Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Domenica delle Palme a Gerusalemme, alla fine prevale il buon senso

Terrasanta.net
30 marzo 2026
email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile
Domenica delle Palme a Gerusalemme, alla fine prevale il buon senso
Il cardinale Pizzaballa benedice Gerusalemme dalla basilica dell'Agonia nel pomeriggio del 29 marzo 2026 (foto CTS/m.a.b.)

Non è stata una Domenica delle Palme come le altre quella di ieri a Gerusalemme. Di prima mattina la polizia israeliana ha impedito al card. Pizzaballa e a fra Ielpo di raggiungere il Santo Sepolcro. Ne è nato un incidente diplomatico internazionale, ricomposto nelle ore successive.


(g.s.) – Di prima mattina ieri, 29 marzo 2026, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, e il Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, accompagnati da altri tre religiosi hanno cercato di raggiungere la basilica del Santo Sepolcro per celebrarvi privatamente la messa della Domenica delle Palme, con i frati che abitano nel santuario e che giorno e notte continuano a tenere fede alle celebrazioni previste dalla liturgia cattolica secondo gli orari stabiliti dallo Status Quo che regolamenta la vita nella basilica.

In questi tempi di guerra, con i missili iraniani che solcano i cieli di Israele e Palestina, la presenza dei fedeli è esclusa dai principali Luoghi Santi per ragioni di sicurezza: non sono ammessi nella basilica, così come i musulmani non hanno potuto pregare sulla Spianata delle Moschee nella festa di Eid al-Fitr (il 20 marzo) e gli ebrei devono rinunciare a pregare all’aperto davanti al Muro Occidentale (o del Pianto).

Il cardinale Pizzaballa e fra Ielpo ritenevano che una preghiera in forma privata sarebbe stata consentita. Gli agenti della polizia israeliana in servizio in quel momento nei pressi del Santo Sepolcro hanno invece intercettato il piccolo corteo e invitato gli ecclesiastici a tornare sui loro passi. L’irremovibile fermezza degli agenti ha assunto nelle ore seguenti le proporzioni di un vero e proprio incidente diplomatico, quando i corrispondenti dei media internazionali hanno rilanciato il comunicato stampa congiunto diffuso dal Patriarcato latino e dalla Custodia di Terra Santa per denunciare l’accaduto.

Un fatto senza precedenti

«Questo episodio – recita il comunicato – costituisce un grave precedente e non tiene conto della sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, in questa settimana, volgono lo sguardo a Gerusalemme». Poco oltre si osserva che: «impedire l’ingresso al Cardinale e al Custode, che portano la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa Cattolica e i Luoghi Santi, costituisce una misura manifestamente irragionevole e gravemente sproporzionata. Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello Status Quo».

Mentre la notizia rimbalza sui media di mezzo mondo, da Roma giunge a fra Ielpo e al card. Pizzaballa la solidarietà del capo del governo italiano Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Nel frattempo, in diverse parrocchie di Gerusalemme e della Terra Santa la celebrazione della Messa delle Palme si svolge senza risentire particolarmente del clima pesante: la gente si è recata in chiesa, sfidando la paura. Il cardinale Pizzaballa, invece, celebra con i frati e un gruppo di suore nella chiesa conventuale di San Salvatore, sede della Custodia di Terra Santa.

La celebrazione delle Palme nei corridoi del convento di San Salvatore, a Gerusalemme (foto CTS/m.a.b.)

Nel pomeriggio, il capo dello Stato di Israele, Isaac Herzog, comunica di aver telefonato al cardinale Pizzaballa «per esprimere il mio profondo rammarico per lo spiacevole episodio di questa mattina nella città vecchia di Gerusalemme». Il presidente ha chiarito che l’episodio è scaturito da preoccupazioni di sicurezza dovute alla continua minaccia degli attacchi missilistici e ha ribadito «l’incrollabile impegno dello Stato di Israele per la libertà di religione per tutte le fedi e per il rispetto dello status quo nei luoghi santi di Gerusalemme».

La preghiera al Getsemani

Sempre nel pomeriggio, come preannunciato, la lunga processione da Betfage a Gerusalemme viene sostituita da un momento di preghiera per la pace e la riconciliazione presieduto dal patriarca latino nella basilica dell’Agonia, al Getsemani. Al suo fianco, con gli sguardi rivolti alle mura della città vecchia sotto un cielo plumbeo e carico di pioggia, un piccolo gruppo di fedeli, il padre Custode, Francesco Ielpo, alcuni vescovi ausiliari, il nunzio apostolico Giorgio Lingua e consoli di vari Paesi europei (clicca qui per leggere l’omelia pronunciata dal patriarca).

In serata si esprime anche il primo ministro Benjamin Netanyahu che sulle reti sociali assicura di essere intervenuto presso le autorità competenti dando istruzioni perché fosse garantito «al cardinale Pierbattista Pizzaballa, il Patriarca latino, pieno e immediato accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme». Il premier sottolinea che nei giorni precedenti «frammenti di missile sono caduti a pochi metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro». Così «per proteggere i fedeli, Israele ha chiesto ai membri di tutte le fedi di astenersi temporaneamente dal pregare nei luoghi santi cristiani, musulmani ed ebraici nella città vecchia di Gerusalemme. (…) Pur comprendendo questa preoccupazione, non appena sono venuto a conoscenza dell’accaduto con il Cardinale Pizzaballa, ho impartito alle autorità l’istruzione di consentire al Patriarca di officiare le funzioni come desidera».

Messe a punto per la Settimana Santa

Dopo l’intervento del capo del governo, i responsabili della polizia – che precisano di aver fatto rispettare direttive provenienti dalle autorità competenti per la protezione civile e che si applicano anche alla Spianata delle Moschee e al Muro occidentale – si mettono a disposizione per un confronto con i responsabili religiosi del Santo Sepolcro in vista delle celebrazioni previste nel corso della Settimana Santa.

Intanto anche il patriarca Pizzaballa smorza i toni in un’intervista a TV2000, l’emittente televisiva della Conferenza episcopale italiana ammettendo che l’incidente – senza precedenti – è nato da «piccoli fraintendimenti» e che comunque non ci sono stati momenti di tensione. «Si è voluto cogliere questa occasione – ha soggiunto – per chiarire meglio, cosa fare nei prossimi giorni nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche del diritto alla preghiera». I fatti avvenuti in mattinata, ha riconosciuto il porporato, vanno inquadrati nel contesto generale: «C’è chi sta molto peggio, che non può celebrare per motivi più gravi».

Un nuovo comunicato congiunto

Nella mattinata di quest’oggi – 30 marzo – giunge un nuovo comunicato congiunto della Custodia di Terra Santa e del Patriarcato latino di Gerusalemme. Vi si conferma che «le questioni riguardanti le celebrazioni della Settimana Santa e di Pasqua presso la Chiesa del Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti. In accordo con la Polizia di Israele, è stato garantito l’accesso ai rappresentanti delle Chiese al fine di celebrare le liturgie e le cerimonie e di preservare le antiche tradizioni pasquali presso la Chiesa del Santo Sepolcro». «Naturalmente, e alla luce dell’attuale stato di guerra, le restrizioni vigenti sulle assemblee pubbliche rimangono in vigore per il momento. Di conseguenza, le Chiese provvederanno a trasmettere in diretta (video – ndr) le liturgie e le preghiere ai fedeli in Terra Santa e in tutto il mondo».

Il comunicato esprime sincera gratitudine al presidente Isaac Herzog, «per la sua pronta attenzione e il suo prezioso intervento», e ai capi di Stato e personalità che si sono espressi per esprimere la loro vicinanza e il loro sostegno.

«Desideriamo sottolineare – prosegue il comunicato – che la fede religiosa costituisce un valore umano supremo, condiviso da tutte le religioni: ebrei, cristiani, musulmani, drusi e altri. Specialmente nei momenti di difficoltà e di conflitto, come quelli che si stanno attualmente attraversando, salvaguardare la libertà di culto rimane un dovere fondamentale e condiviso. È nostra speranza che si continuino a trovare soluzioni adeguate che consentano la preghiera nei luoghi di culto, in particolare nei Luoghi Santi di tutte le religioni, in modo da rispettare sia le legittime esigenze di sicurezza sia le osservanze religiose e le preghiere che rivestono una profonda importanza per centinaia di milioni di credenti».

I passi del Vaticano

Anche la Curia romana quest’oggi ha compiuto un atto formale di carattere diplomatico: il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e mons. Paul R. Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, hanno incontrato l’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Yaron Sideman, per esprimere rammarico e chiedere chiarimenti circa quanto accaduto domenica al cardinale Pizzaballa e a padre Ielpo. Nel colloquio – dice un breve comunicato diffuso dopo l’incontro – la Santa Sede ha preso atto dell’accordo raggiunto tra le autorità israeliane e il Patriarcato latino di Gerusalemme circa la partecipazione alle liturgie del Triduo pasquale nella basilica del Santo Sepolcro.

Ultimo aggiornamento: 30/03/2026 19:24

Il libro dell’amore – II edizione
Sandro Carotta

Il libro dell’amore – II edizione

Leggere il Cantico dei Cantici
Collectanea 59 (2026)

Collectanea 59 (2026)

Studia-documenta
Il profeta e la balena
David-Marc d’Hamonville

Il profeta e la balena

Rileggere il libro di Giona