Egitto, formazione al lavoro contro il fenomeno delle spose bambine
Un progetto pilota per contrastare i matrimoni precoci con l’avviamento professionale: nell’Alto Egitto il 17 per cento delle spose è minorenne. Secondo l'Unicef, nei Paesi del Nord Africa e Medio Oriente almeno 700mila minorenni ogni anno sono costrette a sposarsi e ad abbandonare gli studi e le prospettive di lavoro non domestico.
Il Consiglio nazionale egiziano per l’infanzia e la maternità sta per lanciare corsi di avviamento professionale per contrastare i matrimoni precoci. Un programma pilota è stato concepito in collaborazione con il Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite con l’intento di offrire alle ragazze formazione al lavoro e competenze tecnologiche per sottrarle ai rischi di matrimoni in adolescenza e offrire alle famiglie soluzioni alternative all’assillo di come avere una bocca in meno da sfamare.
Nel mondo si stima che ci siano almeno 650 milioni di spose bambine, incluse le donne attualmente sposate che sono entrate nel matrimonio da minorenni. Di queste, 40 milioni (circa il 6 per cento) si trovano nei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente: nella regione si calcola che ogni anno 700mila adolescenti vengano costrette a sposarsi. In Egitto la piaga delle spose minorenni è in effetti ancora diffusa soprattutto nelle zone rurali: un rapporto dell’Unicef stima che almeno il 17 per cento delle donne fra i 20 e i 24 anni sia arrivata minorenne al matrimonio, come in Iran. Una percentuale appena più bassa si registra in Palestina (15 per cento), in Siria (13 per cento), in Giordania (8 per cento), in Libano (6 per cento). La piaga è stata quasi debellata in Tunisia (il 2 per cento). Ma il tasso sfonda quota 24 per cento in Iraq e il 32 per cento in Yemen, che ancora oggi è il Paese delle spose bambine per antonomasia. Le cause possono variare da una nazione all’altra ma sono quasi sempre dettate da una combinazione di fattori comuni: povertà, basso livello di istruzione, pressioni comunitarie, norme socio-culturali patriarcali e discriminatorie verso le donne, assenza di leggi o di dispositivi che facciano rispettare le leggi. Tra i fattori che aumentano il rischio di matrimoni precoci ci sono i conflitti armati e il nascere in famiglie povere o residenti in aree rurali.
In Egitto anche il tasso di maternità in adolescenza, benché più basso, rimane significativo: si calcola che il 6,6 per cento delle donne fra i 18 e i 22 anni abbia avuto il primo figlio prima di raggiungere la maggiore età e, vista la scarsità di presidi ospedalieri, i rischi di morte durante il parto per la madre e il nascituro restano alti. Il Paese corre così ai ripari con un’iniziativa che cerca di fornire alternative economiche che riducano l’esposizione delle fanciulle ai matrimoni precoci, dotando le partecipanti di competenze che consentano di produrre un reddito in linea con le esigenze del mercato del lavoro. Il modello sarà testato con un programma pilota prima di essere adattato ed esteso a tutte le province egiziane in base alle condizioni economiche locali.
«Per le donne che si sposano prima dei 18 anni – rimarcano in un’indagine su questo tema le ricercatrici del King’s College di Londra Mariam Abouelenin e Yang Hu – aumentano le probabilità di vivere un’esistenza improntata alla povertà: è frequente che non completino la scuola primaria, che siano esposte a gravi rischi sulla salute riproduttiva, è improbabile che entrino nel mercato del lavoro o che da adulte possano produrre un reddito. Sul lungo termine queste condizioni minano alla base le loro possibilità di empowerment economico, ovvero di acquisizione delle competenze e abilità che consentano l’ingresso nel mondo del lavoro e, quindi, l’autonomia finanziaria. Del resto, il tasso di occupazione femminile in Egitto è uno dei più bassi del mondo: nel 2023 secondo i dati della Banca mondiale solo il 16,4 per cento delle donne fra i 15 e i 64 anni risultava occupato, ben al di sotto della media globale di quasi il 50 per cento e al di sotto anche della media del 20 per cento nella regione del Nord Africa e Medio Oriente. Peraltro, il divario netto fra l’alto livello di istruzione delle donne e la loro persistente bassa partecipazione alla forza lavoro è noto ormai come un vero e proprio paradosso regionale.
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Benché le leggi egiziane impediscano la registrazione di matrimoni fra contraenti con meno di 18 anni, di fatto i genitori che commettono tali violazioni non vengono perseguiti penalmente. Il Consiglio nazionale per l’infanzia e la maternità ha identificato la vulnerabilità economica, l’abbandono scolastico e il lavoro minorile come fattori chiave del matrimonio precoce. Le misure preventive legate al progetto pilota includono programmi di sensibilizzazione per le unità di protezione dell’infanzia, gli educatori delle comunità e le organizzazioni non governative, nonché un intervento continuo attraverso la linea telefonica nazionale di assistenza all’infanzia nei casi a rischio che verranno segnalati.
I matrimoni precoci sono tanto più nocivi quanto più inchiodano alla povertà anche la generazione successiva perché, dati alla mano, la maggior parte delle spose bambine sono quasi analfabete e dunque spesso prive degli strumenti per accudire in modo adeguato i figli ed assicurare loro un futuro diverso dal proprio. Porre fine ai matrimoni precoci è diventata una priorità all’interno del quinto obiettivo del Millennio dell’Onu sull’uguaglianza di genere proprio per migliorare la vita delle donne e delle famiglie sul lungo termine.





















