di questa doppia esplosione è estremamente difficile, tanto è complessa e politica, intrisa di voci, manipolazioni e interessi contrastanti – scrive Rima Abduk Malak, direttrice del quotidiano in lingua francese L’Orient-Le Jour –. Ma proprio perché è così delicata e importante che il giornale ha sentito il dovere di analizzare ciò che ha portato a questa tragedia, di cercare di separare i fatti dalla finzione, di raccogliere tutti i pezzi di un puzzle che rimane incompleto».

È così stato realizzato, dopo mesi di lavoro, il documentario 4 agosto 2020: Anatomia di una catastrofe annunciata (70 minuti, in francese con sottotitoli in inglese e diretto da Lucile Wassermann, disponibile integralmente e gratuitamente su YouTube ) e che ha avuto in questi giorni un’eco internazionale.

Il 4 agosto 2020, 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio polverizzarono il porto di Beirut, uccidendo persone e devastando un terzo della capitale libanese.

→ Leggi anche: Beirut in ginocchio, la testimonianza di un frate

Di fronte a un’inchiesta giudiziaria e a indagini a lungo ostacolate da interferenze politiche, è stata organizzata una  contro-inchiesta. Si sono attivati giornalisti, ricercatori, familiari delle vittime, semplici cittadini interessati alla verità, rompendo il silenzio. Il documentario raccoglie gli esiti delle indagini, dipanando gli intrecci di una vicenda complessa che abbraccia sette anni. Il viaggio della nave Rhosus, una transazione opaca e società di comodo, la deviazione verso il Libano dove non era destinata, i successivi avvertimenti sulla pericolosità del prodotto che trasportava, ignorati dalle autorità libanesi, fino all’esplosione del 4 agosto di sei anni fa.

Il documentario esamina anche le diverse teorie emerse dopo la tragedia, tra cui possibili coinvolgimenti di Israele, Hezbollah o del regime siriano di Bashar al-Assad, e mette in fila gli elementi finora accertati o esclusi. Non solo L’Orient-Le Jour come espressione della stampa libera investigativa, ma anche Human Rights Watch, Occrp (Progetto di investigazione sulla corruzione e il crimine organizzato – organizzazione giornalistica non-profit), il network televisivo indipendente al-Jadeed e il sito di informazione Orient XXI, tutti in vario modo hanno rivelato come le autorità, ai massimi livelli di governo, abbiano ignorato gli avvertimenti sulla sicurezza nazionale e il pericolo rappresentato da questo arsenale esplosivo. Tra inefficienze amministrative, scandali politici e reti di influenza, il documentario presenta le premesse di quella catastrofe annunciata. (f.p.)

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