
Mentre il presidente siriano al-Sharaa a Berlino perorava con il cancelliere Merz la causa del rientro degli esuli in Siria e stabiliva accordi economici con la Germania per la ricostruzione, le violenze scoppiate in una cittadina cristiana ricordano che pace e sicurezza non sono ancora per tutti i cittadini.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha accolto lunedì 30 marzo il presidente siriano Ahmed al-Sharaa in visita di Stato a Berlino, in un incontro definito dalla stampa tedesca «la visita di Stato più controversa dell’anno» e, per questo, la capitale tedesca ha visto manifestazioni di protesta e speciali misure di sicurezza.
Al centro dei colloqui ci sono stati tre grandi temi: il rimpatrio dei rifugiati siriani presenti in Germania, la ricostruzione della Siria e la cooperazione economica tra i due Paesi. Secondo i mass media, Merz avrebbe annunciato l’obiettivo ambizioso di far rientrare l’80 per cento del milione circa di siriani residenti in Germania entro i prossimi tre anni. Una dichiarazione che ha ovviamente destato sorpresa e successivamente – come riferisce il settimanale tedesco Die Zeit – Merz l’ha attribuita ad Al-Sharaa, il quale ha precisato che il ritorno dei rifugiati è direttamente collegato alla ricostruzione del suo Paese: «La Siria è grata ai Paesi europei per averli accolti, ma non dovremmo semplicemente metterli su un aereo. Questo processo deve essere gestito con attenzione».
Non è facile per i tanti siriani riparati all’estero rientrare in patria e ripartire da zero. La Germania ne ospita il maggior numero in Europa, arrivati soprattutto nel 2016 con la politica delle porte aperte dell’allora cancelliera Angela Merkel. Sono stati però Turchia, Libano e Giordania, a ricevere il maggior numero di profughi dall’inizio della guerra civile nel 2011.
La Siria versa ancora in condizioni economiche disastrose, per questo Al-Sharaa ha partecipato a una tavola rotonda con una quarantina di rappresentanti di imprese tedesche. Il presidente siriano ha illustrato le opportunità di investimento nel Paese, indicando tra le priorità l’approvvigionamento energetico, l’edilizia abitativa e il trasporto ferroviario.
Rimpatri auspicati dai leader
Merz ha fatto della limitazione dell’immigrazione un punto centrale della sua campagna elettorale nel 2025 e ora sta cercando la collaborazione di Damasco per facilitare il ritorno dei siriani senza un permesso di soggiorno valido in Germania. Gli oppositori del leader siriano, tuttavia, criticano il governo tedesco per aver steso il tappeto rosso ad Al-Sharaa, oggi legittimato a livello internazionale, ma con un passato da jihadista. Gli Stati Uniti avevano offerto una ricompensa di 10 milioni di dollari per il suo arresto, salvo poi ritirarla nel dicembre 2024.
Anche all’interno del governo tedesco non mancano le divergenze. Il ministro degli Esteri Wadephul, dopo una visita a Damasco, aveva definito le condizioni in Siria «praticamente impossibili per una vita dignitosa», paragonando il Paese alla Germania del dopoguerra. Una posizione in netto contrasto con quella di Merz e del ministro dell’Interno Dobrindt, convinti che la guerra civile sia sostanzialmente conclusa.
La giornalista scrittrice tedesca di origine yazida Düzen Tekkal, unendosi alle proteste contro il leader siriano, ha detto che «la visita di al-Sharaa sta rafforzando le strutture islamiste in Germania», e si è chiesta perché una persona che ha causato tanta sofferenza a drusi, alawiti, curdi e cristiani in Siria fosse stata invitata a Berlino.
Violenze in una città cristiana
Negli ultimi giorni di marzo violenti attacchi hanno colpito la cittadina di Suqaylabiyah, nella provincia di Hama, a maggioranza greco-ortodossa. Secondo i residenti, decine di uomini provenienti dalla vicina città sunnita di Qalaat al-Madiq sono arrivati e hanno attaccato case, negozi e automobili. L’episodio sarebbe scaturito da una lite tra due individui, ma le tensioni covavano da giorni: si parlava di molestie a giovani donne da parte di uomini del vicino villaggio e circolavano voci sulla requisizione di un edificio per trasformarlo in una scuola religiosa, senza alcuna consultazione con la comunità locale.
Molti residenti sospettano che non si sia trattato di una reazione spontanea, ma di un’azione organizzata. La versione ufficiale, che descriveva l’accaduto come una semplice lite tra individui, è stata smentita da numerosi video circolati online, che mostrano invece gruppi di persone che sparano in aria e saccheggiano un centro commerciale, mentre un veicolo della sicurezza interna si trova nelle vicinanze senza intervenire. Questo divario tra il racconto ufficiale e le immagini ha alimentato profondo scetticismo tra la popolazione.
Le forze governative sono poi intervenute per sedare gli scontri, ma centinaia di cristiani sono scesi in piazza chiedendo giustizia e sicurezza. I manifestanti hanno avanzato richieste precise: risarcimento per i danni subiti, apertura di indagini per individuare e processare i responsabili e un controllo più rigido sulla circolazione delle armi.
Ridotte le celebrazioni pasquali
La reazione delle Chiese è stata immediata e ferma. I patriarcati siro-ortodosso e greco-ortodosso hanno condannato le violenze chiedendo rispetto per la dignità di tutti i cittadini. In segno di lutto e per ragioni di sicurezza, le celebrazioni pasquali sono state ridotte alle sole funzioni nelle chiese sospendendo le processioni all’aperto.
L’episodio riaccende i timori sulla tenuta del nuovo governo. I cristiani vivono in un clima di crescente insicurezza da quando, lo scorso anno, un attentato suicida alla chiesa greco-ortodossa di Mar Elyas a Damasco aveva ucciso 30 persone.
Proteste a Damasco
Le tensioni non si sono limitate a Suqaylabiyah, come riferisce il sito di informazione indipendente syrianobserver.com. A Damasco, nel quartiere cristiano di Bab Sharqi, una manifestazione in solidarietà con gli abitanti di Suqaylabiyah è quasi degenerata in scontri. Parallelamente, nella capitale cresce la polemica attorno a una nuova legge che limita la vendita e il consumo di alcolici nella maggior parte della città, una misura che colpisce duramente bar e ristoranti gestiti dalla minoranza cristiana. Il provvedimento è solo l’ultimo di una serie di misure legislative di stampo conservatore introdotte da Ahmed al-Sharaa, ex leader del gruppo islamico Hts, che ha preso il controllo del Paese dopo la caduta di Assad nel dicembre 2024. Queste restrizioni stanno generando una crescente polarizzazione culturale e religiosa.
Gli analisti avvertono che la vera debolezza della Siria risiede nella combinazione di istituzioni ancora fragili, applicazione disomogenea della legge e presenza di gruppi armati fuori dal controllo statale. I fatti di Suqaylabiyah rischiano di essere un campanello d’allarme: piccoli incidenti locali possono trasformarsi rapidamente in crisi di fiducia su scala nazionale, minando ulteriormente la già precaria coesione sociale del Paese. (f.p.)
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