
Gerusalemme affascinò un secolo fa l’intrepida viaggiatrice britannica, celebre per le sue fotografie e i racconti delle sue esplorazioni in tutto il Medio Oriente. Un’eredità, la sua, legata anche ad Asolo nel trevigiano, ultima dimora che ne custodisce la memoria.
Sul suo passaporto alla voce «professione» c’era scritto «esploratrice e scrittrice», e in effetti Freya Stark (1893- 1993) esplorò per tutta la sua lunghissima vita il Medio Oriente e l’Oriente e pubblicò una trentina di volumi nei quali descrisse le sue esperienze. Ma Stark fu anche molto altro: poliglotta, giustificò il suo primo viaggio in Siria e Persia nel 1927 sostenendo che sarebbe stata una buona occasione per praticare l’arabo, imparato in un lungo soggiorno in ospedale. Cartografa, durante la sua permanenza a Baghdad alla fine degli anni Venti riuscì a «venire a capo dell’assoluta erroneità delle mappe» di quella zona, allora protettorato britannico, e le ridisegnò, mentre nel 1931 raggiunse e descrisse parti dell’Iran dove gli occidentali erano sconosciuti e localizzò la celebre Valle degli Assassini. Abile fotografa, documentava le sue esplorazioni con una Leica III e pubblicava le immagini migliori sui suoi libri.
Alla morte ha lasciato 40 album contenenti seimila foto in bianco e nero e circa 50mila negativi, oggi conservati in larga parte a Oxford.
La passione per i viaggi in Medio Oriente era nata, raccontava Stark, quando per il suo nono compleanno una zia le aveva regalato Le mille e una notte, e non l’abbandonò mai: durante la Seconda guerra mondiale lavorò in Yemen, Iraq ed Egitto per conto del ministero dell’Informazione britannico e conobbe il diplomatico Stewart Perowne con cui ebbe un matrimonio di breve durata. Nel 1952 visitò la Turchia, che sarebbe divenuto uno dei suoi Paesi preferiti, dopodiché andò in Cina per la prima volta a settant’anni e guidò una jeep in Afghanistan a 75; in seguito accompagnò una troupe cinematografica sull’Eufrate e fece un viaggio a dorso di pony in Nepal. Di rado lasciava passare una stagione senza partire per qualche destinazione remota.
Nei suoi viaggi si immergeva con tutta se stessa nell’ambiente e nelle culture che incontrava.
Nel suo A Winter in Arabia spiegò così il proprio atteggiamento: «Se dovessi scrivere un decalogo per i viaggi, otto delle dieci virtù che elencherei sarebbero morali, e prima fra tutte metterei un carattere tranquillo alla fine come all’inizio della giornata. Poi verrebbero la capacità di accettare i valori altrui e di giudicare in base a standard diversi dai propri […] e l’amore per la natura, che deve includere anche quella umana. La capacità di dissociarsi dalle proprie sensazioni fisiche.
La conoscenza della storia e della lingua locali. Una mente serena e priva di pregiudizi».
Visitò la Terra Santa all’inizio dei suoi viaggi e in una lettera del 20 maggio 1928 descrisse così il suo primo incontro con Gerusalemme: «Stamani abbiamo intravisto solo per un attimo il Mar Morto, una massa grigio-azzurra fra le striature dei rilievi spogli. Si sale per quelle catene montuose impervie, prive di vegetazione, e c’è solo la roccia rovente, finché non si raggiunge l’altopiano – qualche ulivo, qualche appezzamento di grano ancora da mietere, edifici religiosi squadrati costruiti da poco sui fianchi delle colline, e poi all’improvviso Gerusalemme, con tutte le sue architetture e le sue fedi racchiuse tra mura medievali squadrate: mi ha colpito in un modo che non mi aspettavo».
Tra un viaggio e l’altro Stark tornava nella sua villa di Asolo, una splendida cittadina fortificata in provincia di Treviso che aveva frequentato fin dall’infanzia.
Lì campeggiava la scrivania rotonda che lei stessa aveva disegnato, sulla quale stendeva mappe, progettava viaggi e scriveva libri e lettere. Lì è morta nel 1993, a cent’anni, e oggi il giardino di Villa Freya è meta di visite guidate, mentre il Museo civico di Asolo rende omaggio a questa donna straordinaria raccontandone la storia in una sezione permanente.
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