Partiamo dalla storia del nascente monastero delle trappiste cistercensi di Azer, un’area rurale della Siria ai confini con il Libano settentrionale. Proseguiamo poi con alcune notizie fondamentali circa il Servizio dei gesuiti per i rifugiati (Jrs), un’esperienza presente in molte parti del mondo, oltre che in Siria.
Il monastero trappista di Azer
(g.s.) – Il monastero trappista dedicato a Beata Maria Fons pacis, che va sorgendo in Siria, ha radici in Algeria, forse più che in Europa.
Il seme di questa comunità monastica femminile l’hanno gettato, inconsapevolmente, i trappisti di Tibhirine, testimoni della carità evangelica tra la popolazione musulmana della catena montuosa dell’Atlante. La vicenda drammatica di quei monaci cistercensi francesi, uccisi nel 1996, colpì tutti. Soprattutto perché fu l’esito finale, e lucidamente messo in conto, di una vita spesa nell’amore per Dio e per gli uomini e donne di cui si erano fatti prossimo. Una testimonianza resa eloquente anche dal testamento spirituale del priore Christian de Chergé, e che riverberò, qualche anno più tardi, nel bel film Uomini di Dio, del regista Xavier Beauvois.
Dopo il martirio dei confratelli della trappa di Nostra Signora dell’Atlante, l’abate generale dell’Ordine cistercense della stretta osservanza esortò le monache e i monaci trappisti a raccoglierne, in qualche modo, il testimone.
L’appello germogliò tra le religiose del monastero di Valserena (a Guardistallo, in provincia di Pisa) che già nel 1980 avevano dato vita a un altro monastero in Angola.

Uno sguardo sulle colline di Azer.
Arriviamo così al 14 marzo 2005, quando quattro monache italiane partono alla volta di Aleppo, in Siria. Dopo un primo periodo di “acclimatamento” nella seconda città del Paese, le trappiste cominciano a guardarsi intorno per trovare l’area adatta ove impiantare la nuova fondazione. Alla fine, individuano una zona rurale, povera e piuttosto isolata, non lontana dal confine con il Libano settentrionale. Ad Azer – nel distretto di Talkalakh e governatorato di Homs – le monache acquistano, nel 2008, una decina di ettari di terreno collinare. Nei dintorni ci sono due piccoli villaggi cristiani. Tutt’intorno la popolazione è musulmana, sia sciita sia sunnita. Ben presto sorge un monasterino, dimora provvisoria accanto alla quale va sorgendo quella che sarà la trappa vera e propria, con i canoni architettonici tipici dei monasteri cistercensi, delineati già nel XII secolo da san Bernardo di Chiaravalle.
Per il cantiere le monache si avvalgono di maestranze e professionisti locali, ma affidano il progetto all’ingegnere varesino Alberto Mazzucchelli, che si misura per la prima volta con un edificio del genere e confessa che per concepirlo si è andato a studiare l’architettura monastica delle origini, l’architettura mediorientale e siriana, la geografia e la storia dei luoghi, la tradizione monastica cistercense.

Il rendering dell’erigendo monastero Fons Pacis, ad Azer. (Progetto Studio MPMA)
Inevitabilmente i lavori hanno risentito della crisi bellica ed economica che affligge la Siria dal 2011. Così, la data di fine lavori è slittata avanti nel tempo. Oggi come oggi, fondi permettendo, si spera di concludere entro il 2027.
I trappisti sono una ramificazione relativamente recente del grande albero dell’esperienza monastica scaturita da san Benedetto da Norcia. Si innestano sul ramo dell’Ordine cistercense, nato con la riforma della regola benedettina avvenuta a Citeaux, in Francia (non lontano da Digione), sul finire dell’XI secolo (l’approvazione pontificia giunse, pochi anni più tardi, nel secolo successivo). Ulteriori movimenti riformatori, nel secolo XVII, diedero origine ai trappisti (nome mutuato dall’abbazia di Notre Dame de La Trappe, situata nella bassa Normandia) la cui denominazione propria è, come dicevamo, Ordine cistercense della stretta osservanza.
I monaci intendono essere poveri con Cristo povero e mettere al centro della propria esistenza l’amore di Cristo. Nei monasteri, alla preghiera e allo studio, si accompagna il lavoro agricolo, la cura della terra, come espressione della custodia del Creato. Il silenzio è un’altra caratteristica importante dell’esperienza monastica trappista.
Oggi si contano 154 monasteri (o trappe) in tutto il mondo, con circa tremila monaci e monache. Tra questi anche il monastero femminile di Vitorchiano (Viterbo), fondato nel 1957 da monache provenienti da Grottaferrata (Roma) e prima ancora da San Vito Torinese, dove un gruppo di monache francesi aveva fondato la prima trappa italiana nel 1875.
La trappa di Valserena apre nel 1968, come gemmazione di Vitorchiano. Presso la sua sede, nel comune di Guardistallo, è stata fondata l’Associazione Nostra Signora della Pace, che segue e sostiene passo passo la vita dei due monasteri creati in Angola e in Siria.
Il Servizio dei gesuiti per i rifugiati
(f.p.) – Le guerre che dal marzo 2011 hanno devastato la Siria hanno provocato una delle più gravi crisi umanitarie contemporanee, causando un numero altissimo di sfollati interni e rifugiati all’estero, specialmente in Turchia, Libano e Giordania, più di metà della popolazione. Ai bisogni di tanti siriani ha cercato di rispondere anche il Servizio dei gesuiti per i rifugiati (Jrs) un’organizzazione presente in quasi sessanta Paesi del mondo.

Padre Pedro Arrupe
Il Jrs fu fondato da padre Pedro Arrupe nel 1980 quando era superiore generale dei gesuiti per aiutare i vietnamiti, che fuggivano con imbarcazioni di fortuna dal loro Paese dopo le guerre del Sud-Est asiatico. Erano chiamati boat people, e molti morivano annegati o vittime di pirateria. Arrupe, facendo un appello perché tutta la Compagnia di Gesù nel mondo desse un contributo, immaginò una missione che andasse oltre l’aiuto materiale: «L’aiuto necessario non è solo materiale; la Compagnia è chiamata, soprattutto, a dare un servizio umano, educativo, spirituale».
Quella risposta umanitaria di respiro mondiale, data da un ordine religioso, si è sviluppata nei decenni, perché i conflitti sono aumentati e così il numero delle persone costrette a fuggire dalle proprie case e dai propri Paesi. Il Jrs ha sviluppato progetti di aiuto, sia in campi profughi vicino alle aree di crisi, sia in città dei Paesi di accoglienza. Un aiuto rivolto a tutti, indipendentemente dall’identità religiosa.
La vasta esperienza dei gesuiti nella formazione dei giovani e la spinta a operare alle frontiere, nel dialogo con fedi e culture diverse, ha orientato l’impegno dell’organizzazione in tante aree del mondo per ridare speranza ai rifugiati e ricostruire le loro vite. Questo si è strutturato in tre azioni: accompagnare, servire e difendere coloro che sono stati sfollati con la forza. Oggi quasi un milione e mezzo di persone nel mondo sono coinvolte nei suoi programmi con attenzione al benessere psicosociale, all’inclusione sociale ed economica, alla parità di genere, all’empowerment della comunità, alla protezione delle persone che l’organizzazione serve.

Attività per i bambini nel centro del Jrs di Homs (Siria)
In Siria una presenza dei gesuiti risale all’Ottocento, ma dal 2008 ha iniziato a strutturarsi anche nel Jrs, prima che le rivolte contro Assad del marzo 2011 facessero deflagrare la violenza. Nel Paese arrivavano rifugiati della guerra in Iraq che trovavano forme di assistenza da gesuiti e collaboratori. Tre anni dopo, il dramma di chi fuggiva sulle montagne o rimaneva intrappolato nelle città assediate, come Aleppo e Homs, ha toccato i siriani stessi. Anche la Compagnia di Gesù ha avuto le sue vittime nella guerra civile siriana: i padri Paolo Dall’Oglio, scomparso da Raqqa il 29 luglio 2013, e Frans Van Der Lugt, ucciso a Homs il 7 aprile 2014.
In un Paese che nel dicembre 2024 ha anche messo fine a una delle dittature più feroci del Medio Oriente, 16 milioni di persone hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria e il cambio di regime repentino non ha sostanzialmente mutato la condizione economica delle persone. Ma, fedeli alle parole di padre Arrupe, gli operatori del Jrs hanno affiancato agli aiuti materiali di emergenza progetti per ridare fiducia alle persone, ricostruire legami, e favorire la riconciliazione fra tutte le comunità etniche e religiose.
Terrasanta 2/2026
Il sommario dei temi toccati nel numero di marzo-aprile 2026 di Terrasanta su carta. Nelle sedici pagine centrali del Dossier si alternano voci e testimonianze che riflettono sul presente e il futuro dei cristiani in Siria.
Cristiani in Siria, oggi
Le testimonianze raccolte in queste pagine, del Custode di Terra Santa e di alcuni religiosi che da anni accompagnano le persone in questi tempi difficili, raccontano l’impegno di chi non ha smesso di stare vicino alle comunità, impoverite dalla guerra e ridotte a causa delle migrazioni.
























