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Fra George Haddad: «Sognate, figli di Betlemme!»

Giampiero Sandionigi
13 giugno 2026
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Fra George Haddad: «Sognate, figli di Betlemme!»
Fra George parla a un uditorio attento al termine della cena benefica. (foto Terrasanta.net)

La testimonianza di fra George Haddad, frate minore e direttore del Terra Sancta College di Betlemme, durante una serata organizzata a Milano dal Commissariato di Terra Santa per il Nord Italia il 12 giugno 2026.


La sera di venerdì 12 giugno 2026 un centinaio di persone di tutte le età – dai senior ai liceali – ha preso parte a un’apericena benefica organizzata dal Commissariato di Terra Santa del Nord Italia presso la sua sede, attigua alla chiesa di Sant’Angelo in zona Moscova, a Milano. Gusti e sapori iberici (dalle tapas alla crema catalana, a coronare il piatto forte, una gustosa paella accompagnata da sangria) hanno accolto i partecipanti a questo appuntamento. Non è che una delle molte iniziative che i frati commissari di Terra Santa organizzano nei territori ove sono attivi per far meglio conoscere l’opera dei francescani nelle terre bibliche, a sostegno delle comunità cristiane locali e a beneficio dei pellegrini che in tempo di pace giungono da tutto il mondo nei Luoghi Santi.

Fra Gianluigi Ameglio e le sue collaboratrici al Commissariato han fatto gli onori di casa interagendo con gli ospiti e presentando a tutti fra George Haddad, un frate 43enne di nazionalità palestinese che – pochi mesi dopo essere diventato prete – è stato chiamato a dirigere il Terra Sancta College di Betlemme. Il tema delle scuole gestite dai francescani e dell’opera pedagogica che svolgono con i più giovani sta particolarmente a cuore a fra Ameglio, che destina ad esse molte delle donazioni che il Commissariato del Nord Italia riceve e convoglia verso Gerusalemme.

Al termine della cena, nel chiostro del convento francescano cala il silenzio e i presenti si mettono in ascolto di fra George, che, in un italiano impeccabile, parla della sua scuola, con i suoi 1.200 allievi e il centinaio di addetti, tra docenti e personale amministrativo e ausiliario. Tutti palestinesi che come i loro concittadini da anni subiscono le ricadute di una congiuntura particolarmente difficile.

Fra George Haddad a colloquio con Terrasanta.net prima della cena.

Prima sono stati gli anni del Covid-19 (tra il 2020 e il 2021) a tenere lontani i pellegrini e turisti stranieri da una città come Betlemme che dal comparto turistico (alberghi, ristoranti, tour operator, negozi di souvenir e altre attività commerciali collegate) trae gran parte del suo sostentamento. Poi, quando la ripresa sembrava ormai in pista, è arrivato quel tristissimo 7 ottobre 2023, con tutte le conseguenze che ha portato con sé.

«In questi tre anni – riconosce fra George in un breve colloquio con Terrasanta.net prima della cena – la sofferenza è grande». Per i palestinesi spostarsi è sempre più difficile. Lui stesso per andare a Gerusalemme deve sempre chiedere i permessi di ingresso agli israeliani, che ora li concedono con durata sempre diversa, a volte di pochi giorni, a volte di qualche mese. Il check-point principale, che separa Betlemme da Gerusalemme, è chiuso ormai da mesi, ufficialmente per manutenzione. «Ora, priva di entrate certe, la gente che traeva il proprio sostentamento dal turismo cerca di ridurre al minimo le proprie spese. La Chiesa si prodiga e cerca di aiutare tante famiglie, soprattutto le vedove, gli orfani, chi ha perso padre e madre… Lo facciamo anche come scuola, grazie anche al sostegno che ci viene dai Commissariati di Terra Santa di tutto il mondo come quello del Nord Italia».

«La nostra retta scolastica non è così alta – osserva il direttore –. Anzi, a Betlemme è la più bassa tra quelle richieste dalle varie scuole private cristiane, perché per la Custodia di Terra Santa questa è una missione non un business».

Nel chiostro di Sant’Angelo a Milano i 100 partecipanti all’apericena di sapore iberico.

Fra Haddad è consapevole di essersi innestato in un albero dalle radici profonde. «La missione del Terra Sancta College di Betlemme è molto antica: la fondazione risale al 1598, quando i frati cominciarono ad insegnare latino (la lingua della liturgia), musica, sempre per la messa, e anche un po’ di matematica per il commercio. Oggi questa missione continua con gli oltre mille studenti, metà cristiani e metà musulmani, che vanno dai tre anni d’età ai 18. Copriamo tutto il percorso scolastico. Nell’ultimo ciclo di studi abbiamo vari indirizzi: al liceo, come in Italia, c’è il linguistico, il classico, lo scientifico… Accanto ai quali ci sono i corsi dell’alberghiero, la scuola per estetisti e, da due anni, corsi di formazione professionale in collaborazione con i salesiani: gli studenti vengono da noi tre giorni alla settimana a studiare fisica, matematica, inglese, arabo, religione; altri due giorni vanno dai salesiani per le materie più tecniche e pratiche (per elettricisti ecc.). Sta andando molto bene perché dà un’opportunità, una scelta, a tanti studenti. Non tutti, alla fine, devono fare i medici, o intraprendere studi di economia…».

Già, ma che progetti hanno gli studenti di Betlemme, quando arrivano alla fine del loro percorso? Cosa immaginano per il futuro, considerata la difficile situazione?

Qui la testimonianza si fa più personale. Il giovane frate palestinese, originario di Jenin, sembra tornare alle origini della sua vocazione di francescano, maturata nonostante l’opposizione iniziale dei suoi genitori, cattolici di rito melchita in disaccordo con la scelta del loro primogenito (dopo di lui vengono tre sorelle e un fratello, tutti sposati e tutti ancora residenti in Cisgiordania, come i genitori). Parla come uno che ha fatto sua la scelta di san Francesco di farsi fratello di tutti – perché tutti figli dello stesso Padre – rigettando ogni violenza.

Il Commissario di Terra Santa, fra Gianluigi Ameglio, saluta gli intervenuti alla cena.

Racconta all’uditorio attento, avvolto dal crepuscolo: «Sono stato trasferito a Betlemme il primo luglio 2023. Al Terra Sancta College ho trovato una realtà già grande e complessa. Subito è arrivata la guerra e per me è iniziata la sfida: come portare avanti questa missione? Non che avessi paura, ma si trattava di capire la situazione. Ricordo che allora gli studenti più grandi, quelli che si preparavano al diploma, erano nati nel 2006. Non hanno vissuto né la prima né la seconda intifada, né la guerra del Libano (dell’estate 2006 – ndr). Per loro anche il concetto di guerra era una cosa nuova. Ho cercato innanzitutto di aiutarli a scoprire il dono di essere i figli di quella terra, figli di Betlemme, sia i musulmani sia i cristiani, ma tanto più noi cristiani che abbiamo qui le nostre radici».

«Non dobbiamo sempre lamentare che siamo la minoranza, che siamo pochi – osserva fra George –. Anche se siamo pochissimi… Io vengo da Jenin, una città dove la comunità cristiana è la minoranza della minoranza. Eppure, nonostante tutto godiamo di rispetto, lasciamo una nostra impronta dentro la società e per noi è una cosa molto importante. Se siamo nati in questa terra è perché abbiamo una missione, non siamo nati qui per caso. Ho cercato di farlo comprendere ai nostri studenti, soprattutto ai più grandi: “Dovete studiare, dovete continuare, dovete sognare! Sognate e cercate di realizzare i vostri sogni, come tutti gli altri”».

Alcuni giovani presenti alla cena salutano fra George Haddad.

«Essere presenti a scuola – sottolinea fra Haddad – è anche un modo per dire a tutto il mondo che abbiamo il diritto di studiare, di sognare, di essere come tutti gli altri studenti. Questo messaggio ho cercato di far passare. Grazie a Dio, i nostri studenti mi hanno reso orgoglioso perché alla maturità i loro voti sono stati i più alti di tutta la zona. Il che dischiude loro molte strade. Basti pensare, ad esempio, che per entrare alla facoltà di Medicina ci vuole un voto di diploma di almeno 98/100».

Tra le materie che gli studenti possono scegliere di studiare, sin da piccoli – soggiungiamo noi – c’è anche l’italiano. Il Terra Sancta College può avvalersi anche del volontariato di insegnanti che d’estate giungono a Betlemme dall’Italia per tenere corsi intensivi che valgono a motivare ulteriormente gli studenti più impegnati.

Anche da Betlemme, purtroppo, ci sono famiglie che si trovano costrette ad emigrare. «Tra quelle dei nostri allievi della scuola ne sono partite tre, tutte dirette in Spagna – dice fra George –. Altre sono andate negli Stati Uniti. Spesso si dirigono dove hanno già dei legami familiari, dei parenti (molti palestinesi vivono in America Latina). Io, da parte mia, sono sempre chiaro. Anche nelle omelie lo ripeto: “Siamo chiamati a una missione, a restare, e a trasmettere lo spirito cristiano”».

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