L’arcivescovo Amel Shimon Nona (58 anni) è stato chiamato a succedere al cardinale Louis Raphael Sako, che si è dimesso il 10 marzo scorso a Baghdad. Ad eleggerlo patriarca sono stati i suoi confratelli vescovi membri del Sinodo caldeo.
(g.s.) – Il Sinodo della Chiesa caldea, riunito a Roma dal 9 al 15 aprile, ha eletto il nuovo patriarca nella giornata di ieri, 12 aprile 2026. L’arcivescovo Amel Shimon Nona (58 anni) è stato chiamato a succedere, nella sede di Baghdad, al cardinale Louis Raphael Sako, che si era dimesso poche settimane fa, il 10 marzo.
Paolo (Polis) III – questo è il nome scelto dal nuovo patriarca per il suo ministero – è nato il primo novembre 1967 ad Alqosh, una cittadina prevalentemente cristiana nella Piana di Ninive.
Le tappe di una vita
Ordinato sacerdote l’11 gennaio 1991 a Baghdad, nel 2000 è stato inviato a Roma per completare la propria formazione accademica presso la Pontificia Università Lateranense, dove, nel 2005, ha conseguito il dottorato in Antropologia teologica.
Rientrato in Iraq, è stato per cinque anni – fino al 2010 – parroco nel suo stesso luogo natale, che è anche sede dell’eparchia (diocesi) di Alqosh. Contemporaneamente ha insegnato antropologia al Babel College, la facoltà filosofica e teologica caldea in Iraq.
L’8 gennaio 2010, all’età di 42 anni, è stato consacrato vescovo per la diocesi di Mosul, nell’Iraq settentrionale, che ha retto per quattro anni, succedendo all’arcivescovo Paulos Faraj Rahho, rapito e ucciso nel 2008.
Un cambio di emisfero
Nel 2014, quando i terroristi del sedicente Stato islamico (Isis) hanno assunto il controllo di Mosul, anche l’arcivescovo Nona è stato costretto a fuggire, come tante famiglie di profughi caldei.
Dal 7 marzo 2015 ad oggi ha guidato la diocesi caldea di San Tomaso, con sede a Sydney e giurisdizione canonica su tutta l’Australia e la Nuova Zelanda.
Il neo-patriarca è apprezzato per la sua profonda conoscenza teologica e la sua vicinanza al popolo, ma anche per il coraggio dimostrato nel testimoniare la fede in mezzo alle difficoltà.
L’assenza di Sako
Ai lavori del Sinodo caldeo riunito a Roma ha scelto di non partecipare il cardinale Sako, che nel messaggio di congedo del 9 aprile scorso ha spiegato di non voler influenzare in alcun modo la scelta del nuovo patriarca. Assicurando ai confratelli la sua preghiera, ha sottolineato: «La mia assenza da questa assemblea è un’espressione di rispetto per la coscienza dei vescovi nella loro scelta».
La sollecitudine di Leone XIV
Papa Leone XIV ha ricevuto i padri sinodali il 10 aprile, tracciando per loro una sorta di profilo spirituale del patriarca che si accingevano ad eleggere.
«Sia anzitutto – ha detto il Papa – un padre nella fede e un segno di comunione con tutti e tra tutti. Potrebbe sembrare che vivere secondo il Vangelo, cioè nella mitezza e nella ricerca paziente dell’unità, sia controcorrente e talvolta persino controproducente, ma in realtà si rivela come la via più sapiente, perché l’amore è l’unica forza che vince il male e sconfigge la morte».
Papa Prevost ha inoltre auspicato che il nuovo patriarca «sia uomo delle Beatitudini: non chiamato a gesti straordinari e a suscitare clamore, ma a una santità quotidiana, fatta di onestà, misericordia e purezza di cuore. Sia Pastore capace di ascoltare e accompagnare, perché l’autorità nella Chiesa è sempre servizio e mai egemonia. (…) Sia guida autentica e vicina alla gente, non figura appariscente e distaccata. Sia uomo radicato nella preghiera, capace di portare il peso delle difficoltà con realismo e speranza, maestro di pastorale che individui cammini concreti per il bene del popolo di Dio insieme con i fratelli vescovi».
Il Papa ha poi soggiunto «qualche richiamo fraterno e paterno» rivolto a tutti i vescovi caldei: «Vi raccomando di essere attenti e trasparenti nell’amministrazione dei beni, sobri, misurati e responsabili nell’uso dei mass-media, prudenti nelle dichiarazioni pubbliche, affinché ogni parola e comportamento contribuisca a edificare — e non a ferire — la comunione ecclesiale e la testimonianza della Chiesa. Abbiate a cuore la formazione dei presbiteri, vostri primi collaboratori nel ministero: sosteneteli con la vicinanza, edificando con loro e per loro una fraternità concreta e tangibile. E aiutate, anzitutto con l’esempio, le persone consacrate a custodire i doni ineffabili dell’obbedienza e della castità. Accompagnate i fedeli laici, provvedendoli di cure pastorali, perché si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede ricevuta dai Padri e a rimanere nei loro territori».
I caldei nel mondo
La Chiesa caldea conta circa 600mila fedeli sparsi un po’ ovunque nel mondo. Come la Chiesa assira (ortodossa) ha la propria culla in Iraq, dove la sua comunità di battezzati si è alquanto assottigliata in conseguenza della guerra a guida statunitense, scatenata nel 2003 per rovesciare il regime del presidente Saddam Hussein. Si calcola che del milione di caldei che vivevano nel Paese prima del conflitto non ne sia rimasto nemmeno un terzo. Gli altri sono emigrati, andando a ingrossare le file della diaspora caldea nel mondo. Ciò li espone al rischio di assimilazione e di progressiva perdita della propria specificità culturale e religiosa.
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Aggiornamento del 28 aprile 2026: La Santa Sede comunica che papa Leone XIV, il 24 aprile, ha concesso al patriarca Polis III l’ecclesiastica communio, che è «espressione e vincolo della piena comunione» tra la sede patriarcale di Baghdad e la sede apostolica di Roma. «Lo Spirito Santo – scrive il Papa al neo-patriarca – La sostenga nel compimento della missione ricevuta, perché la Chiesa Caldea, ricca della sua antichissima tradizione apostolica e segnata dalla testimonianza luminosa di numerosi martiri e confessori, continui a rendere fecondo l’annuncio del Vangelo, come fece con mirabile spirito missionario, rafforzando la comunione ecclesiale nel territorio proprio e in quelli della sempre più vasta diaspora».
Ultimo aggiornamento: 28/04/2026 12:25
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