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In un videogioco luci e ombre della Palestina

Terrasanta.net
29 luglio 2026
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In un videogioco luci e ombre della Palestina
(© Rasheed Abu-Eideh)

Un cuscino, una fuga, un pezzo di storia da non dimenticare: lo sviluppatore palestinese Rasheed Abu-Eideh, già autore di Liyla and the Shadows of War, racconta la Nakba del 1948 attraverso una giovane in fuga dal villaggio di al-Tantura. Finanziato dal basso, Dreams on a Pillow arriva a fine 2026.


Dreams on a Pillow è un videogioco particolare: lo ha sviluppato Rasheed Abu-Eideh, palestinese, che nell’ambiente è conosciuto per il successo di Liyla and the Shadows of War. Dieci anni fa aveva raccontato l’orrore di una delle guerre a Gaza (quella del 2014) attraverso gli occhi di una bambina. Il gioco aveva vinto premi internazionali e il suo autore era stato consacrato come uno dei pochi sviluppatori palestinesi a lavorare su giochi narrativi che parlano di politica. Abu-Eideh, che vive a Nablus, rovescia il senso del videogame, con la sua valenza ludica, per farne un messaggio carico di significato, capace di avvicinare moltissimi alla realtà palestinese.

Ecco allora la comparsa di Dreams on a Pillow  (Sogni su un cuscino), la cui uscita è attesa sulle piattaforme alla fine del 2026.

L’ispirazione centrale è la Nakba, cioè l’esodo di circa 700mila palestinesi fuggiti dai territori del nuovo Stato di Israele, fondato sulla vittoria militare nella guerra del 1948. Khadra, la protagonista (chiamata anche Omm), è una giovane che fugge dal villaggio costiero di al-Tantura e porta con sé solo un cuscino. Una saga che si lega alla memoria dei palestinesi e alla loro storia del Novecento: il viaggio della protagonista diventa così un intreccio di avventure e momenti onirici, con cui l’ideatore del videogioco desidera trasmettere immagini, atmosfere e sensazioni della Palestina prima della Nakba, mostrando la vita con le tradizioni, la cultura, le relazioni.

Una raccolta di fondi dal basso

Lunga è stata la ricerca di fondi per lo sviluppo del progetto che ora è in fase di produzione. Il tema di Dreams on a Pillow è delicato: può incontrare forti opposizioni, perché si parla dell’affermazione del progetto sionista che ha portato alla nascita di Israele, ma contemporaneamente alla pulizia etnica in tanti villaggi, dove la popolazione araba palestinese ha dovuto fuggire. Così diverse aziende, per prudenza, hanno scelto di non fare investimenti nel progetto e il suo ideatore ha scelto la strada del finanziamento dal basso. Con la piattaforma LaunchGood ha superato intralci burocratici e finanziari, ha trovato oltre tremila finanziatori da tutto il mondo e ha superato i 200mila dollari ritenuti necessari perché un team di una dozzina di sviluppatori desse vita al videogame, che è del tipo «stealth adventure», cioè un gioco d’avventura in pseudo-3D in cui sono forti le sequenze oniriche ispirate al folklore palestinese.

La ricostruzione di una dimora palestinese nel videogioco.

I materiali scelti e adattati sono raramente inseriti nei videogiochi perché, come ha spiegato il realizzatore in alcune interviste, si desidera mostrare la Palestina prima della «catastrofe», con la sua vivacità umana e culturale, per «smentire l’idea secondo cui nel 1948 la Palestina fosse «una terra senza popolo per un popolo senza terra», ha aggiunto.

Ci sarà da una parte un racconto della giovinezza di Khadra negli anni Trenta del Novecento, e dall’altra gli eventi della Nakba del 1948, con particolare attenzione alle aree del suo villaggio (dove avvenne un massacro di civili, come sostiene anche lo storico Ilan Pappè) e della vicina città di Haifa. In questo contrasto tra la vita di prima e la fuga verso l’esilio in Libano, la ragazza e il cuscino sono al centro dell’azione, tra enigmi, eventi reali e sogno.

Ma il progetto di stimolare l’empatia verso il popolo palestinese non è ancora terminato: la realizzazione completa di Dreams on a Pillow avrà bisogno di circa mezzo milione di dollari. Intanto la creazione dei primi livelli di gioco lo renderà tra pochi mesi disponibile e questa sarà una base per chiedere finanziamenti aggiuntivi. (f.p.)

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