
La stagione delle piogge non mantiene le sue promesse e per compensare le autorità israeliane riversano nel lago acqua dissalata prelevata dal Mediterraneo. Si punta ad immettere fino a seimila metri cubi l'ora.
Giunta a metà della stagione delle piogge, l’Autorità idrica israeliana ha stimato che il bacino del lago di Galilea non è abbastanza colmo. «Il livello del lago è salito di soli 30 centimetri durante l’attuale stagione delle piogge», riferisce la testata digitale The Times of Israel, «ben lontano dall’1,6 metri di una stagione media».
L’Autorità idrica ha quindi annunciato un aumento significativo dei volumi di acqua dissalata trasferiti verso il lago. L’operazione ha già avuto luogo nell’ottobre scorso quando Israele è diventato «il primo Paese al mondo a rabboccare un bacino d’acqua dolce con acqua marina dissalata, riversandovi 1.000 metri cubi all’ora», secondo la stessa fonte. L’obiettivo è ora quello di portare il volume d’acqua immessa a 4.000-6.000 metri cubi all’ora.
Lo scopo non è soltanto stabilizzare il livello del lago di Tiberiade, ma anche garantire la sicurezza dell’approvvigionamento idrico dell’intero Paese.
Questo ampio bacino d’acqua dolce, situato nella valle del Giordano nel nord-est di Israele, con la sua quota di 213 metri sotto il livello del mare è il lago più basso del mondo. Alimentato dalle piogge e dalle nevi dell’Alta Galilea e del Golan, ha costituito a lungo la principale riserva strategica del Paese. Per decenni ha fornito quasi un quarto dell’acqua consumata in Israele.

Misuratore del livello dell’acqua del lago di Tiberiade presso la spiaggia di Ein Gev, nel nord di Israele, il 15 gennaio 2026. (foto Michael Giladi/Flash90)
La situazione è cambiata. Il succedersi di annate di siccità ne hanno progressivamente abbassato il livello. Parallelamente, la realizzazione di impianti di dissalazione lungo la costa del Mediterraneo ha trasformato il panorama idrico del Paese. Oggi il lago soddisfa meno del 13 per cento del consumo nazionale. Il suo livello viene monitorato ogni giorno. Quando la quota scende al di sotto delle soglie prestabilite, il prelievo d’acqua viene interrotto per proteggere l’ecosistema e la qualità dell’acqua.
Mentre gli inverni si susseguono senza portare la quantità d’acqua tanto attesa, l’Autorità israeliana ha completato la realizzazione di un progetto elaborato nel tempo: l’inversione del flusso dell’Acquedotto nazionale. Sin dagli anni Sessanta, esso convogliava l’acqua dal nord verso il centro e il sud del paese. Oggi il nuovo sistema consente anche di portare l’acqua dissalata prodotta sulla costa fino al lago di Galilea. Dunque il prezioso liquido indispensabile alla vita di tutti non va più soltanto dal lago alle città. Può anche andare in direzione contraria.
Questa svolta pone fine a un’epoca in cui il lago era al centro delle tensioni regionali. Negli anni Sessanta, la questione idrica aveva alimentato scontri tra Israele e la Siria, in quella che qualcuno chiamò «guerra dell’acqua». Oggi la posta in gioco non è più l’accesso alla risorsa naturale, ma la gestione di un sistema integrato che combina natura, tecnologia e cooperazione regionale.
Il lago, un tempo fonte quasi esclusiva, è diventato un bacino di stoccaggio per l’acqua prodotta dalla dissalazione.
Teatro dei racconti evangelici
Per i pellegrini cristiani, il lago di Tiberiade (altrimenti detto mare di Galilea) non si riduce a un’infrastruttura idraulica. È lo scenario di una parte essenziale dei racconti evangelici. Sulle sue sponde Gesù incontra i primi discepoli e li invita a seguirlo. È lì che insegna, che placa la tempesta, che cammina sulle acque. Perciò ancora oggi, intorno a Cafarnao, al Monte delle Beatitudini o a Tabgha, i gruppi di pellegrini si alternano ogni anno.
Il Kinneret — nome ebraico del lago che richiama la cetra, facendo riferimento alla sua forma — resta un paesaggio spirituale. Vederlo riempirsi grazie all’acqua dissalata proveniente dal Mar Mediterraneo dice qualcosa del tempo presente. La tecnologia sostiene un luogo carico di memoria. Il lago rimane al tempo stesso risorsa vitale per il Paese e spazio di silenzio per coloro che vi giungono in preghiera.

























