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Stati Uniti e Israele contro l’Iran, guerra aperta con molte incognite

Terrasanta.net
2 marzo 2026
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Stati Uniti e Israele contro l’Iran, guerra aperta con molte incognite
Ruspe al lavoro per sgombrare le macerie di un edificio di Tel Aviv colpito da un missile iraniano il 28 febbraio 2026. Scene simili, su scala molto maggiore, si vedono a Teheran e in altre località iraniane bersagliate da Stati Uniti e Israele. (foto Miriam Alster/Flash90)

Una nuova fase della guerra di Israele e Stati Uniti contro l'Iran sta causando le prime vittime anche in Terra Santa. Da dove è in corso il rimpatrio, attraverso la Giordania, dei gruppi di pellegrini e turisti rimasti senza un volo di rientro al proprio Paese d'origine.


(g.s.) – L’ondata di attacchi aerei scatenata sabato mattina, 28 febbraio, dalle forze armate di Israele e Stati Uniti contro l’Iran sta causando decine di morti non solo nella Repubblica islamica – privata dell’anziana Guida suprema Ali Khamenei e di molti altri dirigenti politici e militari, uccisi dalle bombe – ma anche altrove, nei Paesi colpiti dalle rappresaglie missilistiche iraniane.

In Israele alcuni razzi hanno bucato la difesa contraerea. La prima vittima, nella stessa giornata di sabato a Tel Aviv, è stata una badante di nazionalità filippina, Mary Anne Velasquez de Vera (32 anni), che si prendeva cura di un’anziana di 102 anni (sopravvissuta tra le macerie dell’edificio centrato da un missile). Mary Anne, in attesa di un figlio, era rimasta gravemente ferita mentre cercava di raggiungere il vicino rifugio ed è morta prima di giungere in ospedale. Altre nove persone hanno perso la vita domenica nella cittadina di Beit Shemesh, anch’essa colpita da un missile che ha pure causato il ferimento di una quarantina di persone (al termine della Guerra dei dodici giorni del giugno scorso, le vittime in Israele e Cisgiordania furono una trentina; in Iran diverse centinaia, forse un migliaio).

Stato d’emergenza

In tutto Israele le autorità hanno dichiarato lo stato d’emergenza: scuole e uffici sono chiusi. Sono consentite solo le attività essenziali e la popolazione è invitata ad evitare ogni spostamento non urgente e a prestare attenzione agli allarmi che giungono via cellulare o tramite le sirene per raggiungere al più presto i rifugi pubblici o, dove non fosse possibile, riparare in ambienti della propria abitazione ai piani bassi e privi di finestre (per sottrarsi alle schegge di vetro proiettate dalle esplosioni). Non ovunque, d’altronde, sono disponibili i rifugi antiaerei. Non ve ne sono, ad esempio, nella città vecchia di Gerusalemme o nei quartieri orientali.

Nei Territori palestinesi di Cisgiordania – anch’essi esposti al pericolo di missili vaganti –, le autorità militari israeliane hanno vietato gli spostamenti da un governatorato all’altro.

Per turisti e pellegrini ritorno via Amman

Il ministero del Turismo sta cercando di offrire assistenza ai circa 37.400 turisti e pellegrini stranieri che si trovano in Terra Santa (il dato è aggiornato alla mattina di ieri, 1 marzo). Lo spazio aereo sopra Israele è inibito all’aviazione civile; l’aeroporto Ben Gurion è invece utilizzato dai voli militari impegnati nelle operazioni belliche. Chiusi al traffico regolare anche i cieli di Libano, Siria, Iraq, e ovviamente dell’Iran e di vari Paesi del Golfo Persico che sono bersagliati dai droni e razzi iraniani.

L’indicazione per chi vuole lasciare Israele e la Cisgiordania è di transitare via terra per i valichi di frontiera con la Giordania e poi imbarcarsi sui non molti voli in partenza da Amman, che raggiungono le destinazioni europee sorvolando l’Egitto.

Un tragitto che ha percorso, in senso inverso, anche il Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, che si trovava in Italia la scorsa settimana ed è riuscito a rientrare a Gerusalemme questa mattina.

Il Libano di nuovo in ballo

Quest’oggi l’aviazione israeliana ha anche bombardato alcune località libanesi, incluse le periferie della capitale Beirut, in risposta al lancio di alcuni razzi da parte di Hezbollah. Il partito sciita, benché drasticamente indebolito sul piano militare, vuole dare segnali di solidarietà con Teheran. Dal canto loro, il presidente libanese Joseph Aoun e il primo ministro Nawaf Salam moltiplicano, invece, gli appelli perché tutte le fazioni libanesi mettano l’interesse nazionale al primo posto, così da tenere il Libano fuori dalla mischia ed evitare il peggio. Intanto si contano già, ancora una volta, centinaia di sfollati in fuga dalle zone bombardate nel sud del Paese. Si paventa una nuova invasione israeliana di terra, mentre si assiste a un aumento delle truppe schierate dallo Stato ebraico a ridosso della frontiera.

Le incognite

L’intento di Israele e Stati Uniti di ridisegnare il volto del Medio Oriente è chiaro da tempo e sabato è entrato in una nuova e forse decisiva fase, mentre Russia e Cina, per ora, stanno alla finestra. Ad oggi restano molte incognite sugli esiti e sulla durata della guerra appena scoppiata. Il presidente Donald Trump sembra ondivago, forse anche per ragioni tattiche: non scoprendo le sue carte accresce la pressione psicologica sul nemico per indurlo alla resa il prima possibile e scongiurare così un conflitto di durata indefinita e su più ampia scala.

Le parole di Leone XIV

Ieri a mezzogiorno, dopo la preghiera dell’Angelus domenicale in piazza San Pietro, Leone XIV ha espresso la sua profonda preoccupazione, che è anche di tutti noi, «per quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran, in queste ore drammatiche». «La stabilità e la pace – ha ribadito il Pontefice – non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile. Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia. E continuiamo a pregare per la pace».

Una voce, quella del Papa, che – come accadde a tutti i suoi predecessori durante le guerre che hanno insozzato il Novecento e i primi decenni dell’attuale millennio – difficilmente farà breccia nei cuori dei decisori politici e militari. Salvo miracoli.

Ultimo aggiornamento: 03/03/2026 09:30

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