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Crocifisso profanato in Libano, i vescovi di Terra Santa condannano

Terrasanta.net
20 aprile 2026
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Crocifisso profanato in Libano, i vescovi di Terra Santa condannano

Un soldato israeliano ha deliberatamente danneggiato un crocifisso in un villaggio del Libano meridionale. Rammarico del governo israeliano. L'Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa, dal canto suo, chiede provvedimenti disciplinari, ma anche la fine della guerra.


(g.s.) – Nella giornata di ieri, 19 aprile 2026, sulle reti sociali ha cominciato a circolare una fotografia che mostra un militare israeliano che con una pesante mazza colpisce la testa di un grande crocifisso abbattuto al suolo. Lo scatto si riferisce a un fatto avvenuto in una località del Libano meridionale, invaso dalle truppe israeliane nell’ambito della pesante campagna di bombardamenti e azioni terrestri in corso da fine febbraio contro le milizie armate del partito sciita Hezbollah, scese in campo ancora una volta – con i loro razzi e droni lanciati su Israele – agli ordini di Teheran.

L’atto oltraggioso del soldato israeliano ha suscitato sconcerto. Qualcuno ha provato a sostenere che si trattasse di un’immagine artefatta, ma le verifiche dello stato maggiore delle Forze armate israeliane (Idf, secondo l’acronimo inglese) hanno confermato la veridicità della fotografia.

Con un comunicato diffuso attraverso i propri canali ufficiali, i comandi delle forze armate israeliane affermano di considerare «l’incidente con grande serietà» e sottolineano «che il comportamento del soldato è del tutto incoerente con i valori attesi dalle truppe. L’incidente è in fase di indagine da parte del Comando Settentrionale ed è attualmente affrontato attraverso la catena di comando. Saranno prese misure appropriate contro coloro che sono coinvolti, in conformità con i risultati». Come gesto di riparazione, si sta cooperando con le comunità locali per ricollocare la statua al suo posto. Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar hanno espresso rammarico e vergogna.

In ogni caso, quest’oggi l’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa – che coordina i responsabili delle comunità cattoliche di rito latino, melchita, maronita, armeno e caldeo, nonché i francescani della Custodia di Terra Santa – ha ritenuto opportuno diffondere una dichiarazione firmata dal suo presidente, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, per esprimere la comune indignazione e la condanna per il gesto oltraggioso.

«Questo atto – si legge nella dichiarazione – costituisce una grave offesa alla fede cristiana e si aggiunge ad altri episodi riferiti di profanazione di simboli cristiani da parte di soldati delle Idf nel Libano meridionale. Rivela inoltre un preoccupante fallimento nella formazione morale e umana, in cui persino il più elementare rispetto per il sacro e per la dignità altrui è gravemente compromesso. L’Assemblea chiede un’azione disciplinare immediata e decisa, un credibile processo di responsabilizzazione, e garanzie chiare che una tale condotta non sarà più né tollerata né ripetuta».

«Tuttavia – soggiungono gli ecclesiastici –, anche di fronte a una simile offesa, la Croce rimane intangibile nel suo significato (…). Per i credenti, la Croce permane come fonte di dignità, speranza e redenzione, e come invito a superare la violenza attraverso l’amore sacrificale. È precisamente in questa luce che la Chiesa continua a proclamare che la vera pace non può nascere dalla violenza, ma deve rimanere, per utilizzare le parole di Papa Leone XIV, “disarmata… una pace che chiama a ‘rimettere la spada nel fodero'”».

D’altronde la guerra, ogni guerra, reca con sé nefandezze simili e di ben altra portata per la vita e la morte di tanti esseri umani, ognuno dei quali è creato a immagine di Dio. La Chiesa lo sa bene ed è anche per questo che «l’Assemblea rinnova il suo pressante appello a porre fine alla guerra che ha tormentato questa regione per fin troppo tempo, e ad abbracciare un cammino in cui la pace si testimonia nella moderazione, nel dialogo, nella responsabilità e nel rispetto per il sacro e per ogni vita umana».

Clicca qui per leggere la dichiarazione integrale, in formato pdf e in lingua inglese.

Aggiornamento del 21 aprile 2026: Al termine dell’indagine interna, i vertici delle forze armate israeliane hanno comunicato di aver individuato il soldato responsabile dell’oltraggio al crocifisso, che si trovava nel giardino di una casa privata nel villaggio cristiano di Debel. Insieme a un commilitone, che lo ha ritratto mentre danneggiava la statua, il militare è stato punito con 30 giorni di reclusione. Lavata di capo per altri 6 soldati, che hanno assistito alla scena senza intervenire.
Aggiornamento del 26 aprile 2026: Nello stesso villaggio, è emerso giorni dopo, i soldati israeliani hanno anche distrutto gli impianti di pannelli solari.

Ultimo aggiornamento: 27/04/2026 10:03

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