Madri, figlie, sorelle degli scomparsi, molti inghiottiti dalle carceri e strutture di detenzione degli al Assad, cercano verità e riconciliazione nelle «Tende della Verità» che spuntano in tutto il Paese, mentre prende corpo il processo di giustizia transizionale.
La Commissione dell’Onu per i diritti umani ha chiuso i propri lavori lo scorso martedì 31 marzo a Ginevra con una serie di raccomandazioni sul futuro della Siria: è indispensabile il sostegno da parte della comunità internazionale al governo di transizione siriano guidato da Ahmed al-Sharaa «nel garantire un processo politico trasparente, diversificato e inclusivo» nella tutela dei diritti umani fondamentali. L’unità nazionale fondata «sulla diversità politica, etnica e religiosa» della Siria dovrebbe essere la principale fonte di ispirazione nella stesura della Costituzione. «Il potere esecutivo conferito al presidente ad interim non deve essere abusato, né protrarsi oltre il periodo di transizione». Un giusto processo deve esser garantito a tutti i detenuti accusati di aver fatto parte dello Stato islamico e devono essere protetti donne e bambini che aspettano di essere rimpatriati.
Una Commissione di inchiesta continuerà a fornire il proprio sostegno metodologico nelle indagini sui crimini di guerra che hanno colpito la popolazione, soprattutto durante il regime di Bashar al-Assad, mentre l’attuale governo fatica ad assumere il pieno controllo del Paese nella fragile sicurezza e precaria stabilità politica che contraddistingue la Siria dalla fuga di Assad.
In ginocchio, dopo 14 anni di guerra
Secondo la Commissione d’inchiesta sulla Siria istituita dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu, nel corso dei 14 anni del conflitto tra governo e gruppi dell’opposizione su scala nazionale e di portata internazionale, seguito alla brutale repressione delle proteste pacifiche del marzo 2011, sono state uccise più di 580mila persone e 13 milioni di siriani sono stati sfollati. Dall’8 dicembre 2024, quando è caduto il regime di Assad, oltre un milione di rifugiati è tornato nel Paese. La Commissione ha segnalato oltre 130mila detenzioni arbitrarie, rapimenti o sparizioni, torture, in gran parte attribuibili al governo di Assad, ma che vede implicati anche gruppi armati, tra cui Hts (la formazione di cui era capo al-Sharaa), l’Esercito nazionale siriano, gruppi sostenuti dalla Turchia e il cosiddetto Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil). In seguito al crollo del governo di Assad, Hts e altri gruppi hanno forzato l’apertura di molte strutture di detenzione gestite dallo Stato, tra cui la famigerata prigione di Sednaya. Sono state scoperte decine di fosse comuni, anche se molti siriani continuano a cercare i propri parenti scomparsi.
La sfida di Kabawat, unica donna (e cristiana) nel governo di al-Sharaa
È questo il contesto nel quale si muove la ministra per il Lavoro e gli Affari sociali Hind Kabawat, l’unica donna e cristiana nel gabinetto di al-Sharaa e la cui nomina è stata salutata con particolare favore perché l’Hts non accettava la partecipazione delle donne alla politica quando governava Idlib, prima della caduta di Assad. C’è da dire che né il governo di transizione nominato un anno fa né il nuovo parlamento sono dominati da esponenti dell’Hts: benché le donne restino sottorappresentate, con appena 6 parlamentari su 119, il nuovo Parlamento comprende professionisti, tecnocrati, figure tradizionali di autorità e alcuni individui con stretti legami con le fazioni armate. Nel gabinetto di 23 membri figurano tecnocrati e leader della società civile come Raed al-Saleh, capo dei Caschi bianchi, l’organizzazione di volontariato per la ricerca e il soccorso omologa alla nostra Protezione civile.
Creare lavoro e alloggi in un Paese in bancarotta
Proprio a Kabawat la Bbc ha dedicato un documentario girato in diverse aree della Siria e dal quale emergono le enormi sfide poste dalla creazione di posti di lavoro e dalla costruzione di alloggi per i milioni di sfollati della guerra civile. Nel paese in bancarotta secondo l’Onu il 90 per cento dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà. La Banca Mondiale stima che la ricostruzione della Siria costerà almeno 175 miliardi di euro.
«Tende della verità» in cerca di condivisione e riconciliazione
Da sempre presenti nelle organizzazioni di base della società civile che gestiscono gli aiuti umanitari, le donne sono particolarmente presenti nei due organismi istituiti dal governo nel maggio 2025 per perseguire la verità, la giustizia e la responsabilità nei confronti dei siriani e dare risposte alle famiglie colpite dai crimini del regime: la Commissione per la giustizia di transizione e la Commissione nazionale per i dispersi. Così sono nate l’anno scorso le «Tende della verità» che stanno spuntando in tutto il paese, dove i famigliari degli scomparsi e dei detenuti inghiottiti dalle strutture di detenzione degli Assad, morti per le torture e finiti nelle fosse comuni, cercano giustizia, condivisione del dolore e spazi per voltare pagina. E non è un caso che la maggior parte di loro siano le madri degli scomparsi, come avvenuto negli anni Ottanta e Novanta in Argentina con le Madri di Plaza de Mayo.
Non si fermano gli scontri interetnici che dilaniano il Paese. Nel marzo 2025 sono stati uccisi più di mille alawiti (la minoranza a cui apparteneva Assad) nel corso di un’imboscata tesa sulla costa siriana da truppe fedeli ad Assad contro le forze governative. La violenza settaria è continuata con decine di membri della comunità drusa uccisi nel sud di Damasco alla fine di aprile e altre 25 persone uccise e oltre 60 ferite in un attentato suicida in una chiesa di Damasco alla fine di giugno.
Nel gennaio 2026 sono scoppiati scontri ad Aleppo tra le forze del governo di transizione e le forze curde segnando una delle più gravi escalation dalla caduta di Assad. Dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, il presidente al-Sharaa ha emanato un decreto che riconosceva i diritti culturali e linguistici dei curdi e ripristinava la cittadinanza. A ciò ha fatto seguito un nuovo cessate il fuoco nazionale con le Forze democratiche siriane (Sdf, le milizie a guida curda) che ha trasferito il controllo di diverse province controllate dai curdi alle autorità ad interim e ha ribadito l’integrazione delle stesse Sdf.





















