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Pena di morte, Israele più lontano dall’Europa

Terrasanta.net
31 marzo 2026
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Pena di morte, Israele più lontano dall’Europa
Il ministro Itamar Ben-Gvir festeggia al parlamento israeliano l'approvazione della legge sulla pena di morte, Gerusalemme, 30 marzo 2026 (foto Chaim Goldberg/Flash90)

Il parlamento israeliano ha approvato il 30 marzo la legge che autorizza i tribunali militari a ricorrere alla pena di morte per alcuni reati. Ma vale solo per i palestinesi in Cisgiordania.


Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir può cantare vittoria: la legge sulla pena di morte solo per i palestinesi, è stata approvata il 30 marzo dalla Knesset su sua proposta, passando la seconda e terza lettura con 62 voti su 120. Un altro sgretolamento della democrazia israeliana.

La nuova legge prevede che i residenti della Cisgiordania che uccidono un israeliano «con l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele» siano condannati a morte (pena riducibile all’ergastolo in casi particolari) e che le esecuzioni per impiccagione avvengano entro 90 giorni dalla sentenza senza possibilità di appello.

Di fatto, è istituita la pena di morte come punizione esclusiva per i palestinesi condannati per crimini nazionalistici, cioè coloro che sono riconosciuti colpevoli di aver intenzionalmente compiuto attentati mortali considerati atti di terrorismo da un tribunale militare. Sono esclusi gli omicidi commessi da israeliani di origine ebraica contro palestinesi.

In Cisgiordania esiste già una diversa applicazione della legge: i palestinesi sono soggetti alla legge militare, mentre i coloni israeliani sono soggetti alla legge civile israeliana. Modificando con questa legge anche alcune norme dei tribunali, ora i giudici possono infliggere la pena capitale senza l’obbligo di una decisione unanime del collegio giudicante. Per i militanti di Hamas, autori dei massacri del 7 ottobre 2023, è in corso l’istituzione di un tribunale ad hoc con un altro disegno di legge.

L’Europa condanna, con le organizzazioni per i diritti umani

L’Europa e le organizzazioni per i diritti umani hanno criticato aspramente questa decisione. I ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito, hanno emesso un comunicato il 29 marzo per cercare di fermare il disegno di legge che stava arrivando al voto della Knesset, scrivendo che la sua azione mina gli impegni di Israele in materia di principi democratici. «La pena di morte è una forma di punizione disumana e degradante – hanno scritto –, priva di qualsiasi effetto deterrente. Per questo motivo ci opponiamo alla pena di morte, a prescindere dalle circostanze nel mondo. Il rifiuto della pena di morte è un valore fondamentale che ci unisce».

Israele ha ignorato, come di consueto, anche le esortazioni degli esperti dell’Onu a non approvare la legge e ad evitare il ricorso all’impiccagione. Il mese scorso avevano dichiarato che questa costituisce tortura o punizione crudele, inumana o degradante ai sensi del diritto internazionale. Ciononostante, resta un metodo cui ricorrono, oltre all’Iran, diversi Paesi arabi confinanti con Israele, tra cui l’Egitto, per le esecuzioni capitali.

Chiaramente il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha condannato la legge, definendola una violazione del diritto internazionale e un tentativo fallimentare di intimidire i palestinesi.

→ Leggi anche: Carcerati palestinesi, il dossier dimenticato

Indossando la spilla che raffigura un cappio, Ben-Gvir, che dal 2022 è ministro nel governo di Benjamin Netanyahu e leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit (Potere ebraico), ha festeggiato l’approvazione del disegno di legge. Una volta promulgata la legge entra formalmente in vigore, ma può ancora essere riesaminata – e potenzialmente annullata – dalla Corte Suprema. Per questo l’Associazione per i Diritti civili in Israele ha annunciato di voler ricorrere contro le nuove norme.

L’ultima esecuzione in Israele nel 1962

Israele fino a oggi ha fatto parte di un piccolo gruppo di Paesi che hanno ritenuto applicabile la pena di morte solo per casi estremi di tradimento e genocidio e da quando è stato fondato lo Stato nel 1948 vi ha fatto ricorso solo due volte: l’ultima con Adolf Eichmann, impiccato nel 1962, dopo il celebre processo per crimini nazisti.

Il ricorso alla pena capitale nei sistemi giuridici è considerato incompatibile con il rispetto dei diritti umani. In Europa questa è abolita ovunque e per entrare nel Consiglio d’Europa (come hanno fatto anche la Turchia nel 1950 e la Russia nel 1996) la sua abrogazione è un requisito necessario. La sua permanenza nel sistema giudiziario di Paesi democratici come Stati Uniti e Giappone è stata considerata una contraddizione profonda con le conquiste dei diritti civili. Negli ultimi anni sono stati infatti la Cina, l’Iran e l’Arabia Saudita i Paesi ad averla applicata con più frequenza. Oltre una cinquantina di Stati del mondo vi fa ancora ricorso, mentre la maggior parte l’ha abolita. (f.p.)

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