
Quest'oggi, 22 agosto 2026, per la seconda volta un papa è intervenuto al Meeting di Rimini per l'Amicizia dei popoli. Le riflessioni del Pontefice all'interno di una giornata intensa, apertasi con la visita alla Repubblica di San Marino.
(g.s.) – Un canto interpretato dal coro Yasmeen, promosso a Gerusalemme dalla Custodia di Terra Santa, e dal coro di Comunione e Liberazione di Rimini introduce il discorso che il Papa si accinge a pronunciare alle 16 di oggi, 22 agosto 2026, davanti a 60mila persone presenti nei padiglioni della Fiera di Rimini per la 47^ edizione del Meeting per l’amicizia dei popoli.
È una giornata intensa quella di papa Prevost in terra romagnola. Giunto in elicottero dal Vaticano alle 8.45 nel territorio della Repubblica di San Marino, il Papa ha dedicato la mattinata intera al piccolo e antico Stato sovrano. Una tappa che ha percorso con passi vigorosi, concentrandosi soprattutto sui due discorsi previsti dal programma: quello alle autorità e alla società civile nel Palazzo pubblico e quello alla comunità ecclesiale nella basilica di San Marino (scalpellino di origini dalmate, poi asceta e diacono, vissuto tra il III e il IV secolo e considerato il fondatore della repubblica).
Lo stile di Leone XIV è di non concedere gesti plateali, quasi volesse distogliere l’attenzione dalla propria persona. Ama piuttosto soffermarsi per qualche istante ad ascoltare coloro che gli vengono presentati, ma soprattutto a stringere le mani delle persone ammalate o affette da qualche forma di disabilità, alle quali non risparmia carezze ed abbracci, così come fa con i bambini.
Rientrato poco dopo mezzogiorno sul suolo italiano, il Papa ha raggiunto in forma privata, con il piccolo seguito, il monastero delle monache agostiniane di Pennabilli (Rimini) per il pranzo. Da lì, sempre in elicottero, si è trasferito al quartiere fieristico del capoluogo con pochi minuti di ritardo rispetto al programma. La giornata è tornata assolata e afosa dopo le piogge del giorno prima; un popolo accaldato ma festante si assiepa alle transenne per fare ala al Papa nel percorso lungo i padiglioni della Fiera.
Ora Prevost è lì tra i molti i giovani dai sorrisi aperti, le numerose coppie con bimbi piccoli, i tanti ragazzi e ragazze non ancora adolescenti. I saluti ad alta voce rimbalzano di bocca in bocca. Ognuno fa a modo suo. Risuonano i «Ciao», i «Grazie di tutto», i «Viva il Papa!» o «Viva il Perù!», i «Le vogliamo bene, Santità». Qualcuno prova a catturare l’attenzione urlando: «Una pregunta… Una domanda…», ma il Papa sta già guardando altrove. Per rispettare gli orari del programma e velocizzare gli spostamenti, lo fanno accomodare in piedi su una vetturetta elettrica…
All’ingresso della Fiera lo hanno salutato, genuflettendosi, alcuni responsabili di Comunione e Liberazione, a cominciare da Davide Prosperi, presidente della fraternità di Cl, e da Bernhard Scholz, presidente del Meeting.
Tra le molte proposte culturali del Meeting vi sono anche 14 mostre. Accompagnano il Papa a visitarne due: la prima dedicata alla figura di sant’Agostino di Ippona, la seconda – con un balzo nella Storia di molti secoli – all’industriale francese Léon Harmel (1829-1915), amico di papa Leone XIII e tra gli ispiratori dell’enciclica Rerum Novarum.
Tra l’una e l’altra, il Papa sosta brevemente al padiglione dei media vaticani dove stringe le mani di tutti, dopo essere stato accolto dal giornalista e direttore editoriale Andrea Tornielli.
Prima che Leone XIV inizi il suo lungo intervento davanti a un’assemblea attenta e partecipe – che accoglie nuovamente un papa a 44 anni dalla visita di san Giovanni Paolo II nel 1982 – il presidente del Meeting Scholz lo saluta con brevi parole assicurando, tra l’altro, l’impegno a «custodire l’umano in questo cambiamento d’epoca». Il riferimento ai temi evocati nell’enciclica Magnifica humanitas è esplicito. Davide Prosperi, dal canto suo, assicura che nelle comunità di Cl la si studierà nel corso dell’anno sociale che sta per iniziare. Il movimento, afferma a sua volta, intende collaborare a diffondere una cultura della pace. Con un sentimento filiale Prosperi dice al Papa, nel ringraziarlo per la sua presenza: «La seguiremo ovunque ci indicherà di andare».
Leone XIV, evidentemente colpito dall’entusiasmo di questo popolo, prende la parola per suggellare un incontro che, nei suoi vari momenti, prenderà un paio d’ore.
«In questo momento storico – esordisce Prevost – comprendiamo più profondamente la profezia che quasi mezzo secolo fa venne inscritta nel nome dato a queste giornate: “Meeting per l’amicizia fra i popoli”. Come vi disse san Giovanni Paolo II, “già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: ‘Incontro’! ‘Incontro di amicizia’! ‘Amicizia tra i popoli’! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo» (Discorso al III Meeting per l’amicizia tra i popoli, Rimini, 29 agosto 1982).
«Sì, cari amici – soggiunge il Papa, dopo aver citato il celebre esordio della costituzione pastorale Gaudium et spes del concilio ecumenico Vaticano II – è l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura».
E ancora: «Seguire Gesù Cristo dopo le tragedie e le ripartenze del XX secolo implica, infatti, una lucida consapevolezza: il male non si combatte col male. Come in cielo, così in terra l’amore è la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso. Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato».
Sempre guardando all’impegno dei cristiani – e dei ciellini – nella società, il Papa soggiunge «Tra voi non mancano competenze, responsabilità e risorse da mettere a servizio di un’autentica conversione di popolo. “L’ossessione di preservare la propria gloria, la propria “dignità”, la propria influenza non deve far parte dei nostri sentimenti. Dobbiamo perseguire la gloria di Dio, e questa non coincide con la nostra. La gloria di Dio che sfolgora nell’umiltà della grotta di Betlemme o nel disonore della croce di Cristo ci sorprende sempre” (Francesco, Discorso al V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana, Firenze, 10 novembre 2015). Liberiamo, dunque, la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti. Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni! Le due strade sono incompatibili, perché una sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione, l’altra serve il Regno di Dio e la sua giustizia».
Ai giovani presenti nel vasto uditorio Leone XIV riconosce di essere la testimonianza che «il futuro è una promessa, non una minaccia!» «Molti – osserva – non lo credono più, sia fra gli adulti, sia fra i giovani. Silenziosamente, però, “l’amor che move il sole e l’altre stelle” (il verso dantesco fa da titolo a questa _edizione del Meeting – ndr) sospinge ancora alla speranza. L’ho avvertito intensamente fra i vostri coetanei in Libano, in Africa e in Spagna. L’amore muove, urge, risveglia dal torpore, suscita nuove vocazioni e chiama a rischiare. Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta. Il Movimento, i gruppi, le comunità siano un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà. Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti! Ad ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi è già pronto a costruire la civiltà dell’amore. Non permettete a nessuno di sminuire questa parola, che è il nome stesso di Dio: “Dio è amore” (1Gv 4,16). Nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé». Applausi convinti.
Il discorso del Papa continua con considerazioni più attinenti alla vita della Chiesa oggi e del movimento di CL al suo interno. Rinviamo alla versione integrale chi volesse seguirlo fino in fondo.
La giornata riminese del Papa, affollata di volti e di strette di mano, non si conclude qui. Lo attende una sosta in cattedrale per un incontro con le persone più fragili assistite dalle realtà della diocesi locale e la messa vespertina al porto canale. A sera inoltrata il volo di rientro in Vaticano.


























