Oggi più che mai è urgente ricostruire, non solo edifici e infrastrutture, ma anche relazioni, fiducia e speranza», scrive il Custode di Terra Santa nella lettera che indirizza a tutti i cattolici per spiegare e promuovere il senso della Colletta di Terra Santa 2026.
«Questo cammino – prosegue padre Francesco Ielpo – passa necessariamente dall’educazione: dalle scuole, dai giovani, dalle famiglie, dai luoghi in cui può germogliare una cultura dell’incontro, del dialogo e della pace.
Sostenere l’educazione significa investire nel futuro della Terra Santa e nel ruolo delle comunità cristiane come fermento di riconciliazione in una società segnata da divisioni e ferite profonde».
Come sappiamo, quasi ovunque l’appuntamento con la Colletta ricorre il Venerdì Santo. In quel giorno, mentre contempliamo il Crocifisso, scrive Ielpo, «vi chiediamo di non dimenticare la Terra Santa, di ricordare nella preghiera e nella carità concreta coloro che continuano a vivere e a testimoniare il Vangelo nei Luoghi della Redenzione. La vostra vicinanza è un segno prezioso di speranza e di fraternità: aiutateci a donare speranza e seminare la pace!».
A questa attenzione e generosità corrisponderà la gratitudine dei frati della Custodia di Terra Santa, le cui opere beneficiano in larga parte dei fondi raccolti con la Colletta.
Da parte nostra, dice il padre Custode, «vi assicuriamo il ricordo nella preghiera dai Luoghi Santi e auguriamo a tutti di vivere la Pasqua del Signore come sorgente di vita nuova».
Val la pena ricordare ancora una volta il valore particolare che la Chiesa cattolica attribuisce alla Colletta, al punto che la colloca tra le poche raccolte sollecitate e proposte come obbligatorie dai papi, al pari dell’Obolo di San Pietro, del 29 giugno, e delle offerte raccolte nella Giornata missionaria mondiale, che ricorre in ottobre.
La Colletta serve a sostenere i santuari e le opere religiose, umanitarie ed educative in Terra Santa.
Il vescovo diocesano, sulla scorta di considerazioni pastorali, può anche decidere di promuoverla in una data diversa da Venerdì Santo, il che non significa che la possa ignorare.
Insieme ad altre iniziative di solidarietà espresse dalla Chiesa, la Colletta serve anche a tenere viva la comunità locale, i cui membri sono costantemente tentati di emigrare per sottarsi a condizioni di vita sempre più difficili.
L’esortazione apostolica Nobis in animo firmata da san Paolo VI il 25 marzo 1974 – e la cui validità è stata confermata dai suoi successori fino ad oggi – indica le modalità più classiche per realizzare la Colletta. In primo luogo le offerte dovrebbero affiancarsi alla preghiera «per i nostri fratelli della Chiesa di Terra Santa» in tutte le chiese e in tutti i luoghi di preghiera, appartenenti sia al clero diocesano che religioso. Dettaglio non secondario: «I fedeli siano avvertiti, con congruo anticipo, che detta colletta sarà devoluta per il mantenimento non solo dei Luoghi Santi, ma prima di tutto delle opere pastorali, assistenziali, educative e sociali che la Chiesa sostiene in Terra Santa a beneficio dei loro fratelli cristiani e delle popolazioni locali».
Le offerte raccolte dovrebbero poi essere trasferite alla curia diocesana o al superiore competente per i religiosi che dovrebbero poi consegnarle al Commissario di Terra Santa più vicino, che provvederà a farle giungere a Gerusalemme.
Una quota dei fondi pervenuti (pari generalmente al 35 per cento) viene gestita dal Dicastero per le Chiese orientali che assicura sostegno diretto a vescovi, diocesi, seminari e istituzioni d’Asia ed Africa. I beneficiari sono generalmente collocati in questi territori: Gerusalemme, Palestina, Israele, Giordania, Cipro, Siria, Libano, Egitto, Etiopia, Eritrea, Turchia, Iran e Iraq.
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Eco di Terrasanta 2/2026
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