
Il consolato generale di Francia a Gerusalemme celebra la conclusione dei lavori condotti nella proprietà nazionale francese dell’Eleona-Pater Noster, sul Monte degli Ulivi. La benedizione del patriarca latino di Gerusalemme.
Dopo quasi un anno e mezzo di lavori, il santuario dell’Eleona e la grotta del Pater Noster, sul Monte degli Ulivi, sono stati ufficialmente riaperti lunedì 1 giugno 2026 nel corso di una cerimonia presieduta dal patriarca latino, il cardinale Pierbattista Pizzaballa. Una cinquantina di persone hanno partecipato all’evento su invito del Consolato generale di Francia a Gerusalemme.
La mattinata è iniziata con una celebrazione animata da padre Laurent Balas, dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi), ai quali è affidata la gestione del santuario. Fatto raro, le carmelitane del Pater noster hanno lasciato la loro vicina clausura per partecipare al rito.
Secondo la tradizione cristiana, è nella grotta sottostante il sagrato di questo Luogo Santo che Gesù insegnò ai suoi discepoli la preghiera del Padre nostro. Per questo il sito è diventato, nel corso dei secoli, uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti di Gerusalemme. Dal Diciannovesimo secolo appartiene alla Francia, grazie alla donazione effettuata dalla principessa de La Tour d’Auvergne.
Prendendo la parola nel corso della liturgia, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha ricordato che il restauro di un santuario non può essere separato dal restauro delle relazioni umane. «Non siamo venuti soltanto a benedire pietre e muri», ha dichiarato. «Siamo venuti a ricordare chi è la vera casa di Dio».
Rifacendosi alla Prima lettera di Pietro, il patriarca ha sottolineato che i credenti sono chiamati a diventare essi stessi le «pietre vive» della Chiesa. Il vero santuario non è quello che si restaura nella pietra, ma quello che si costruisce nella comunione, nel perdono e nella fiducia.
«Abbiamo restaurato un luogo santo, ma chi ricostruirà la fiducia tra popoli che, da generazioni, si guardano con paura?»
In una Terra Santa segnata dalla guerra e dalle divisioni, il suo appello ha assunto una tonalità particolare. «Abbiamo restaurato un luogo santo, ma chi ricostruirà la fiducia tra popoli che, da generazioni, si guardano con paura?», si è chiesto il porporato.
Evocando le ferite del conflitto, ha poi ricordato che «questa terra, bagnata dal sangue di tanti figli – ebrei, cristiani e musulmani – grida verso il cielo». Prima di aggiungere: «Una comunità che non perdona è una Chiesa in rovina, anche se i suoi muri sono nuovi».
Per il patriarca, il luogo in cui Gesù insegnò il Padre nostro rimane un appello a diventare «artigiani di riconciliazione», convinti che «senza giustizia non c’è pace vera, e senza perdono non c’è futuro».
Il console generale di Francia a Gerusalemme, Nicolas Kassianides, ha salutato il completamento di un cantiere che ha definito «un lavoro collettivo esemplare» a servizio del patrimonio religioso di Gerusalemme e dell’accoglienza dei visitatori.
I lavori appena conclusi hanno riguardato la creazione di un nuovo percorso di visita, la posa di una pavimentazione che riprende il tracciato dell’antica basilica bizantina e il restauro strutturale della grotta del Pater Noster. Sono stati condotti dall’impresa francese Mauge, sotto la direzione dell’Agence Goutal (lo studio di Michel Goutal, architetto in capo dei Monumenti storici di Francia).
Il console Kassianides ha messo l’accento sulla scelta di materie prime locali, in particolare la pietra da taglio di Nablus, e sulla mobilitazione di artigiani di Gerusalemme e della Palestina. Ha anche voluto rendere omaggio alle maestranze palestinesi che hanno lavorato al cantiere «anche in tempo di guerra e di grande incertezza».
«Questi luoghi, affidati alla Francia dalla Storia, costituiscono un patrimonio eccezionale, al contempo spirituale, storico, culturale e diplomatico»
L’insieme del progetto, finanziato dal ministero francese per l’Europa e gli Affari esteri, rappresenta un investimento di oltre 4 milioni di shekel (1,2 milioni di euro).
Al di là dell’aspetto patrimoniale, Nicolas Kassianides ha ricordato il significato particolare dei Domaines nationaux (le proprietà della nazione francese) in Terra Santa. «Questi luoghi, affidati alla Francia dalla Storia, costituiscono un patrimonio eccezionale, al contempo spirituale, storico, culturale e diplomatico», ha dichiarato.
La Francia, ha soggiunto, intende proseguire il suo impegno al servizio delle comunità cattoliche di origini francesi e, più in generale, delle Chiese cristiane di Gerusalemme.
In una città dove il patrimonio è spesso al centro delle tensioni politiche e religiose, il console generale scorge in questo restauro «un messaggio di cooperazione, di pazienza e di lavoro comune al servizio di un bene che abbiamo ricevuto e che dobbiamo trasmettere alle generazioni future».
Con le sue 200 targhe di ceramica che riportano la preghiera del Padre nostro in tutte le lingue del mondo, il santuario dell’Eleona appare oggi come qualcosa di più di un semplice cantiere concluso. Per i responsabili religiosi come per le autorità francesi, sta a ricordare che le pietre restaurate hanno senso solo se continuano ad accogliere la preghiera, l’incontro e la speranza.

























