Già il formato pressoché tascabile fa intuire l’intento di questo volume: iniziare un pubblico ampio all’archeologia di Gerusalemme, mettendo a disposizione alcuni elementi fondamentali per orientarsi. Nell’introdurre l’opera, l’autore la spiega così: «non è solamente un testo di storia, bensì una biografia archeologica che ripercorre le vicende di un periodo lungo 900 anni attraverso gli oggetti e i monumenti. La narrazione si sviluppa attraverso un percorso cronologico e tematico, articolato in capitoli che offrono uno sguardo interdisciplinare sulla città».
Fonti storiche, archeologiche, epigrafiche e geografiche si combinano per illustrare le trasformazioni urbane di questo piccolo agglomerato abbarbicato sulle alture affacciate sul deserto di Giuda e sul bacino del Mar Morto ben prima che il re Davide lo facesse suo. Divenuto capitale del periferico regno di Giuda, ha sempre dovuto giostrarsi con vicini potenti. Nello scorrere dei secoli, egizi, assiri, babilonesi, persiani, romani, bizantini e musulmani ne hanno via via influenzato le sorti.
Antonio Dell’Acqua, ricercatore in Archeologia classica all’Università di Udine, percorre a grandi passi e con maestria un arco di tempo che va dal periodo ellenistico alla conquista araba. Fa da filo conduttore l’analisi delle strutture fisiche della città, i luoghi di culto, le strade, le mura, i quartieri, per cercare di capire come abbiano determinato anche l’immaginario collettivo delle comunità che vi si sono succedute. La premessa metodologica è dichiarata sin dall’inizio: partire dal nome, o meglio dai nomi della città. Gerusalemme è anche Jebus, Sion, Aelia Capitolina, Bayt al-Maqdis, Al-Quds. Ogni toponimo corrisponde a una fase storica precisa e a una ridefinizione dello spazio urbano, e il dato basta a restituire la complessità di una città continuamente riscritta.
Segue un capitolo dedicato al paesaggio naturale, alle risorse idriche della città, alle cave da cui è stato estratto il materiale edile per costruirla, e alle basilari coordinate geografiche. Dell’Acqua riassume poi la storia della ricerca archeologica, dalle prime esplorazioni ottocentesche, condotte da avventurieri e militari britannici spesso mossi dall’intento di trovare conferme alle narrazioni bibliche, fino alle scuole archeologiche ancora attive a Gerusalemme. È una sezione utile, in un campo in cui le implicazioni politiche e religiose hanno spesso condizionato perfino la metodologia degli scavi.
I capitoli centrali sunteggiano i periodi ellenistico, asmoneo, erodiano, romano e tardoantico, con attenzione alle trasformazioni materiali dello spazio: la rifondazione adrianea come Aelia Capitolina, il cantiere costantiniano del Santo Sepolcro, la progressiva ridefinizione della topografia urbana in senso cristiano prima e islamico poi. All’epoca costantiniana, ci ricorda uno dei brevi capitoli, è legato anche l’interesse crescente dei pellegrini europei cristiani nei confronti di Gerusalemme e della Terra Santa più in generale.
Le note, sobrie e precise, e una bibliografia che occupa quindici delle centosedici pagine complessive, chiudono il cerchio: c’è rigore, dietro la leggerezza.

Antonio Dell’Acqua
Gerusalemme
Carocci, 2026
pp. 116 – 13,00 euro


























