Israele, le università contro un disegno di legge su master separati per le donne
La proposta di legge, avanzata per la comunità ultraortodossa, secondo i rettori dei maggiori atenei, minaccia la parità di genere. Il 13 luglio è stata approvata una legge che punta a contrastare il servizio di leva obbligatorio anche per gli haredim, che fino a oggi sono stati esentati.
Altolà delle tre principali università israeliane a un disegno di legge che consentirebbe percorsi di studio di master e di dottorato separati fra uomini e donne: tale proposta, avvertono i rettori dell’università di Tel Aviv, dell’Università ebraica di Gerusalemme e del Politecnico Technion di Haifa, potrebbe minare l’uguaglianza negli atenei e finire per avere ripercussioni sugli studenti al di fuori della comunità ultraortodossa, per la quale il disegno di legge è stato redatto,
Tutte e tre le università nei giorni scorsi hanno rilasciato dichiarazioni nelle quali si oppongono alla proposta, che vieta la segregazione nelle aree pubbliche dei campus degli istituti secolari, ma permette la separazione in quelli che già oggi sono oggi suddivisi fra uomini e donnei. In molti istituti accademici haredi, in effetti, la segregazione al di fuori delle aule esiste già, e la proposta tenta di legalizzarla.
Il rettore dell’Università di Tel Aviv, Ariel Porat, ha scritto che questa mossa potrebbe danneggiare anche gli studenti non haredi, poiché i vincoli di bilancio potrebbero indurre alcuni istituti a creare percorsi di studio separati per genere non solo per gli studenti ultraortodossi, ma per tutti gli studenti. «Sebbene il disegno di legge sia formulato in modo da “consentire” la segregazione di genere piuttosto che renderla obbligatoria – ha scritto –, la dinamica prevista è che verranno forniti incentivi finanziari agli istituti che sceglieranno questa strada, aumentando la pressione sulle donne ultraortodosse affinché optino per percorsi di studio separati per genere e portando a un numero crescente di tali programmi in Israele». Finché rimarrà in carica, ha assicurato, questo non avverrà a Tel Aviv: «Ma il pericolo è imminente».
Anche l’Università ebraica, in un comunicato, ha affermato che «qualsiasi tentativo di separazione di genere o di ridurre la presenza condivisa di donne e uomini negli spazi pubblici e accademici è contrario allo spirito dell’ateneo sin dalla sua fondazione ed è in totale opposizione ai nostri valori». Ha inoltre avvertito che un danno alla parità di genere costituirebbe «un colpo diretto alla libertà accademica, alla qualità della ricerca e al futuro della società nel suo complesso». I firmatari si sono impegnati a continuare a lavorare per garantire che l’università rimanga «uno spazio sicuro, aperto, equo e condiviso per tutti».
Il presidente del Technion, Uri Sivan, e altri alti funzionari hanno rilasciato una breve dichiarazione in cui affermano che «il Technion continuerà a essere un’istituzione accademica aperta, equa e rispettosa per tutti coloro che varcano i suoi cancelli, e continuerà a operare secondo questi valori».
Oltre alla segregazione per gli studi post-laurea, la proposta legalizza una sentenza del 2021 dell’Alta corte di giustizia secondo cui possono esserci lezioni separate per genere nei corsi di laurea triennale, fatte salve alcune restrizioni. Secondo il disegno di legge, percorsi di studio separati per uomini e donne non sono discriminatori, ma affermano «la libertà di attività dell’istituzione accademica».
Il 13 luglio la Knesset (che tra pochi giorni vedrà chiudere la legislatura) ha approvato la controversa Legge fondamentale sullo studio della Torah con 63 voti a favore e 52 contrari, con una mossa volta a garantire uno status speciale agli studenti delle yeshiva, ovvero le scuole religiose, sebbene con una formulazione piuttosto vaga. La legge, promossa dai partiti ultraortodossi Ebraismo della Torah Unito e Shas, contiene una sola clausola: «Lo studio della Torah è un valore fondamentale del patrimonio del popolo ebraico e dello Stato di Israele».
La legge ha un carattere prevalentemente simbolico e i consulenti legali sia della Knesset che del governo, compreso l’ufficio del Procuratore generale, hanno contestato la mancanza di chiarezza della formulazione. Secondo l’opposizione, la legge rappresenta una delle mosse legislative portate avanti dai partiti ultraortodossi per contrastare l’introduzione del servizio di leva obbligatorio anche per gli haredim, della quale si parla da anni, e per congelare gli arresti dei disertori ultraortodossi.























